IL PROGETTO 

“In a mosaic world”: l’immigrazione sposa l’arte

CAGLIARI. Tutti diversi ma tutti necessari a creare bellezza. Proprio come le tessere di un mosaico, che, pur differenti l’una dall’altra, unite creano un’opera d’arte. Da questa idea prende spunto...

CAGLIARI. Tutti diversi ma tutti necessari a creare bellezza. Proprio come le tessere di un mosaico, che, pur differenti l’una dall’altra, unite creano un’opera d’arte. Da questa idea prende spunto “In a mosaic world”, un progetto prodotto dalla cooperativa Il Sicomoro, per la regia di Karim Galici, per spiegare le immigrazioni in tempi in cui di questa parola si fa uso abbondante. Da marzo a dicembre una sessantina di giovani immigrati lavoreranno insieme ai loro coetanei delle scuole cittadine in sei distinti laboratori artistici. Infine, si mescoleranno alla cittadinanza, in un grande e colorato spettacolo itinerante per le vie del quartiere Marina.

«Di immigrazione si parla in tutti i modi – spiega la presidente della cooperativa Stefania Russo–. Ora che siamo in campagna elettorale la parola è diventata il cavallo di battaglia di molti candidati. La realtà è che c’è bisogno di spiegare di che cosa stiamo parlando». Come farlo se non con l’arte, l’unica che può arrivare dritta al cuore delle persone? Karim Galici ha cominciato con novanta videointerviste ad altrettanti immigrati dell’area metropolitana di Cagliari. «Molti mi hanno emozionato con le storie che si portano dietro– dice il regista – Altri hanno dimostrato di avere dei talenti». E’ solo l’inizio: l’obiettivo è di arrivare a duecento interviste in cui a parlare siano i nostri “emigrati”: gli italiani e gli europei che, andati a vivere negli Stati Uniti, spesso lì si sentono dei diversi. Il resto saranno i laboratori. Quello di scenografia, insieme a un maestro come Marco Nateri che aiuterà i ragazzi a realizzare le scenografie dello spettacolo finale. In collaborazione con il Conservatorio di Cagliari ci sarà un laboratorio di musica: insieme al musicista Fabrizio Casti i giovani potranno conoscere le musiche tradizionali dei continenti coinvolti nelle migrazioni contemporanee (Europa, Asia, Africa, America). Ci sarà anche un laboratorio di sartoria, grazie alla collaborazione con l’istituto “Sandro Pertini”: sotto la guida ancora di Marco Nateri e di Simona Uccheddu, gli allievi daranno forma ai costumi dello spettacolo finale. Con la danzatrice Luana Maoddi si prepareranno delle semplici coreografie, mentre col laboratorio di video e nuove tecnologie si potranno preparare le parti multimediali.

Non poteva mancare il teatro in compagnia di Karim Galici. Sulla falsariga della precedente esperienza “Vita nella città”, performance dedicata alla riscoperta di Cagliari, lo spettacolo finale “In a mosaic world”, vedrà mescolarsi spettatori
e performer in una interazione in cui si perderà di vista chi è il pubblico e chi sono gli artisti. Un poncho e un ombrello colorati per tutti, a formare un mosaico umano che si diverte nel cuore della città. Per capire che il diverso non va temuto, ma è una possibilità di arricchimento.

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