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«Con i manifesti  Vota per me vi mostro i volti dei migranti»

«Con i manifesti " Vota per me" vi mostro i volti dei migranti»

Partita dalla Sardegna la provocazione del fotografo sardo adottivo ormai arrivata in tutta Italia

Compaiono nel cuore della notte. Srotolano i manifesti e li incollano su muri e pannelli bianchi. Tutta gente che lui, Gianluca Vassallo, l’ideatore di questa provocazione, nella maggior parte dei casi neanche conosce. «Una mia amica mi ha telefonato e mi ha detto che ha visto i miei manifesti anche a Roma, davanti al Circo Massimo – racconta –. Non sapevo che qualcuno volesse affiggerli anche lì. È tutto molto bello, no?». Gianluca Vassallo, classe 1974, nato a Napoli ma in Sardegna da quando era bambino, è l’ideatore di «Vota per me». In poche parole l’artista ha immortalato con la sua macchina fotografica alcuni immigrati che vivono e lavorano nell’isola, per poi stampare dei manifesti della stessa dimensione di quelli elettorali. Sotto i loro faccioni ha scritto lo slogan «Vota per me» con una breve storia di ognuno di loro. Un modo per riportare il tema dell’immigrazione sui binari della realtà e della civiltà, nel bel mezzo di una campagna elettorale che sembra aver individuato negli immigrati quei classici spauracchi da agitare per racimolare un po’ di voti in più. «Questo è un modo per controbilanciare ciò che sta accadendo. E lo abbiamo pensato prima ancora dei fatti di Macerata – racconta Vassallo –. Da una parte ci sono i manifesti di quei politici che non fanno altro che parlare di immigrazione, dall’altra ci sono i manifesti degli stessi immigrati, gente come noi e che lavora come noi». È solo l’ultima azione di un artista che nella vita ha saputo più volte trasformarsi e reinventarsi, riuscendo sempre a far parlare di sé.

In tutta Italia. La provocazione di Vassallo ha preso piede in tutta Italia. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, al progetto ha dedicato un post non proprio di stima. «E poi ci sono i soliti insulti sui social, ma fa parte del gioco. Non mi interessano – afferma Vassallo –. Per il resto, però, nessuna reazione violenta al progetto. In queste settimane sta succedendo un po’ l’impossibile. E questo perché tutti possono scaricare i manifesti dal sito, per poi stamparli e attaccarli sui muri delle proprie città. So che sono stati affissi a Treviso, nella tana del lupo, e poi due volte a Roma, a Forlì, a Dro, in provincia di Trento, e nei prossimi giorni a Milano». E naturalmente in Sardegna, come Olbia, Nuoro, Cagliari, San Teodoro e anche Villanovaforru, dove c’è un centro per migranti. Nei prossimi giorni toccherà a Sassari e Alghero. Vassallo si è preso tutte le responsabilità della provocazione. Anche quelle legali, visto che l’intera operazione avviene senza le autorizzazioni delle amministrazioni.

Cleopatra e Orlando. Non è la prima volta che Gianluca Vassallo mette in atto azioni di questo genere sui muri delle città. L’obiettivo è sempre quello di raccontare la realtà e innescare una riflessione. Qualche mese dopo il passaggio del ciclone Cleopatra, che aveva devastato Olbia, Vassallo aveva immortalato i volti degli alluvionati. Poi aveva incollato i manifesti “abusivi” sui muri per la città. L’Aspo, la società municipalizzata, aveva però strappato tutto nel giro di pochissime ore. L’allora sindaco Gianni Giovannelli, per rimediare a un danno non da lui ordinato, si era quindi dichiarato pronto a ospitare una mostra di Vassallo con i volti degli alluvionati. Ma il fotografo aveva risposto di no, perché in fondo il suo obiettivo era quello di generare una reazione. Qualsiasi tipo di reazione. Invece nel 2016, dopo la strage in un locale di Orlando frequentato soprattutto da omosessuali, Gianluca Vassallo aveva immortalato il bacio di numerose coppie gay. I manifesti erano stati affissi un po’ dappertutto. A Palmas Arborea, poco lontano da Oristano, qualcuno li aveva strappati e bruciati, con la conseguente condanna dell’amministrazione comunale.

L’era dei concerti. Gianluca Vassallo, nella sua vita, ha fatto e continua a fare un mucchio di cose. Chiamarlo fotografo è decisamente riduttivo. «A dir la verità io volevo fare la rockstar. Suonavo e ci credevo, ma senza grossi risultati – racconta Vassallo, che vive a San Teodoro –. E così poi mi sono dato all’organizzazione dei concerti. Ho lavorato con un centinaio di artisti». Per esempio a Olbia, città dove l’artista ha vissuto per diverso tempo, il lavoro di Vassallo è rimasto scritto nella storia culturale e musicale della città. Una quindicina di anni fa aveva organizzato una lunga serie di concerti di altissimo livello. Cose quasi mai viste a Olbia. Solo nell’estate del 2003, per esempio, Vassallo aveva portato Lou Reed e Patti Smith, insieme, più Franco Battiato e Carmen Consoli. E poi ancora Skin a Capodanno ed Eros Ramazzotti nell’estate del 2004. Un periodo durato troppo poco e ancora oggi rimpianto da chi è costretto a mettersi in macchina per andare a seguire un bel concerto. E poi, anche nel resto della Sardegna, aveva organizzato i live di gente del calibro di Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Elisa e Max Gazzè.

Scoperta recente. La fotografia, invece, è arrivata all’ultimo, molto tardi. «Ho iniziato circa 7 anni fa e prima di allora non avevo mai preso in mano una macchina fotografica – confessa Gianluca Vassallo, che ora organizza mostre in tutto il mondo –. Avevo cominciato a realizzare i primi lavori e la Nuova Sardegna, con molto coraggio, ospitò una mia rubrica, “Photomoleskine”. E così da tre anni e mezzo alterno il lavoro di artista con quello di fotografo, videomaker e direttore artistico per le aziende. Fondamentalmente il mio mercato è centrato sulle industrie del design industriale, della moda e del consumo generale alternato a quello delle istituzioni culturali, come Foscarini, Boffi, Depadova, Tubes, Alpi, DeCastelli, Safilo, Ichnusa, il museo Gam di Milano e moltissimi altri». Il fatto di lavorare per le aziende non ha spento la sua creatività. Anzi. «Le aziende che mi hanno dato l’opportunità di conoscere l’Asia, l’Africa, il Nord America e l’Europa tutta, mi hanno permesso una significativa emancipazione dal bisogno offrendomi la libertà piena di esprimere quello che mi pareva urgente – spiega Gianluca Vassallo, che ha anche fondato il White box studio, del quale è direttore artistico –. Il team è composto da me, Daniele Arca, Francesco Mannironi e Maddalena

Satta. Ciascuno ha una specificità operativa e culturale e siamo tutti mossi dalla stessa voglia di produrre. Il mio obiettivo a lungo termine è trasformare White box studio in un incubatore di opportunità per i talenti sardi. Qui esiste una specificità che altrove non esiste».
 

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