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Così gli studenti sardi imparano il linguaggio della programmazione

Così gli studenti sardi imparano il linguaggio della programmazione

Percorsi formativi di 30 ore con docenti di matematica ed esperti Collaborazione tra scuole e Sardegna Ricerche. Pubblicato il bando

Una nuova materia da segnare nell'orario scolastico del diario. Un nome lungo: si chiama matematicoding. Studenti in preallarme: Sardegna Ricerche sta preparando l'ingresso in aula dei nuovi prof. Ma i ragazzi saranno contenti? Forse sì, forse no. Contenti magari perché si usa la loro fedele compagna di ogni ora extra-scolastica, la tecnologia. Vedi smartphone e tablet. Un po' sospettosi perché comunque si capisce subito che di mezzo c'è la solita vecchia, amata o odiata, matematica.

Sì, perché matematicoding altro non è che un programma, destinato proprio alle autonomie scolastiche sarde, che cerca di far entrare nella testa degli alunni la matematica utilizzando gli strumenti del pensiero computazionale. Usando insomma il coding, cioè il linguaggio della programmazione di computer, telefonini, app o videogames, applicato alle scienze matematiche. La prima mossa spetta alle scuole: devono avviare progetti per l’avvio di laboratori rivolti agli studenti, con un percorso formativo di 30 ore. In caso di ammissione della proposta progettuale la scuola dovrà avvalersi, selezionandolo autonomamente, del supporto di un “esperto nell’uso educativo del coding” in tandem con il docente di matematica. L’esperto, che potrà girare tra diverse scuole, sarà contrattualizzato direttamente dall’autonomia scolastica. La svolta riguarderà le scuole secondarie di primo (le vecchie medie) e secondo grado (nel caso delle superiori solo le classi prima, seconda e terza). Tutto farà esperienza e ricerca. Perché l'esperto – dice il bando – dovrà cedere a Sardegna Ricerche o alla Regione tutti i diritti di rielaborazione, uso, modifica, riproduzione, distribuzione con ogni supporto, comunicazione ad accesso pubblico di tutti i materiali e gli elaborati progettuali del laboratorio realizzato. L'insegnante dovrà rendersi disponibile per rilasciare, oltre a tutti i materiali e gli elaborati progettuali del laboratorio realizzato, anche videointerviste relative all’esperienza didattica, al fine di aumentare la diffusione e promozione delle attività progettuali. I prof dovranno essere in possesso di laurea magistrale o vecchio ordinamento. E soprattutto aver maturato un'esperienza professionale di almeno 5 anni nel campo del coding. Richiesta anche una buona conoscenza dell’inglese. Si accettano candidature sino al 30 aprile 2018.

Il coding in Sardegna non è uno sconosciuto. Nemmeno a scuola. La Regione aveva siglato qualche anno un accordo con Codeacademy, piattaforma internazionale di riferimento per questo settore, con un progetto pilota di alfabetizzazione informatica. A presentarlo era stato in prima persona il presidente Francesco Pigliaru, grande appassionato e sostenitore della materia. Ma poi il verbo si era diffuso. Alcuni esempi ed eccellenze: una classe del plesso Rizzeddu del circolo didattico “Galileo Galilei” di Sassari ha realizzato con il coding un’animazione. Come protagonisti una principessa e il suo cavaliere.

E poi c'è il caso del primo circolo di Capoterra con il “certificato di eccellenza” rilasciato dalla Commissione europea per la
promozione e la diffusione del pensiero computazionale attraverso il coding nei bambini dai 3 ai 10 anni. Fondamentale anche la sempre più capillare diffusione del coding attraverso il progetto Iscol@ della Regione. Con il coding entrato dal 2015 con successo in una quarantina di scuole.

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