«L’Isola specchio dell’anima delle mie donne»

Così Bispuri spiega la scelta della Sardegna. Delusione alla Berlinale, ma nelle sale il film va bene

SASSARI. Alla Berlinale non ha vinto alcun premio, ma nelle sale sta andando bene “Figlia mia”, il film di Laura Bispuri girato in Sardegna. È nei cinema già da qualche giorno e all'uscita dalla sala sono tutti d’accordo almeno sue due cose. La prima che non sarà facile togliersi dalla testa i ritornello di “Questo amore non si tocca”, brano di Gianni Bella del 1981 che in “Figlia mia” ascoltano (e cantano) Alba Rohrwacher e Sara Casu. La seconda che l’interpretazione della giovanissima algherese è davvero sorprendente. Vittoria, questo il nome del suo personaggio nel film, è il perno della storia scritta dalla regista insieme con la sceneggiatrice Francesca Manieri.

Una bambina di dieci anni che vive con con l’apprensiva mamma, Tina (Valeria Golino). Un giorno incontra una donna scapestrata che scopre essere la madre naturale, Angelica (Alba Rohrwacher), che alla nascita l'ha lasciata a Tina, in cambio di un aiuto economico permanente. Vittoria si trova così in mezzo a due figure materne, diverse tra loro. Tre protagoniste femminili (ci sono nel cast anche il sardo Michele Carboni e il grande attore tedesco Udo Kier, ma in ruoli più marginali), tre personaggi che sono al centro dell'attenzione della regista come dimostra anche la predilezione per la camera a mano. Questo senza sacrificare l'ambiente in cui si muovono a semplice sfondo. Al contrario, la fusione con la realtà circostante diventa un aspetto fondamentale.

Non a caso la regista ha svolto un lungo e approfondito lavoro di ricerca per le location, sostenuta dalla Sardegna Film Commission che ha seguito il progetto dall'inizio. Per portare sullo schermo l'atmosfera dell’isola, punto di partenza indispensabile per dare autenticità alla storia raccontata. Così le immagini dello stagno di Cabras, delle montagne di Oliena, delle zone desertiche di San Vero Milis e Riola Sardo (per citare i luoghi più riconoscibili dove è stato girato), sono ben altro che semplici cartoline nelle intenzioni della regista. Vogliono rappresentare nel migliore dei modi lo spazio in cui agiscono, vivono i personaggi.

Da qui la scelta dell’isola che Laura Bispuri spiega così. «Il mio desiderio era raccontare e visualizzare una Sardegna in cui arcaico e contemporaneo si sovrappongono continuamente, convivendo. Questa persistente mescolanza tra antico e moderno, che ho effettivamente trovato nel mio viaggio e nei miei studi per questo film, mi fa pensare a una terra che sta cercando un’identità nuova e tale ricerca mi sembra possa rispecchiarsi nel percorso che fanno anche le tre protagoniste del film, soprattutto Vittoria, una ragazzina che sta scoprendo chi è e cosa vuole essere». Sulla scoperta della Sardegna, aggiunge: «È un’isola dalla bellezza commovente, profonda e solida, ma piena di sfaccettature. Un luogo in cui la dimensione lirica, fiabesca e magica convive con quella ruvida e concreta, due aspetti che hanno profondamente a che fare con il linguaggio filmico che cerco. La scelta è legata in primis all’impatto con il paesaggio, caratterizzato da una forza disarmante, estrema, che mi ricorda la forza delle madri. Una terra dunque che è essa stessa davvero una madre-terra».

Una Sardegna che può diventare sempre più madre cinematografica, di nuovi film. Durante l’anno usciranno anche altri lungometraggi importanti girati nel 2017 nell'isola e tutti possibili candidati ai prossimi grandi festival internazionali, a cominciare da Cannes. “Loro” diretto da Paolo Sorrentino che ha diretto una
parte delle riprese in Costa Smeralda, “Domino” di Brian De Palma con delle scene realizzate a Cagliari, “Fiore gemello” di Laura Lucchetti girato in varie zone del sud Sardegna, “Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius ambientato principalmente a Sassari.

(fabio canessa)

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