E San Giovanni Suergiu rilancia la “sua” cipolla

E' tonda, rosa e bianca, dolce, profumata, croccante e si coltiva da oltre un secolo. La cipolla di San Giovanni Suergiu, piccolo centro del Sulcis, è in attesa di ottenere il marchio del Pat,...

E' tonda, rosa e bianca, dolce, profumata, croccante e si coltiva da oltre un secolo. La cipolla di San Giovanni Suergiu, piccolo centro del Sulcis, è in attesa di ottenere il marchio del Pat, prodotto agroalimentare tradizionale, predisposto dal Ministero delle politiche agricole con la collaborazione delle regioni. La tradizione centenaria che vede coltivare nelle campagne “sa cipudda”, e cuocerla poi dentro il forno a legna dopo aver cotto il pane, oggi viene valorizzata come prodotto di nicchia, con un progetto che la sindaca di San Giovanni, Elvira Usai, quasi un anno fa ha proposto ad alcuni giovani agricoltori del paese con l'obiettivo non solo di valorizzare i prodotti tipici della tradizione, ma anche dare impulso all'imprenditoria agricola locale. Al momento sono cinque gli agricoltori impegnati nella coltivazione; ognuno di loro ha piantato circa quindici mila piantine. La superficie coltivabile è destinata ad aumentare tenendo presente che ci sono anche diversi hobbisti dediti alla produzione della cipolla che si pianta in autunno inoltrato e si raccoglie tra maggio e giugno. Si usa fresca e secca e vengono utilizzate persino le sue foglie. Il progetto ha coinvolto anche l'antropologa Alessandra Guigoni che ha seguito l'iter per la regione Sardegna e il ministero. Secondo il racconto di alcuni centenari del paese per la festa patronale, il 24 giugno,
a San Giovanni venivano esposte tutte le cipolle e la gente arrivava da tutto il Sulcis per acquistarle. Oggi quel prodotto che caratterizzava la cucina povera di un tempo diventa un elemento identitario del luogo, impegna i giovani e incrementa l'attività agricola. (tamara peddis)

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