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Le domande esistenziali dell’Anfitrione

Le domande esistenziali dell’Anfitrione

Stasera a Cagliari lo spettacolo scritto da Plauto duemila anni fa, ma ancora attuale

CAGLIARI. Oggi alle 21, al Teatro delle Saline (a Cagliari, in piazzetta Billy Sechi), per la regia di Teresa Ludovico va in scena “Anfitrione”. Lo spettacolo è portato in scena dai Teatri di Bari ed è in cartellone per la Stagione del teatro contemporaneo. Domande eterne: chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più, e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono!

Queste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’Anfitrione (scritto da Plauto più di 2000 anni fa), sia molti di noi oggi. Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto dell’identità, la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dei padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione, lontano da casa, per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore, lunga come tre notti, racconta ad Alcmena, come se li avesse vissuti personalmente, episodi del viaggio di Anfitrione.

Durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. “Aprite gli occhi spettatori, ne vale la pena: Giove e Mercurio fanno la commedia, qui” (Plauto). «Da quel momento – dice la regista Teresa Ludovico – nelle rappresentazioni teatrali il comico e il tremendo avrebbero convissuto e avrebbero specchiato le nostre vite mortali ed imperfette. Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io».

L’Anfitrione è portato in scena da Michele Cipriani, Irene Grasso,
Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola, Giovanni Serratore. Musiche dal vivo Michele Jamil Marzella. Spazio scenico e luci Vincent Longuemare. Costumi Cristina Bari. Cura del movimento Elisabetta Di Terlizzi. Assistente alla drammaturgia Loreta Guario.



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