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Tra Joe e Sarah l’amicizia casuale che cura le ferite

Tra Joe e Sarah l’amicizia casuale che cura le ferite

La tournée in Sardegna della pièce “Separazione” Uno scrittore e un’attrice: storia di destini incrociati

Storia di un’amicizia con “Separazione” del drammaturgo britannico Tom Kempinski – in tournée nell’isola sotto le insegne del Cedac nella mise en scène di Ludus in Fabula con Marina Thovez (che firma anche traduzione e regia) e l’attore e comico Mario Zucca nei ruoli dei protagonisti: rispettivamente un’attrice londinese e un commediografo newyorkese i cui destini casualmente s'incrociano per ragioni professionali ma che finiranno con il conoscersi e con l'influenzarsi reciprocamente. La pièce, che con un intrigante gioco metateatrale svela la vita dietro le quinte mettendo sotto i riflettori due artisti con le loro fragilità e i loro talenti, le insicurezze e la ricerca dell'ispirazione ma anche la determinazione e il coraggio indispensabili per affrontare le sfide quotidiane, arriva oggi alle 21 al Teatro Comunale di San Gavino.

“Separazione” racconta l’alienazione contemporanea attraverso la figura di un autore, Joe, colpito dalla sindrome della pagina bianca, depresso e solo, prigioniero in casa perché vittima dell’agorafobia, tanto che le quattro mura che rappresentano il suo rifugio dalla crudeltà del mondo e dalle inevitabili delusioni finiscono con il diventare una sorta di carcere in attesa dell’idea che gli permetterà di ricominciare a scrivere. In questa dimensione claustrofobica irrompe lo squillo del telefono e dall’altra parte del filo – ma anche dall'altra parte dell'oceano, a New York – c’è Sarah, un’attrice costretta sulla sedia a rotelle a causa di una malattia neurologica ma attiva e vivace e decisissima a portare avanti nonostante tutto la sua carriera.

La voce dell’artista interessata a mettere in scena una sua commedia spezza il silenzio e porta nell’esistenza di Joe una nuova energia e ventata di freschezza e allegria, tanto che egli cerca di aggrapparsi a quel tenue legame con la realtà, di far proseguire quella conversazione: pur con temperamenti diversissimi e due visioni del mondo completamente differenti, se non opposte i due trovano un punto di contatto attraverso il teatro. Tra discussioni anche accese e incomprensioni, nell’arco di una serie di telefonate i due finiranno con il mettersi a nudo e svelare una parte di sé, in una sorta di progressivo “avvicinamento” in cui via via verranno a cadere tutte quelle barriere che ciascuno inconsciamente erige intorno a sé per proteggersi dal dolore.

La ferita dell’abbandono – da parte della famiglia e della moglie – ha lasciato una traccia profonda e forse indelebile nella psiche dello scrittore ma anche l’attrice reca con sé la sua parte di sofferenza, di fallimenti e disillusioni senza per questo essere disposta ad arrendersi o lasciarsi vincere dalle circostanze avverse. Creature speculari – e in un certo senso complementari – Joe e Sarah trovano l’uno nell’altra ascolto e conforto e forse una possibile amicizia: come navi che si sfiorano nella nebbia, due sconosciuti possono confessarsi verità celate perfino a se stessi, affrontare i propri drammi e i propri fantasmi.

“Separazione” mette a confronto due scelte esistenziali: la solitudine volontaria del commediografo che ha creato intorno a sé una corazza, riconoscibile perfino nell’obesità che maschera e mistifica il suo corpo, nascondendolo e rendendolo invisibile, e la volontà immergersi pienamente nella propria attività, il gustare ogni trionfo, lasciarsi attraversare dalle emozioni di un’attrice che riesce a trasformare un impedimento fisico in punto di forza, con la sua contagiosa gioia di vivere. La pièce mette in risalto tutte le contraddizioni, gli aspetti grotteschi e gli spunti comici della situazione, e il contrasto tra la luminosità del
carattere di Sarah e la disposizione malinconica di Joe emerge anche nella scenografia – firmata da Eugenio Guglielminetti – che mostra l’interno di una casa londinese dove lo scrittore vive la sua condizione di malessere e l’abitazione di Sarah, da cui si intravede un’animata New York.

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