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Il criminale venuto dal freddo narra le sue strane favole

Il criminale venuto dal freddo narra le sue strane favole

Nicolai Lilin pubblica con Einaudi una raccolta di ventiquattro storie tra fiaba e leggenda ll libro è arricchito dai disegni dello stesso autore, tra lupi, alci e una Madonna siberiana

In “Minimi esempi in vista di un concetto”, capitolo iniziale del postumo “Il soprannaturale letterario” da poco pubblicato da Einaudi, Francesco Orlando pone una differenza essenziale tra fiabesco e soprannaturale (o fantastico, per usare il termine in voga in passato), e lo fa ricorrendo a una citazione di Roger Callois, che sull’argomento aveva anticipato anche gli studi, noti, di Tzvetan Todorov: «Il fiabesco è un universo meraviglioso che si affianca al mondo reale senza sconvolgerlo e senza distruggerne la coerenza. Il fantastico invece rivela uno scandalo, una lacerazione, un’irruzione insolita, quasi insopportabile nel mondo reale».

Un’ulteriore distinzione, quella tra fiaba e favola, ambiti e termini spesso erroneamente sovrapposti, la ricaviamo dalla “Garzantina” dedicata alla Letteratura: la fiaba è «un racconto fantastico d’origine popolare pervenuto mediante una tradizione orale», senza fine pedagogico e in cui agiscono «esseri soprannaturali come streghe, orchi, fate, gnomi»; la favola ha per protagonisti «animali (o, talvolta, esseri inanimati) che simboleggiano vizi e virtù umani», si tramanda «mediante una tradizione scritta» e, di solito «nella chiusa», contiene una morale.

Da un libro intitolato “Favole fuorilegge”, come quello di Nicolai Lilin (Einaudi, 144 pagine, 13 euro), dovremmo quindi attenderci una riproposizione di storie arrivateci per iscritto, bestie antropomorfe, cioè che parlano e si comportano come noi, e insegnamenti su princìpi e rettitudine perlopiù posti in conclusione.

E invece succede che nelle 24 prose brevi o brevissime della raccolta, tutte inedite tranne “La dignità dei lupi” già apparsa in “Educazione siberiana”, si trovi un po’ di tutto: favola (“La volpe e gli alci”), fantastico (“La Madonna siberiana”), perfino leggenda (“La ragazza del cielo”), ma soprattutto fiaba, dato che i brani contenuti in questo volume Lilin rivela di averli appresi dal proprio nonno per via orale.

Solo una noiosa questione di generi e classificazioni? Forse sì. O forse no: perché è da chi lavora con le parole che il lettore dovrebbe aspettarsi almeno una certa attenzione, appunto, alle parole, e invece in questo caso, tra seconda e quarta di copertina, l’editore parla senza criterio di fiabe, favole e, per non far mancare niente, persino di mito; né del resto sembra che Lilin, di dichiarazione in dichiarazione, mantenga un qualche rigore in merito.

La vera questione, però, è un’altra, e riguarda molto più il personaggio-Lilin che non le sue opere narrative. Va infatti riconosciuto al russo di aver saputo creare un universo unico, non importa qui quanto basato su realtà storiche e sociali verificabili e quanto sulla sua libera fantasia, che ha fatto breccia in maniera clamorosa nell’immaginario nazionale e, in misura minore, internazionale. Tra stirpi di “criminali onesti” simil Robin Hood, Transnistria, tatuaggi, guerre a cui sarebbe stato costretto a partecipare come cecchino, paesaggi selvaggi, carcere minorile a 12 anni e così via, ce n’è abbastanza per affabulare quasi chiunque (specie chi è ben predisposto a farsi affabulare: l’esotismo, a quanto pare, continua a far presa sul pubblico), trovare lavoro come presentatore tv, fare l’opinionista e rispondere a domande su qualsiasi argomento («Conosci un gruppo italiano che si chiamava CCCP – Fedeli alla Linea?», gli hanno curiosamente chiesto di recente).

In fondo, “Favole fuorilegge”, corredato com’è dai disegni dall’autore che un giorno potrebbero
diventare segni indelebili sulla pelle di un cliente nel suo studio milanese, non è altro che un granello aggiuntivo di questo universo. Il prossimo, il romanzo “Il marchio ribelle”, è intanto già ai nastri di partenza, pronto a dare nuova linfa all’epica del criminale venuto dal freddo.

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