«In un film girato a Sassari vizi e virtù della mia città»

Il regista Bonifacio Angius a Terre di confine col suo “Ovunque proteggimi”. Il sogno adesso è riuscire a partecipare a uno dei grandi festival internazionali

SOLARUSSA. E adesso la palla passa ai selezionatori dei grandi festival. Perché a uno di quelli, non c'è bisogno di nominarli, punta Bonifacio Angius con il suo nuovo film “Ovunque proteggimi”. Passaggio in una grande vetrina internazionale che diventa fondamentale per lanciare poi nelle sale il lungometraggio di una produzione comunque piccola e senza attori noti, oltre che rappresentare una naturale ambizione per un autore quella di partecipare a uno dei concorsi dove si è fatta e si fa la storia del cinema. Il film è pronto, mancano giusto gli ultimissimi controlli per il dettaglio sul sonoro e la fase di post produzione potrà dirsi conclusa.

Senza giustamente svelare troppo, il regista sassarese ha parlato del suo lavoro a Solarussa, ospite della rassegna “Terre di confine” organizzata dall'associazione Su Disterru. Un racconto che da una parte si inserisce in un percorso cinematografico già tracciato con “Perfidia”, i l suo precedente lungometraggio, «Nei miei film c'è sempre qualcosa di me e di quello che mi circonda», ma dall'altro presenta grandi differenze: «Il personaggio principale è completamente diverso – spiega Angius – rispetto ad Angelino di “Perfidia” che era passivo, almeno fino all'atto finale, e più ambiguo. Questo di “Ovunque proteggimi” invece è molto impulsivo, un uomo di cuore, il suo fine lo capisci subito». Interpretato da Alessandro Gazale, il protagonista è un cinquantenne musicista folk sassarese che vive ancora con la madre. Ha grossi problemi con l'emotività, con l'affettività e perde facilmente il controllo. Un giorno finisce in una struttura psichiatrica e qui incontra una donna, che ha il volto di Francesca Niedda, della quale si innamora. «Il personaggio femminile in questo caso è più importante – aggiunge il regista – perché in "Perfidia" rappresentava semplicemente il sogno di Angelino per cercare di migliorare la sua vita così vuota. Mentre qui è una persona, con dei problemi, dei tormenti. Anche se il film è comunque girato dal punto di vista del protagonista maschile».

Così Bonifacio Angius riassume la trama del film, che dal punto di vista produttivo porta il marchio della Ascent (con il contributo del Mibact e il sostegno della Sardegna Film Commission), tutto girato nell'isola: «Al porto di Porto Torres, a Ploaghe nella piazza principale, alla basilica di Saccargia, al Poetto e ovviamente a Sassari in diverse zone della città». Compresa Predda Niedda, la location preferita del regista sassarese. Anche per questo film: «Un lavoro nato da diverse suggestioni anche cinematografiche – sottolinea Angius – di cui alcune in apparenza non c'entrano niente. Ho preso ispirazione dal cinema americano anni Settanta, con suoi personaggi solitari, un po' contro le regole, ma io ci trovo qualcosa anche di Miyazaki e Kitano. È costruito con uno stile che sembra minimale, ma in realtà è gonfio di emozioni. Ci sono tanti sentimenti dentro, esplosioni di emotività sottolineati dalla musica. Nei film d'autore oggi non c'è mai musica, c'è la ricerca di un minimalismo fine a se stesso, una moda. Per me in certi momenti la musica è necessaria, deve prendere il sopravvento e fare da contrappunto
in maniera forte».

Oggi a Solarussa a “Terre di confine”, sempre a Casa Sanna, di mattina una tavola rotonda sull'alta formazione cinematografica in Sardegna e dal pomeriggio proiezioni e incontri. Tra gli ospiti Enrico Pau, Salvatore Mereu, Ignazio Figus. (f.c.)

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