«Un film di donne e magia per svelare la mia Sardegna»

L’attrice e producer sassarese parla della pellicola “No potho reposare”  

SASSARI. La sardità è una roba che si appiccica alla lingua come catrame. Per scrostare certe doppie bisogna lavorare di scalpello. Paola Sini, 34 anni, sassarese, ha impiegato una vita a levigare la dizione. «Sai a quante poltrone ho dato la mia voce? Lo speak off delle pubblicità Remail, Doccia Regina, gli spot per la guida sicura. Questo è stato il mio mestiere». Ma la sardità, anche se dai 18 anni ti lasci l’isola alle spalle, segui le ambizioni, vivi prima a Bologna e poi a Roma, studi teatro, parli da conduttrice tv, viaggi, collezioni successi ma anche delusioni. Ecco la sardità continua a incubare nelle viscere e prima o poi riemerge virulenta. A Paola Sini è capitato nel momento esatto in cui ha deciso cosa fare da grande: sognare in cinemascope da una parte, e allo stesso tempo guardare alle origini.

Il film che ha tra le mani si intitola “No Potho reposare”. «È come un figlio di due anni e mezzo, che ho visto nascere, crescere e che ora sto accompagnando per mano, come produttrice». C’è tutta lei in quest’opera, assieme a un budget di due milioni di euro. L’anima sofisticata e ribelle, il linguaggio complesso, la rabbia, la voglia di arrivare, una gavetta lunga e sofferta, l’orgoglio e la testardaggine sarda, la bellezza. Le riprese cominceranno a settembre. «In questi anni ho potuto studiare il mondo delle produzioni audiovisive da ogni suo lato. Ho fatto qualunque mestiere, dall’attrice, alla presentatrice, alla voce fuori campo, ho scritto e prodotto format, ho confezionato progetti cinematografici per selezioni e bandi. La mia esperienza mi consente di seguire passo passo la genesi di un film. Ho imparato che la sua riuscita non è solo questione di arte e talento: c’è sempre il mercato, che segue formule e numeri. Il film non dico che sia matematica, ma ci si avvicina molto». E il teorema Paola Sini, che si potrebbe definire dei cerchi concentrici allargati, ha uno sviluppo scientifico: c’è la trama, ci sono gli attori, ci sono gli effetti speciali. Ma poi l’intreccio si compone di dettagli che sembrano casuali, ma così non è. Sono delle chiavi disseminate nel racconto ad aprire porte nel mercato. È la matematica, che trasforma l’arte in business. Ed ecco i risultati: No potho reposare si è aggiudicato il primo posto al bando selettivo Ras, ha il patrocinio di Camera di Commercio, Confindustria, Confcommercio, Coldiretti, Confartigianato, Confesercenti, dalla Presidenza del Consiglio Regionale, dalla Fondazione Sardegna e dal contributo del Comune di Sassari e dal GAL Sarcidano-Barbagia di Seulo. Ha ottenuto l’interesse culturale dal Ministero (MIBACT) ed è tuttora in concorso per i Criteri Selettivi. La futura distribuzione sembra avere un respiro internazionale: Bollywood Hollywood per il territorio indiano, Corinth Films per quello americano. E poi ha già partecipato ai mercati del Festival di Berlino, di Cannes, di Bologna, di Riccione, di Tolosa, di Roma e di Torino, è rientrato nel programma europeo Eye on films, per la promozione festivaliera internazionale su 50 paesi nel mondo.

«Questo perché nel film ci sono tanti ingredienti che possono generare empatia e appeal per una Sardegna nel mondo. C’è l’entroterra sconosciuto, c’è la tradizione, c’è l’etnia, la musica, si parla di una storia di emancipazione femminile, di abusi sessuali, c’è la superstizione, la potenza terapeutica dell’acqua, la magia. La protagonista, che interpreterò io stessa, si chiama Fidela. È l’ultima di sette sorelle, settimina, nata a mezzanotte del giorno di Natale, destinata a diventare una strega. L’ambientazione è una Sardegna degli anni ’30 e ’60, ed il cast di attori è di altissimo livello». Tra gli italiani Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Valentina Lodovini, Marco Palvetti (Il boss Salvatore Conte in Gomorra) e tra gli stranieri Hal Yamanouchi, Christopher Lambert e Syama Rayner. «Anche gli interpreti sono una rampa di lancio per una distribuzione internazionale». Il set e le vicende dei personaggi si distendono da nord a sud per tutta la Sardegna: Capo d’Orso, Palau, la Valle della Luna, Aggius, Paulilatino (Pozzo di Santa Cristina), Torralba (Nuraghe di Santu Antine), Villa Sant’Antonio (Domus de Janas e Menhir), Sassari, Mandas, San Sebastiano Isili, Isili, Gergei, San Simone Escolca, Nuragus, Sadali (grotte e paese), Sa Stiddiosa, Su Stampu e su Turunnu, Seulo, Piscinas e Cagliari.

«C’è anche molta tecnologia in questa produzione: il Dolby Atmos è una tecnica innovativa di tridimensione del suono: ogni singolo rumore o riverbero viene diffuso in sala in triangoli acustici, la fruizione sonora ti avvolge e ti apre la pelle. Durante la proiezione verranno nebulizzate in sala delle essenze che riproducono gli odori e i profumi dei luoghi, della vegetazione. Sei dentro la scena anche da un punto di vista chimico. E ancora le riprese saranno in 4k, con ottiche hawk a cinemascope per dare un’assoluta bellezza alle immagini dei nostri luoghi incantati. E i festival cinematografici saranno una
potenziale vetrina per i prodotti enogastronomici dell’isola. Ci saranno stand con degustazioni, il film si presta a una promozione straordinaria dell’identità sarda in tutte le forme. Una sequenza, si sofferma sulla produzione del pecorino». Niente è lasciato al caso. È matematica pura.

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