il caso 

Molestie, il Metropolitan ha licenziato James Levine

NEW YORK. Il Metropolitan caccia il cattivo Maestro. «Abusi sessuali e molestie ripetute per anni nei confronti di giovani artisti di sesso maschile, vulnerabili e alle prime armi», scrive il teatro...

NEW YORK. Il Metropolitan caccia il cattivo Maestro. «Abusi sessuali e molestie ripetute per anni nei confronti di giovani artisti di sesso maschile, vulnerabili e alle prime armi», scrive il teatro più famoso d’oltreoceano per giustificare l’allontanamento del più famoso direttore d’orchestra americano dai tempi di Leonard Bernstein.

E James Levine, 2.500 rappresentazioni a New York e altrettanti successi in tutti i teatri del mondo, nel corso degli ultimi quarant’anni, ha dovuto abbandonare il palcoscenico. Nega ogni responsabilità, giurando che «chiunque abbia conoscenza di me e del mio carattere sa che mai e poi mai userei violenza ad alcuno», ma le accuse nei suoi confronti sono emerse nel corso di un’inchiesta definita attendibile dalla dirigenza del prestigioso Met.


Settanta testimoni ascoltati nel corso del tempo, quattro dei quali pronti a puntare il dito contro colui che fino a ieri era un vero e proprio monumento vivente all’arte della musica, ed oggi è un altro uomo di spettacolo travolto dallo tsunami provocato dal movimento #Metoo.

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