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Quel giorno che rapirono Aldo Moro

In “Un atomo di verità” Damilano ripercorre il dramma nella memoria personale e collettiva

Era una mattina di marzo, di freddo che sta per finire, con la sensazione dolce di un inizio di primavera. Un giorno iniziato come tutti gli altri per un bimbo delle elementari, che solo al ritorno da scuola avrebbe capito, dalla voce del Giornale Radio sul pulmino che lo riportava a casa, perché i suoi compagni erano stati presi in anticipo dai genitori quella mattina. «Fu la giornata in cui diventammo grandi», sottolinea Marco Damilano nel suo libro appena uscito per Feltrinelli, “Un atomo di verità” (270 pagine, 18 euro), ricordando le ore drammatiche in cui Aldo Moro fu rapito in via Fani e i cinque agenti della scorta furono uccisi. Uno spartiacque per la nostra democrazia che il direttore de L'Espresso analizza con tutte le sue conseguenze: politiche, sociali, anche personali.

“Un atomo di verità - Aldo Moro e la fine della politica in Italia” è un saggio di storia politica, ma anche un racconto in prima persona, un viaggio nella memoria personale e collettiva di quegli anni. Quella mattina del 16 marzo del 1978 non solo determinò la fine della Repubblica dei partiti, ma rappresentò sopratutto un dramma nazionale. Quel giorno e i successivi cinquantacinque della prigionia, fino all'assassinio, segnarono profondamente intere generazioni, generando sgomento, tensione, anche disillusione nei confronti di un Paese – per usare le parole dello stesso presidente Dc – «dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili».

Damilano getta luce sul momento in cui la drastica interruzione di una stagione politica si incontra con le vicende personali di una generazione. Dopo via Fani, secondo l'autore, comincia la lunga fine della Prima Repubblica: attraverso la dissoluzione della Dc, la morte di Berlinguer, la caduta del Muro, Tangentopoli, fino all'ultima stagione, inaugurata dalla sua metafora televisiva: il Grande Fratello. Sono gli anni di Berlusconi, Grillo e Renzi, protagonisti di una politica che da orizzonte di senso e di speranza si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Damilano, con l'aiuto delle carte personali di Moro, in gran parte conservate nell'archivio privato di Sergio Flamigni e non dallo stato, e rimaste inedite, torna a quell'istante buio, per capire le conseguenze di quel dramma e trovare elementi di speranza.