Il bilancio di un festival che cresce bene

In tutto, contando anche le due anteprime a Oristano e Cagliari, dieci giornate di festival. Con luoghi centrali Solarussa e Asuni, che hanno ospitato la rassegna per due lunghi fine settimana, e una...

In tutto, contando anche le due anteprime a Oristano e Cagliari, dieci giornate di festival. Con luoghi centrali Solarussa e Asuni, che hanno ospitato la rassegna per due lunghi fine settimana, e una tappa anche a Sassari. L’undicesima edizione di “Terre di confine” va in archivio dopo quasi cinquanta proiezioni, tra corti e lungometraggi, mostre (come quella fotografica, “L’isola che c’è”, di Francesco Piras al Museo dell’emigrazione di Asuni) e tanti incontri. Con ospiti anche stranieri, in particolare i registi Carlos Tribiño e Felipe Aljure arrivati dalla Colombia. Sulla cinematografia del paese sudamericano si è concentrato quest’anno il festival, senza dimenticare ovviamente la produzione della Sardegna messa a confronto con quella colombiana. Un interessante parallelo anche per le due leggi cinema, quella colombiana del 2003 e quella regionale del 2006, che hanno dato un grande impulso alla produzione in Colombia così come in Sardegna. Molto soddisfatto della rassegna cinematografica anche il regista Marco Antonio Pani, al debutto come direttore artistico della manifestazione: «Siamo molto contenti di come è andata – dice subito –. Abbiamo scommesso su un programma folto, per dare maggiore spazio possibile alle opere e tante opportunità al pubblico. È andata
bene, la nostra proposta è stata premiata dagli spettatori a dimostrazione del valore di un festival come “Terre di confine” che ha una sua precisa identità. Non cerca il glamour, ma vuole mostrare film poco conosciuti e avvicinare con il cinema l’isola ad altre culture». (f.c.)


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