Saggi e sceneggiature dove la vita quotidiana si trasforma in un ring

Venerdì in edicola “Pesi leggeri” di Aldo Tanchis. Con il giornale l’ottavo volume di Scrittori di Sardegna

La scrittura saggistica degli anni Ottanta; quella destinata a diventar altro, cioè immagini, delle sceneggiature cinematografiche del decennio successivo; quella narrativa dei tre titoli di inizio millennio; infine, quella più recente svolta in versi poetici: si ha gioco facile a osservare come, nelle mani di Aldo Tanchis, la parola abbia assunto nel tempo le forme più diverse, assecondandone via via ispirazioni e necessità comunicative.

GLI INIZI. L’esordio dell’autore di Lei è datato 1981, quando per Laterza esce “L’arte anomala di Bruno Munari”. Su La Stampa se ne sottolinea la capacità di offrire una valida chiave interpretativa alla produzione «rigorosa e piena di fantasia» di un «pittore, designer, insegnante, scrittore al centro del panorama artistico italiano da cinquanta anni». Un lustro dopo Tanchis dedica a Munari un secondo libro, pubblicato in contemporanea in Italia, Stati Uniti, Inghilterra e Francia; ci vorranno diciassette anni prima del suo ritorno alla saggistica, e l’occasione verrà dalla stesura dei testi che corredano “Lo sguardo inquieto” (Delfino Editore), volume progettato e impaginato da Gavino Sanna. Si tratta del «primo saggio storico sui grandi maestri della caricatura» mai apparso nel nostro Paese: «leggendolo (e guardandolo: ci sono centinaia di illustrazioni di opere bellissime ben riprodotte) si avverte il piacere di un accumulo di informazioni, storie e immagini intorno a un soggetto popolarissimo e insieme emarginato dalla riflessione culturale» (così su La Repubblica). Dal 1997 il sodalizio con il regista Enrico Pau comincia a concretizzarsi su pellicola. Il primo esito è “La volpe e l’ape”, cortometraggio «liberamente ispirato alla vita di Franco Becini, trasportatore di macerie, esperto di serrande metalliche e cantante di strada», cosceneggiato da Pau e Tanchis con Antonella Iaccarino. Arriva poi “Storie di pugili”, il documentario del 1999 in cui Pau e Tanchis raccontano sette grandi boxeur sardi fuori e dentro il ring, che apre la via al lungometraggio di finzione “Pesi leggeri” del 2001. Caratteri, vicende e ambientazione del film non abbandonano Tanchis una volta conclusa la sceneggiatura (scritta sempre con Pau e con la collaborazione di Maria Grazia Perria), ma continuano piuttosto la loro esistenza nella mente dell’autore: eccoli allora riproposti in un romanzo omonimo edito da Il Maestrale in quello stesso 2001. Sarà proprio “Pesi leggeri”, che riceve una calorosa accoglienza dalla critica, ad affiancare venerdì La Nuovaper l’ottavo appuntamentodi “Scrittori di Sardegna”.

NUOVI SCENARI. In “L’anno senza estate” del 2005, Tanchis cambia scenario e taglio rispetto al debutto. Non più la città e le disgraziate periferie tanto importanti fin lì nelle sue pagine, ma la quotidianità del paese, il moto perpetuo del villaggio turistico (pur se alle prese con una stagione sfortunata per colpa di un vulcano capriccioso) e le profondità del mare da indagare con le immersioni. Attraverso la sua diretta voce il personaggio principale Alfredo Macis, tipo «melanconico e disilluso, preda del dubbio e del rimorso», conduce il lettore lungo un percorso interiore alla ricerca del riscatto da un passato prima solo sgangherato, e poi perfino drammatico. Alessandro Bertante recensisce il romanzo su La Repubblica trovandolo, con la sua «spiccata vena intimista» che gli fa raggiungere «toni quasi espressionisti», come «sospeso in una pensosa atmosfera di attesa». Anche «Una luce passeggera» (2008, ancora per Il Maestrale) si muove su piani temporali differenti – il passato in Etiopia, il presente del racconto nell’isola. Questa terza prova prende le mosse dalle biografie dei genitori di Tanchis, il quale però, rispondendo a Serena Cirina che lo intervista per il sito Editoriasarda.it, precisa: «Un romanziere serio inventa sempre la verità, e più essa è inventata più è vera. Lo fa attraverso i dettagli e con la costruzione di una struttura che tiene in piedi l’edificio della narrazione. I protagonisti, dunque, portano il nome dei miei genitori ma sono figli miei. Naturalmente il fascino di storie avventurose e drammatiche come quelle ascoltate da bambini, nei dopocena senza tv, ha alimentato la mia fantasia e ha fatto nascere domande. Il loro carattere eccezionale, rispetto alla pacifica vita che abbiamo trascorso per decenni in occidente, mi ha spinto a scriverne».

LE POESIE. Con “La vita tiepida” del 2015 (Delfino), si registra l’approdo alla poesia. In queste liriche entra non solo la natia Sardegna, ma anche la metropoli in cui Tanchis vive e lavora come copywriter da tempo, Milano («è meno frenetica di quel che appare. Puoi comodamente scrivere mentre fuori cade una pioggerellina sonnolenta e la voce bassa di Cassandra Wilson ti sussurra pigramente nelle orecchie»); chi le legge, percependovi quel senso di tepore che consente la contemplazione della memoria di luoghi e persone, si
sposta, evidenzia Antonella Anedda nella prefazione, «come succede nei viaggi, in compagnia di visioni terrene, umane, condivisibili, che non hanno nulla di mistico o di soprannaturale ma nascono da quella leggera intensificazione dello sguardo e del pensiero che le trasforma in arte».

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