A Sadali i resti del progenitore dei cervi sardi

Animali arrivati nel Pleistocene, una nuova specie di grandi dimensioni estinta settemila anni fa per effetto della caccia

CAGLIARI. Dallo studio della paleontologia sarda, la presenza di cervi endemici era nota, con due specie classificate dal mondo scientifico. Recentemente, è stata fatta una scoperta assai importante che, oltre a svelare il cervo più antico che abbia mai calcato la terra sarda, potrebbe annunciare l’individuazione di una terza specie.

La notizia, è stata pubblicata sulla rivista Quaternary Research, a cura della geologa Rita Melis (Dipartimento di Chimica e Scienze Geologiche dell’Università di Cagliari), la paleontologa Maria Rita Palombo (Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma), lo studioso canadese Bassam Ghaleb (Uqam, Università di Montreal) e il geologo Serafino Meloni. E’ stato quest’ultimo a ritrovare inaspettatamente i resti del cervo, in fondo ad una grotta dell’altopiano calcareo di Sadali, a circa 800 metri sul livello del mare in località “Su Fossu de Cannas”. Una cavità la cui apertura non lascerebbe presagire la particolare forma interna, che si conclude con un tunnel dall’altezza limitata. Nelle concrezioni calcaree del soffitto, sono stati trovati inglobati parti dello scheletro del grande cervide, tra cui si riconoscono la mandibola ed un osso metatarsale, incrostato in uno strato di calcite.

«Col parere positivo della Soprintendenza di Sassari e Nuoro – ha detto la geologa Rita Melis – abbiamo avviato le indagini in una grotta molto complessa, sviluppatasi circa 5 milioni di anni fa, in cui si sono succedute fasi di erosione e sedimentazione legate ai cambiamenti climatici, che hanno generato colate stalagmitiche coprenti resti e sedimenti. I resti fossili di cervide, sono stati trascinati all’interno da un flusso d’acqua e poi ricoperti da una colata stalagmitica di età superiore ai 450 mila anni. È probabile che il cervo sia arrivato tra 800 e 900 mila anni fa, durante una fase fredda del Pleistocene». Si tratta di un “megacerino” del genere Praemegaceros, endemico della Sardegna ed appartenente ad una tribù di cervi preistorici caratterizzati da grandi dimensioni e palchi di corna particolarmente sviluppati.

«Durante il Pleistocene e agli inizi dell’Olocene – ha detto la paleontologa Palombo – specie endemiche di cervidi discendenti da diversi antenati continentali, erano una componente comune di varie faune insulari in tutto il mondo, dal Giappone alle Filippine, dalle isole di Jersey a quelle del Mediterraneo. Tra i cervidi pleistocenici endemici presenti nelle isole del Mediterraneo, gli unici appartenenti inequivocabilmente alla tribù dei megacerini, che mostrano un’evoluzione anagenetica (evoluzione cioè che implica un cambiamento nella frequenza genetica) che si manifesta anche con progressiva diminuzione di taglia, sono quelli del massiccio sardo-corso ed in particolare della Sardegna, dove sono presenti anche le forme più antiche, come quella trovata nella grotta di Sadali».

L’argomento, è tra quelli che attira l’attenzione degli studiosi, anche per i numerosi ritrovamenti in grotta (fra i depositi più ricchi, la Grotta della Medusa e la Grotta dei Cervi ad Alghero, la Grotta di Corbeddu ad Oliena) e gli sviluppi evolutivi emersi nel corso delle ricerche. «Oltre alla scoperta del cervo di Sadali – ha detto il paleontologo Daniel Zoboli dell’Università di Cagliari – in Sardegna sono note due specie di cervo appartenenti al genere Praemegaceros, strettamente legate dal punto di vista evolutivo, dal momento che dalla più grande ed antica (P. sardus) si è sviluppata quella più piccola (P. cazioti). La prima, è stata individuata presso Fluminimaggiore (Cava Santa Lucia) e nelle brecce ossifere di Capo Figari (Golfo Aranci). La seconda, è invece molto più diffusa e i suoi resti sono stati ritrovati in molti depositi di grotta. Sono state rinvenute anche molte impronte e piste seguite dai cervi in passato. Considerando le dimensioni, P. cazioti è circa 25-40% più piccolo del suo antenato P. sardus, e raggiungeva poco meno di un metro di altezza al garrese». Per il cervo di Sadali, secondo i ricercatori, si può ipotizzare un’altezza superiore al metro e mezzo (l’antenato continentale del filone endemico sardo, si stima avesse un’altezza di un metro e 80 ), in attesa di ulteriori sviluppi dall’analisi dei resti del cervide della grotta di Sadali.

Come per i mammut, anche i megacerini del Pleistocene probabilmente raggiunsero il blocco sardo-corso a nuoto (considerando i bassi livelli
marini e la relativa vicinanza fra le terre emerse) e subirono una riduzione fisica progressiva dovuta all’insularità, prima di estinguersi intorno ai 7 mila anni fa (in base ai reperti ritrovati nella Grotta Juntu sul monte Albo), forse a causa dell’uomo che diede loro la caccia.

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