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La città scomparsa sotto le macerie

La città scomparsa sotto le macerie

Il terremoto che distrusse Messina al centro di “Risa”, romanzo d’esordio di Michele Ainis

«È un’energia sismica a mettere Messina sottosopra, il fuori e il dentro che s’invertono, l’alto che schizza verso il basso, il pieno che si trasforma in vuoto. È un terremoto silenzioso a divorare gli spazi fisici e mentali. Ed è infine un estremo tentativo di difesa a intorpidire la popolazione, a ottenebrarne i sensi mentre il paesaggio urbano dimagrisce, meglio guardare altrove, meglio dimenticare le ricchezze che hai perduto».

Non è possibile usare il filtro della razionalità per leggere “Risa”, l’ultimo libro ed esordio nella narrativa del costituzionalista Michele Ainis, edito da La nave di Teseo. Né però sarebbe poi così utile lasciarsi andare totalmente all'immaginazione come se ci si trovasse di fronte a una fiaba. La difficoltà o il divertimento sta nel recuperare barlumi di verità – storica, geografica ed emotiva – nelle atmosfere misteriose e oniriche di pagine in cui tutto si confonde e in cui ogni cosa può svanire da un momento all'altro, risucchiata come in un terremoto.

C’è proprio il terremoto, della terra e dell’anima, al centro del romanzo, e con questo fenomeno che non lascia mai indenni si trova a fare i conti Diego, siciliano trapiantato al nord, che torna a casa dopo la morte di una zia per rivedere Jacopo, il fratello di cui da anni ha perso le tracce. Non solo non lo troverà, ma perderà anche il contatto con se stesso e con la sua terra. Perché Messina, la sua città, sembra
ormai un luogo estraneo: gli sfugge, lo inganna, tra sparizioni e apparizioni, tanto che Diego non riconosce più né il suo presente né il passato. Se perde la sua città, in realtà poi ne trova un'altra, che resta sullo sfondo ma fa sentire la sua oscura presenza. È la Risa del titolo.

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