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La Commedia, ultima sfida di Liliana Cano

La Commedia, ultima sfida di Liliana Cano

I Canti di Dante Alighieri in un’opera colossale. Da sabato a Castelsardo 34 dipinti in esposizione

CASTELSARDO. Sabato alle 17,30, nei locali dell’archivio storico di Castelsardo è stata presentata la mostra della pittrice Liliana Cano, ispirata all’inferno di Dante, il cui suggestivo titolo “...noi che tignemmo il mondo di sanguigno” è la citazione del novantesimo verso del canto V, uno più intensi e struggenti della Divina Commedia.

La presentazione è stata curata dalla professoressa Alma Casula, docente di Storia dell’arte dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, e dal professor Aldo Maria Morace, ordinario di Letteratura italiana e Direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli studi Sassari, nonché segretario generale dell’Associazione degli Italianisti (Adi).

È seguita l’inaugurazione della mostra, nella sala X del castello dei Doria, che accoglie all’interno delle sue mura medievali il Mim, Museo dell’Intreccio Mediterraneo. Ospite d’onore della serata, la stessa pittrice che, a dispetto della sua veneranda età (è nata a Gorizia il 10 ottobre del 1924) continua intensamente la sua attività ed è, dal punto di vista creativo, sempre più abile e ispirata. L’ultima grande fatica della Cano è costituita da 34 grandi dipinti dedicati ai 34 canti dell’Inferno (33 più il proemio), ai quali sono abbinati i versi che l’autrice ha voluto rappresentare.

Il risultato è un’immane lavoro artistico ed emozionale che ci rivela un’artista nel pieno della sua maturità artistica. Impegnata in una ricerca che trova il suo equilibrio nell’armonia espressiva della poetica classica, da cui trae nutrimento e ispirazione, pensiamo al tema omerico con cui Liliana Cano si è cimentata negli anni scorsi realizzando una serie di grandi tele, più un dipinto murale ispirato all’episodio dell’incontro tra Ulisse e Nausica. Nell’interpretazione dell’Inferno dantesco Liliana Cano però supera questa divisione, unendo all’ispirazione di origine letteraria, la tensione spirituale, peraltro già di per sé insita nell’opera dantesca, dando vita così ad un ciclo pittorico che provoca nel fruitore una vera e propria suggestione profonda emozionale e spirituale.

La mostra, visitabile fino al primo maggio, si inserisce all’interno del ciclo “I Maestri dell’arte sarda del Novecento”, inaugurato due anni fa dall’amministrazione comunale di Castelsardo.



Dal suo debutto, nella primavera del 2016, con la mostra di ceramiche artistiche del Maestro Silecchia e della sua famiglia, la sala X ha visto susseguirsi i nomi più rappresentativi della produzione artistica di quel periodo, dal Maestro Giovanni Cau da Castelsardo, sempre attivo nel suo suggestivo atelier nel cuore del centro storico del borgo, a coloro che erano stati i suoi maestri, Costantino Spada e Libero Meledina.

L’estate scorsa infine aveva ospitato i capolavori della collezione Demontis, in un’esposizione curata da Vittorio Sgarbi, intitolata “Tesori di Sardegna” che racchiudeva opere di Antonio Ballero, Francesco Ciusa,Giuseppe Biasi, Filippo Figari, Mario Delitala, Melkiorre Melis, Federico Melis, Pino Melis, Carmelo Floris, Bernardino Palazzi, Maria Lai, Mauro Manca, ma anche opere delle sorelle Albina e Giuseppina Coroneo, Eugenio Tavolara, Costantino Nivola e Salvatore Fancello. Con essa si era offerta, alle migliaia di visitatori arrivati da ogni parte del mondo per visitare il Museo dell’Intreccio Mediterraneo ed il Castello dei Doria, la possibilità di godere di un prestigioso spaccato del panorama artistico isolano del secolo passato. La mostra di Liliana Cano rientra tra le anteprime del Festival Internazionale di promozione del libro e della lettura “Un’isola in Rete” ed è stata organizzata dall’assessorato alla cultura del Comune di Castelsardo.

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