“La memoria del corpo”, viaggio alla ricerca dell’emancipazione

Arriva in libreria l’ultimo romanzo di Carlo Deffenu. Il coraggio di vivere la propria sessualità in un mondo ostile 

SASSARI. Sebastiano ha solo sette anni quando, tutto serio, confida alla mamma di essere gay. E di voler sposare Brandon, l’interprete più carino di “Beverly Hills”, telefilm cult degli anni Novanta. Quella prima affermazione, che all’inizio sembra solo un gioco infantile e invece rivela una consapevolezza di sé già forte, segna l’entrata in scena del protagonista di “La memoria del corpo”, quarto romanzo di Carlo Deffenu, in libreria dal 30 marzo per la casa editrice Alter Ego.

Sassarese da anni in trasferta ad Alghero, una passione per la scrittura e l’editoria ereditati dal nonno e dal babbo tipografi, un lavoro in un ristorante molto frequentato, Deffenu ha esordito nel 2013 con “Domani sarà un giorno perfetto” (Farnesi). Seguito da “Il clan dei cari estinti” e “La maledizione del cuore fantasma”, pubblicati da Watson e tradotti (il primo) in spagnolo: i due tempi di una fiaba dark fantasy che «si concluderà il prossimo inverno con un terzo libro in gran parte già scritto», anticipa l’autore per i tanti lettori stregati dalle avventure del piccolo Sad tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Adesso, però, «cambio genere e per una mia esigenza personale mi concentro su una storia che mi ossessionava da tempo e chiedeva con urgenza di nascere», spiega Carlo Deffenu. Tanto che una prima stesura, poi rimaneggiata, era già pronta nell’ottobre del 2012. “La memoria del corpo” è un romanzo di formazione costruito sui ricordi affidati a un diario da un narratore interno, Elsa, la madre del protagonista. È attraverso il suo sguardo, all’inizio sconcertato poi sempre più complice, che il lettore segue Sebastiano nel passaggio da bambino ad adolescente e giovane uomo. E sempre con lei si mette in viaggio alla ricerca del ragazzo, del quale si perdono le tracce all’apice di una crescita che lo porta, per gradi, a vivere l’omosessualità non più solo come fatto individuale ma anche sociale e politico. Una crescita non scontata se si considera che la storia inizia nel 1992 e si conclude, attraversando avvenimenti epocali come il G8 e le Torri Gemelle, quattro anni prima della legge Cirinnà del 2016 sulle unioni civili. Non indifferente è anche il contesto geografico: la Sardegna delle cittadine sonnolente e dei paesini desolati. Perché «una cosa è nascere gay a Roma, a New York o a Berlino, – assicura Deffenu – un’altra è sopravvivere in un paese di ottocento anime da omosessuale dichiarato. Questa è la vera guerra, e non a caso molti gay si emancipano andando a Milano, a Londra. Per poi ricominciare a nascondersi quando tornano». Sebastiano, invece, non si nasconde, ma si espone generosamente, corpo e anima, a tutte le battaglie. Rischiando in prima persona. «Lui è uno che non si tira indietro – sottolinea Deffenu – e dice orgogliosamente: “io ci sono!”. Anche all’interno di una realtà, non solo sarda ma molto più generalizzata, dove spesso sono gli stessi gay a nascondersi, a ghettizzarsi nei loro tinelli. E a criticare l’impegno dell’associazionismo, fino al punto di ridurre il Gay Pride a una carnevalata. Eppure, quando i diritti arrivano, arrivano per tutti, anche per chi non ha mai messo piede in un’associazione». “La memoria del corpo” intreccia tanti temi, suggerisce approfondimenti extraletterari, e forse per questo il libro cambia spesso forma. Da road story a romanzo di formazione, non solo di Sebastiano ma della stessa Elsa, che attraverso il figlio e il suo impegno politico ritrova interesse per la vita, prova a scuotersi, amplificando le sensazioni di un corpo troppo a lungo tenuto in sordina. Il libro è poi la storia di una famiglia come tante, descritta negli equilibri precari di detto e non detto tra genitori e figli, e infine un noir che non risparmia una serie di drammatici colpi di scena.

Tanto che è impossibile raccontare la trama, per non rovinare la sorpresa ai lettori. Meglio, invece, sottolineare l’aspetto corale del romanzo. Che se ha i suoi veri protagonisti in Sebastiano e Elsa, riesce comunque a dare rilievo ai tanti personaggi minori all’interno di un affresco articolato e convincente sui mille modi di vivere l’omosessualità. E la libertà di individui capaci di autodeterminarsi. Non che il messaggio di fondo di “La memoria del corpo” sia totalmente positivo. Per il suo autore c’è ancora molto da fare, in una società, soprattutto mediatica, che ha «la tendenza a identificare gli omosessuali nei modelli strafighi del Trono Gay di Maria De Filippi, o, dal lato opposto in Platinette e Cristiano Malgioglio». Una società che nelle sue manifestazioni peggiori arriva a pestare a morte «un ragazzo come Daniel, il giovane sudamericano a cui è dedicato il libro, la cui storia ho letto in una rivista, solo perché omosessuale» dice Carlo Deffenu.

Però, a guardare bene, in “La memoria del corpo” la speranza non manca del tutto. È rappresentata dalla coppia di Tim e Ettore e dalle due bambine fatte nascere per loro da una madre donatrice di ovuli. «Nella realtà – racconta lo scrittore – sono due
miei amici, uno sassarese, uno di New York, che vivono in America. Quando gli ho fatto leggere la prima stesura del libro mi hanno detto: “Speriamo che un giorno tu riesca a pubblicarlo, perché sarebbe bello far vedere che non siamo dei mostri, o degli alieni, ma degli esseri umani”».

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