Pensieri dolci e amari tra le periferie e il Mar Mediterraneo

Venerdì in edicola “La stagione che verrà” di Paola Soriga Con il giornale il nono volume di Scrittori di Sardegna

Nata a Uta alla fine degli anni Settanta, dopo gli studi superiori Paola Soriga lascia l’isola; sostiene alcuni esami del corso in Scienze Politiche, ma la laurea arriva in Lettere moderne, indirizzo Filologico letterario. Salutata Pavia, a Roma conclude il dottorato in Letterature comparate con una tesi su Gadda, ed è sempre nella capitale che inizia a lavorare nella casa editrice La Nuova Frontiera. È tra gli ideatori e organizzatori dei festival “Settembre dei poeti” di Seneghe e “Sulla terra leggeri”; nel corso degli anni i suoi versi vengono pubblicati su “L’Immaginazione”, “Poeti e Poesia”, “L’Accalappiacani”, “Atelier” e, all’estero, sulla rivista brasiliana “Rascunho”. Collabora prima con Repubblica e, dal 2015, con Internazionale, scrivendo articoli su diversi argomenti (dalla generazione cresciuta con le canzoni di Cristina D’Avena che ancora oggi affolla i suoi concerti alla street art di Blu), buona parte dei quali è dedicata però a emigrazione e integrazione. Se prim’ancora di parlare della sua narrativa ci si concentra sui dati biografici della Soriga, è per testimoniare di una lunga e varia frequentazione con la parola scritta e con molte delle sue possibili incarnazioni, fuori e dentro le pagine di un libro.

Arriviamo, dunque, ai romanzi. Quello d’esordio, “Dove finisce Roma”, esce nel 2012 per Einaudi. A margine di una presentazione a Sassari, l’autrice rivela a un’emittente locale di essere partita dalla volontà di dar voce a certa periferia dell’Urbe, quella compresa «tra la via Prenestina e la via Casilina», ma di aver poi assecondato la “comparsa” nella sua immaginazione creativa di una ben precisa ragazzina e di esserne rimasta completamente coinvolta. I due elementi, la vita di quartiere e il personaggio della giovane staffetta Ida, si uniscono per generare una storia corale ambientata durante l’ultimo periodo di occupazione tedesca della Città Eterna. In quest’opera di debutto c’è comunque anche dell’altro: «Mentre mi documentavo e lavoravo per il romanzo, mi sono resa conto che la questione della donna in tempo di guerra era diventata per me fondamentale. Possedevo già una protagonista femminile e mi interessava quindi raccontare il percorso di ricerca di una libertà individuale, al quale poi ho affiancato quello di una libertà collettiva. In maniera molto più incisiva rispetto ad altri eventi bellici, quella della Seconda guerra mondiale vede una presenza femminile molto più sensibile in quelle posizioni che erano considerate invece prettamente maschili. Le donne prendono parte alla Resistenza come mai prima di allora e non solo, è anche l’unica guerra alla quale loro possono partecipare. Il debito che abbiamo nei loro confronti è incommensurabile. Grazie a quelle donne oggi io posso votare» (così la Soriga in risposta a una domanda di Simone Visentini per Mangialibri.it).

A questi temi la scrittrice torna nel 2016 con “La guerra di Martina” (Laterza), volume illustrato da Lorenzo Terranera e pensato per un pubblico specifico, quello dei bambini. È l’anziana Tina a rievocare per i nipoti la lotta partigiana, cui ha contribuito da piccola con il coetaneo Simone e il cane Paco quando si è avventurata alla ricerca di una cassa piena di viveri lanciata dagli Alleati per gli italiani che, dalla clandestinità, combattevano i nazifascisti. Tra “Dove finisce Roma” e “La guerra di Martina” ci sono “Grilli in testa”, breve prosa inserita nell’antologia “Sei per la Sardegna”, e naturalmente “La stagione che verrà”, il libro che venerdì 30 affiancherà La Nuova in edicola per il nono appuntamento con la collana “Scrittori di Sardegna”.

La utese sposta il suo sguardo sul presente, per provare a raccontarlo nonostante il compito sia, rivela nel corso di un’altra intervista video, «difficile e rischioso». I protagonisti stavolta sono tre amici che, rientrati nell’isola dopo anni passati a formarsi nella Penisola e oltre i confini nazionali, devono far fronte a una quotidianità da cui è bandita ogni forma seppur minima di stabilità. Scrive Michele Lauro su Panorama che l’opera merita speciale attenzione «per la musicalità intensa del suo narrare intriso di luce mediterranea», per poi continuare così: «Cagliari e Rio, Alghero e Barcellona, Pavia e Berlino, Genova e Bologna: pensieri dolci di città isole e arcipelaghi, pensieri amari impigliati nei gomitoli del disinganno. C'è la voglia di abbandonarsi completamente ai luoghi, in queste pagine, ci sono tracce di piccole felicità intraviste un giorno e subito perdute. Alle spalle, un andirivieni di incontri che a volte somiglia a un deserto di occasioni mancate. Le confidenze sgorgano in dialoghi e monologhi nei quali improvvisamente la terza persona viene scalzata dalla prima. Uno stile narrativo insolito, a sottolineare i passaggi più traboccanti di materia affettiva.»

Su Repubblica Leonetta Bentivoglio mette in primo piano Dora, Agata e Matteo: «La loro
relazione triangolare è una famiglia: il precariato e la liquidità la rendono l'unica, possibile radice. I tre sono il puntuale campionario di una generazione spaesata e impaurita dai legami. Soltanto la tribù dinamica dell'amicizia ripara il loro senso di sbandamento e transitorietà».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro