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Quel successo che fa paura soprattutto a chi ci circonda

Quel successo che fa paura soprattutto a chi ci circonda

In “Invidia il prossimo tuo” John Niven racconta di due amici, uno caduto in disgrazia Una commedia dolceamara che ci interroga tutti: essere generosi ripaga sempre?

È un peccato che il titolo scelto per l’edizione italiana del nuovo romanzo di John Niven sia “Invidia il prossimo tuo” (Einaudi, 292 pagine, 18 euro), che non ha niente a che fare con l’originale “No good deed” (“nessuna buona azione”), ma su questo si potrebbe passar sopra, e relativamente poco a che spartire con la trama – e ciò risulta già più grave. È un peccato anche che la copertina, volendo assecondare un simile, scriteriato titolo, finisca per ricordare in maniera clamorosa quella di “Nel guscio” di Ian McEwan, sempre pubblicato da Einaudi giusto dodici mesi fa. Spiace, perché il libro è valido e avrebbe meritato maggior cura in ogni suo aspetto, e perché a Niven, che lo lascia intendere con chiarezza nelle sue pagine, interessa altro che non l’invidia. Il lungo duello sotto le mentite spoglie dell’amicizia tra Alan Grainger e Craig Carmichael, che sta al centro della vicenda, gli permette infatti di raccontare di come spesso il nostro successo individuale, per quanto grande, ci possa apparire incompleto, persino inutile, se non è accompagnato dalla sconfitta di un altro, specie se questo altro ci è prossimo; di come tale successo generi un di solito ingiustificato e incontrollabile senso di colpa nei confronti di chi non ce l’ha fatta; di come nella prima impressione, nel primo sguardo, nel primo odore percepito tra due persone che si sono appena conosciute sia già inscritta la storia di tutto il loro rapporto futuro.

L’autore di Irvine affronta i temi con certo nordico umorismo (ricorda un Alan Bennett meno upper class nell’animo), che salvo un singolo episodio non scade mai verso il basso, e riesce inoltre a far riflettere: non è poco. Si diceva: Alan e Craig. Stessa estrazione sociale (vengono dal più medio proletariato d’oltremanica), s’incrociano giovanissimi nella natia Ardgirvan, in Scozia, e seguono fino all’inizio dell’università un percorso comune fatto della condivisa passione per birra, ragazze e musica. Ma se sulla birra se la giocano sul medesimo piano, su ragazze e musica il discorso è ben diverso. Craig è bello, carismatico e dotato di notevole talento davanti al microfono e con la chitarra in mano; Alan invece è la classica ruota di scorta che infesta qualsiasi cerchia di amici, e non sarà un caso che suoni il basso, lo strumento che non piace a nessuno e che tocca a chi arriva (o a chi nasce) in ritardo.

Succede che con un gruppo chiamato Rakes Craig guadagni una fulminea fama planetaria, e che altrettanto repentinamente caschi nell’oblio generale dopo il fallimento commerciale del secondo album della band; in contemporanea, succede che Alan si fidanzi e poi si sposi con Katie, rampolla di una famiglia inglese dalla lunga tradizione e dalle sconfinate ricchezze, e che assurga a notorietà, tra libri pubblicati e comparsate in televisione, grazie al suo lavoro di critico gastronomico. Un giorno, e sono trascorsi quasi trent’anni dall’ultima volta, i protagonisti s’incontrano. Alan cammina immerso nei suoi pensieri – le recensioni a ristoranti e locali che lo aspettano, i tre figli Tom, Melissa e la pestifera e chiassosa Sophie di cui occuparsi, le piccole faccende domestiche da sistemare con Katie –, Craig siede per terra e chiede l’elemosina.

La sorpresa di Alan è massima: quel ragazzo un tempo invidiato e ammirato adesso è lì, puzzolente, vestito di stracci e senza neanche il danaro per pagarsi un pasto. Impossibile sottrarsi, impossibile non compiere la buona azione che tocca a chi è stato
più fortunato. Così, Alan ospita Craig a casa sua per quattro mesi e gli consente di rimettersi in piedi, addirittura di riprendere la carriera di musicista: ne pagherà carissime le conseguenze. Ruota di scorta era stato in passato, ruota di scorta scoprirà di essere anche nel presente.

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