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Sassari, il fascino discreto di una gita sulla Topolino amaranto

Sassari, il fascino discreto di una gita sulla Topolino amaranto

Il nuovo corso del club di auto e motociclette storiche “Motori d’epoca”: portare fuori dai garage i tesori custodi dai soci

Sulla Topolino amaranto si sta ch'è un incanto nel quarentasei, cantava Paolo Conte, ma anche adesso quella storica auto fa la sua splendida figura quando scivola bella e un po’ altezzosa in qualche domenica di sole nelle strade di Sassari. Dorme in garage insieme ad altri motori d’epoca e poi, quando sente che è arrivato il suo momento, dimentica quei fili di ruggine che hanno intaccato la carrozzeria e si prepara a sfilare consapevole che per un paio d’ore gli sguardi dei sassaresi saranno tutti per lei. Ed è solo uno dei tanti pezzi da collezione custoditi dal club “Motori d’epoca”, che inaugura un nuovo corso con l’obiettivo di riportare alla luce i tesori custoditi dai quasi duecento soci attraverso incontri e manifestazioni. Perché è innegabile che le auto e le moto d’epoca sprigionano un fascino unico e sono anche capaci di diventare una piacevole ossessione per chi le possiede e le colleziona. Un passatempo non necessariamente per ricchi: pochi possono permettersi una Ferrari o una Lamborghini, ovvio, ma andare a caccia di qualche rottame abbandonato in un garage o in un casolare di campagna per poi pazientemente riportarlo in vita è alla portata di tanti. Per non parlare delle auto trasmesse di generazione in generazione.

I COSTI. Quelli fissi sono risibili, poche decine di euro per il bollo e altrettanto per l’assicurazione, anche se non tutte le compagnie trattano questo genere di mezzi. Per scovare le auto e le moto invece serve soprattutto tanta pazienza e molte conoscenze. Sapendo che potrebbe non bastare: «Se parliamo di moto – dice Sebastiano Pisanu, nuovo presidente del club – lo spartiacque è quello degli anni Settanta quando sul mercato hanno fatto irruzione le moto giapponesi, contraddistinte da un utilizzo sempre maggiore dell’elettronica. Questo ha portato al progressivo abbandono delle vecchie moto, che sono state considerate molto spesso dei veri e propri ferrivecchi. Esemplari bellissimi abbandonati in campagna ad arrugginire o dimenticati nei garage, che dopo qualche decennio sono state lentamente recuperate anche se purtroppo tantissime sono andate distrutte. Io sono un purista, per me le moto e anche le auto d’epoca sono quelle prodotte fino a quel periodo anche se le normative parlano di trent’anni e quindi anche una Honda o una Fiat Uno degli anni Ottanta hanno i requisiti per essere considerate auto storiche. Ma non hanno lo stesso fascino, se devo dirla tutta io una moto con cinquant’anni di vita la ritengo ancora giovane...».

LA CACCIA AI PEZZI. Ai profani viene sempre in mente la stessa domanda: come si fa a recuperare i pezzi di ricambio? «Si può, anche delle auto e delle moto più rare – spiega Pisanu –. Bisogna cercarli senza fretta, ci sono per esempio le fiere, dove arrivano appassionati da tutta Italia e anche da tutta Europa. Io ho trovato un pezzo rarissimo proprio in una di queste manifestazioni a Reggio Emilia e ho speso una trentina di euro. Trovare gli pneumatici invece è anche più facile, arrivano dall’India da una fabbrica ex Pirelli, praticamente producono qualsiasi formato. Per il restauro bisogna invece affidarsi a qualche carrozziere specializzato e soprattutto bravo e, onestamente, in Sardegna non sono tanti. Per le moto non si spende nemmeno tanto, “rischi” di cavartela anche solo con un migliaio di euro. Con le auto invece il discorso è diverso e sicuramente più costoso, dipende molto dalle condizioni del mezzo da restaurare».

LA CACCIA AI TESORI. Recuperare un’auto o una moto, specie se funzionante, può invece essere un’impresa. Perché spesso chi le ha se le tiene, anche solo per il gusto di vederle nel garage di casa. E i prezzi cambiano a seconda dei periodi e di tante variabili: «Fino a qualche anno fa potevi trovare una Dino Ferrari a meno di duecentomila euro, adesso dicono che per trecentomila non ti danno nemmeno il parafango. Senza arrivare a queste esagerazioni, spesso il problema è avviare una contrattazione con i proprietari. Soprattutto in Sardegna, dove i legami familiari sono forti e molte volte ti senti rispondere che “l’auto di babbo non si tocca”. Anche se mal ridotta e nessuno la utilizza più. Viceversa, può succedere che muoia qualche collezionista che possedeva quindici, venti pezzi e gli eredi decidano di non tenere tutta la collezione e sul mercato trovi improvvisamente diverse occasioni, anche a prezzi abbordabili. Molto spesso gli acquisti si fannoin queste situazioni particolari».

I GIOIELLI DI FAMIGLIA. Un club come questo ha nei garage gioielli che meritano assolutamente di rivedere la luce e farsi ammirare per la loro bellezza. «Sul versante quattro ruote abbiamo Bianchi, Rolls, Balilla e Topolino, tutte degli anni Venti. Il fiorire del motorismo è stato però subito dopo la fine della Seconda guerra Mondiale e abbiamo Alfa Romeo e Lancia spettacolari di quel periodo. Per le moto siamo più forniti con Harley
Davidson, Bianchi e Guzzi dell’anteguerra, Gilera e Benelli degli anni Cinquanta, esemplari di Vespa, Lambretta e Gilera degli anni Sessanta. Abbiamo anche un’esemplare di Parilla, fabbrica che ha chiuso nel 1967». Anche su di loro si sta che è un incanto, in questa primavera del 2018.

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