Le statue dei martiri turritani tornano all’antico splendore

Ultimato il restauro realizzato dall’équipe guidata da Sergio Gnozzi 

PORTO TORRES. Distesi sul letto di morte, i polsi legati con le corde, il segno del taglio della gola. I tre santi Gavino, Proto e Gianuario vennero decapitati in quanto cristiani durante le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano, il 25 e il 27 ottobre (prima il soldato Gavino e poi il presbitero Proto e il diacono Gianuario) del 303 d.C. nella scogliera di Balai lontano a Porto Torres, dove oggi è ubicata la chiesetta.

I martiri turritani – con il loro sacrificio e la storia millenaria – sono rappresentati oggi dalle statue in legno a grandezza naturale opera di anonimi intagliatori-pittori di bottega napoletana che li realizzarono nei primi decenni del Seicento. I tre simulacri lignei – conservati a stretto contatto con i fedeli, sia nella basilica di San Gavino che nel santuario di Balai vicino – hanno bisogno di continue azioni di restauro e di interventi di salvaguardia. L’ultima operazione risaliva a più di vent’anni fa e con il passare del tempo la situazione era diventata talmente critica da pregiudicare la conservazione delle statue con il legno attaccato anche da insetti xilofagi. Ora i simulacri dei santi – tra i più venerati dai fedeli – sono stati sottoposti a un nuovo intervento di manutenzione e restauro che è stato portato a termine in meno di tre mesi e quindi in tempo per la traslazione delle statue da San Gavino a Balai con l’attesa processione del 3 maggio. La novità dell’operazione di recupero sta nel fatto che è stata sostenuta da un intervento finanziario da parte di privati – nella fattispecie la società Turrismarket – che si è accollata il costo totale del restauro. Il progetto è stato realizzato da Sergio Gnozzi della “Cortonese” di Sassari, un figlio d’arte perché suo padre Ferdinando in passato ha lavorato sulle statue dei martiri e su altre opere della Basilica turritana. La direzione tecnica e l’alta sorveglianza è stata affidata a Maria Paola Dettori, della Soprintendenza archeologica, Belle arti e Paesaggio di Sassari-Nuoro, e la parte storica è stata curata dall’epigrafista di Porto Torres Giuseppe Piras.

«Siamo orgogliosi – ha detto ieri Maurizio Zolesi, amministratore della società Turrismarket, durante la presentazione del lavoro ai Granai – di avere contribuito nel nostro piccolo all’operazione di recupero dei simulacri dei martiri. Abbiamo collocato la cifra in bilancio in occasione dei 40 anni di attività a Porto Torres. Non c’era niente di meglio per dare un segno di partecipazione al recupero di un bene di tutta la comunità. Il territorio ha bisogno anche di queste cose per sperare in una ripresa».

Giuseppe Piras, studioso di San Gavino e della storia dei martiri turritani, ha profittato del restauro per approfondire la ricerca. «Con l’utilizzo di nuove tecniche è stato possibile appurare che i santi sono poggiati sul letto di morte come se galleggiassero sull’acqua e il catafalco originario ha colorazioni azzurro-verde. Le proporzioni sono diverse, San Gavino è più grande e ha una posizione particolare: l’esame ha consentito di escludere firme o marchi di bottega, ma sono stati individuati segni estemporanei lasciati sul legno, forse in occasione di restauri precedenti».

Sergio Gnozzi ha il sorriso di chi ha appena inserito nel mondo una nuova creatura: «Ci tenevo tanto a fare questo restauro, sapevo che i simulacri non godevano di buona salute, con problemi evidenti nella veste di San Gianuario, nei volti di San Proto e Gianuario, ma anche nelle dita delle mani e dei piedi delle tre statue, dove la pellicola pittorica era ormai consumata a causa del contatto con i fedeli. Quando il parroco don Mario Tanca
mi ha dato l’ok per il progetto è stato avviato l’iter autorizzativo, che non è mai semplice. É stata una esperienza straordinaria, fa sempre un certo effetto lavorare al recupero di statue come quelle dei martiri turritani. Trasmettono emozioni forti».

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