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Quelle “streghe della notte” che fecero tremare i nazisti

Quelle “streghe della notte” che fecero tremare i nazisti

L’autrice del libro “Una donna può tutto” svela la storia delle aviatrici dell’Armata Rossa

Otto Marzo appena passato e Milano ha celebrato questa data con l’apertura della rassegna “A tempo di libri” nella Fiera Milano City al Portello, fino al 12 marzo. Tra le scrittrici spicca Ritanna Armeni, giornalista e scrittrice, con il romanzo “Una donna può tutto. 1941 volano le Streghe della notte” (Ponte alle Grazie). Armeni racconta una parte tanto fondamentale quanto inedita della Storia della Seconda guerra mondiale. Narra di coraggio, alte prestazioni, forza, cameratismo e guerra: nel 1941 qualità appannaggio dell’universo maschile, pensavamo. Non è così: il Reggimento 588 dell’Aviazione sovietica – fatto di sole aviatrici, le Streghe della notte – ha fermato i tedeschi della Wehrmarcht, colpendoli senza dar loro tregua, con i piccoli aerei polikarpov: 23mila voli in 1.100 notti. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Partirei dal titolo del suo bellissimo libro, “Una donna può tutto”, per niente banale visto i nobili natali. Era lo slogan delle donne che, in Unione Sovietica, durante la Seconda guerra mondiale, su dei fragilissimi aerei di tela e di cartone volavano per bombardare le postazioni tedesche. Tanto da essere chiamate “Le Streghe della notte”. Perché questo slogan?

«Per diventare bombardiere dell’esercito hanno dovuto superare talmente tanti ostacoli nell’Armata Rossa, cioè coi loro compagni, che ci sono riuscite dandosi molto valore, convincendosi che una donna può davvero fare tutto quello che può fare un uomo: volare bombardare, andare in guerra, lottare per la patria. Queste donne che riescono a far indietreggiare i tedeschi, hanno dovuto combattere contro i pregiudizi dei loro pari grado e superiori che le sbeffeggiano e le umiliano».

Come è andata?

«Hanno combattuto contro i tedeschi una delle più orrende campagne di tutta la Seconda guerra mondiale: la campagna dell’operazione Barbarossa, quando Hitler ha assediato Mosca e Leningrado. Il popolo russo era stato colto di sorpresa e non riusciva a rispondere adeguatamente. Marina Raskova, eroina nazionale, ha convinto Stalin a costituire un reggimento di aviatrici. All’inizio gli ostacoli vennero proprio dai generali e dai loro compagni che le guardavano con scherno e le chiamavano “il battaglione delle stupidine”. Erano umiliate non appena commettevano un errore e il loro addestramento era più duro. Riuscirono grazie a una grande forza emancipatoria espressa proprio dal loro slogan “una donna può tutto” ».

Lei racconta che riescono ad organizzare con più profitto degli uomini le incursioni sugli accampamenti nemici. Come è successo?

«Riescono a introdurre nell’esercito, che ha una gerarchia precisa, il loro modo di organizzarsi, più collettivo, meno gerarchizzato. Gli uomini avevano lo slogan “meno voli più vita”. Le donne invece volevano volare il più possibile a costo anche della vita. Avevano calcolato che dopo i voli notturni, rimanendo sull’aereo risparmiavano tempo per poter fare più voli. Erano pronte sul posto a bombardare. Si sentono a loro agio in questo piccolo aereo chiamato anche “aereo da granturco”».

Perché questo nome?

«Era nato per buttare disinfettanti sul campi da granturco. In volo erano in due, si parlavano attraverso un tubo. Non potevano portare nemmeno il paracadute: occupava posto e pensavano che se l’aereo fosse stato colpito sarebbe stato meglio morire che cadere in mano tedesca. Un aereo che quando prendeva fuoco e si incendiava come un cerino. La parità nella morte riescono a raggiungerla».

Lei racconta di come le Streghe calmassero l’adrenalina del volo e del rischio. Come l’ha scoperto?

«Per caso: parlavo con l’ultima strega vivente, Irina Rakobolskaja – la vicecomandante del reggimento 588 – colei che mi ha raccontato la parte fondamentale della storia. Eravamo da lei, in cucina all’ora del tè, e ho notato un quadretto con un pappagallo. Lei mi ha detto: “È un ricamo. L’ho fatto durante la guerra”. Così ho saputo che tutte ricamavano. Il 1943 fu un anno terribile per le Streghe: i tedeschi avevano scoperto che nei piccoli aerei c'erano donne e avevano messo in funzione aerei terribili che le colpivano dall'alto. Ne morirono moltissime. Così loro, negli intervalli dal volo, ricamavano».

Dopo la guerra Irina non ricamò più, giusto?

« Irina in seguito è diventata una fisica, un'accademica molto importante con centinaia di pubblicazioni, ha avuto due figli. E non ha mai più ricamato».

Irina è il fulcro del suo racconto, la sua grande scoperta, fonte diretta di un fenomeno storico importante. Come ha affrontato la questione della Memoria e della sua trasmissione?

«Ho incontrato Irina una sera di dicembre. Non mi aspettavo di incontrarla, da tempo cercavo una strega ancora vivente. Mi ha subito conquistata perché ho intravisto in lei una donna molto libera, capace di uscire dagli steccati. Ho capito che mi avrebbe raccontato una storia di guerra ma anche di amicizia, amore, socialismo, ironia, emancipazione. Aveva uno schema chiaro e voglia di raccontare delle sue compagne. I grandi avvenimenti la interessavano poco, li dava già per scritti».

Come ha usato le sue fonti?

«Mi sono resa conto che dovevo uscire un po’ dal fascino di questa memoria individuale che, come tale, seleziona. Ho letto i libri di altre streghe. Il libro nasce sul racconto di Irina, ma c’è anche il mio percorso.

Lei racconta delle Streghe nella loro realtà sovietica. Leggiamo di un impressionante emancipazione culturale femminile di cui non v’è traccia nei libri di storia. Perché?

«La storia la scrivono i vincitori, e dopo il 1989 si tende a raccontarla in modo non completo. La parità dei sessi era nel programma, nella retorica. Una ragazza che andava a scuola pensava di diventare ingegnere o altro esattamente come un uomo. Ai circoli dell’aviazione – ogni scuola superiore ne aveva uno – ci andavano uomini e donne. Entrambi imparavano a usare la mitragliatrice, e lo sport più diffuso per tutti era il paracadutismo.

Che significato vede in questo 8 marzo appena passato?

«Quello
appena passato non è celebrativo né piagnucoloso. Si mette in campo una forza. Vengo dalla fiera del libro di Milano dove si sono messe in campo scrittrici che parlano e testimoniano».

Un nuovo inizio, quindi le nuove Streghe?

« Le nuove Streghe, certo».

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