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Bellezza e natura veri tesori dell’isola

Dal 21 aprile al 3 giugno sessanta Comuni sardi mettono in mostra castelli, chiese, antichi palazzi e paesaggi da favola

CAGLIARI. Monumenti aperti. Anche al resto d’Italia. Un’idea nata in Sardegna. Che ora sta facendo il giro della penisola. Anzi, per la prima volta, da quando nel 1997 la manifestazione ha iniziato a portare a spasso i cagliaritani a riscoprire la loro città, si parte lontano dall’isola, a Bitonto, in Puglia, sabato prossimo. Un modello esportabile, questo il messaggio lanciato dagli organizzatori, prima tra tutti l’associazione Imago Mundi, su scala nazionale. Tanto è vero che dopo le giornate sarde sino al 3 giugno, in autunno si va in Emilia Romagna, a Ferrara e Copparo.

Un’idea premiata. Un iniziativa che continua a conquistare medaglie. E ne cerca altre: è candidata al premio dell’Unione europea per il patrimonio culturale- Europa nostra awards 2018. I risultati si conosceranno dalla Commissione europea il prossimo 15 maggio. «La risposta che la Sardegna ha dato alla manifestazione – ha detto Fabrizio Frongia, Imago mundi – è per noi un motivo di grande soddisfazione. Una best practice che sta riscontrando sempre maggiore interesse in campo nazionale». Il tema di questa edizione è “Cultura, patrimonio comune”: Monumenti aperti rientra tra le iniziative scelte dalla Comunità europea per celebrare l’anno europeo del patrimonio culturale. Sono sessanta i comuni coinvolti da Monumenti aperti dal 21 aprile al 3 giugno. Sette le nuove entrate: Cossoine, Pabillonis, Sant’Anna Arresi, Seneghe, Torralba, Terralba e Tramatza. Ottocento i luoghi della cultura aperti al pubblico: saranno raccontati da oltre 18mila volontari, soprattutto studenti di tutte le scuole. Tra i siti da visitare anche la chiesa di Santa Maria di Uta, esempio di architettura romanica in Sardegna, San Nicola di Trullas a Semestene, il Castello Malaspina di Bosa, il villaggio e i complessi minerari di Arbus, la cascata Sa Spendula a Villacidro.

Non solo monumenti. Poi Osilo, la chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio a Ozieri, le torri e i bastioni di Alghero, il duomo di Santa Maria a Oristano. Tra le novità cagliaritane la Caserma Ederle e il comando militare dell’esercito. Posti, ma anche voci, archivi dei due quotidiani sardi, disegni, canti e balli. Dal canto a più voci della tradizione orale di Bosa al progetto S’inzidu archeologicu- museo virtuale di Uta, ancora canti e danzi di Usini, i murales di San Gavino. «Molto importante – ha detto l’assessore regionale della cultura Giuseppe Dessena – che ormai questa manifestazione abbia sempre più carattere nazionale. La Regione sta investendo moltissimo soprattutto nei rapporti con le scuole: i ragazzi sono molto attenti ai lavoratori e questo per noi è un elemento centrale. Uno studio ci dice che il consumo dei beni culturali da parte delle famiglie sta crescendo. Stiamo per fare anche degli investimenti importanti, già avviati, anche per gli scavi archeologici». Monumenti aperti è sostenuto al cinquanta per cento dai comuni che partecipano. Poi ci sono altri finanziamenti pubblici dalla Regione, assessorati Turismo e Pubblica istruzione. «Monumenti aperti cresce e si innova – ha detto l’assessora Barbara Argiolas – per il turismo stiamo parlando tanto di nuovi prodotti e destagionalizzazione: questa manifestazione è emblematica. E c’è un pieno coinvolgimento anche delle attività produttive.

L’esercito dei volontari. La strada è lunga, ma questo è un modello da seguire». Altri soldi arrivano da azioni di marketing, 5 per mille, Un euro per la cultura. E dalle imprese. Da sempre in migliaia seguono gli appuntamenti: l’anno scorso negli 800 monumenti aperti sono state raccolte 318mila firme. Pienamente coinvolti i ragazzi: l’esercito di volontari aveva reclutato 1942 studenti delle elementari, 5749 delle medie, 5544 delle superiori. Non solo posti da vedere e conoscere, ma soprattutto esperienze. Nel 2017, ad esempio, con 37 itinerari tra arte, letteratura e natura. E con l’allargamento a 790 tra bar, ristoranti e esercizi di ricezione turistica per l’iniziativa regionale “Gusta la città”. Buoni riscontri anche dalla prima edizione di Ferrara monumenti aperti: novecento studenti avevano raccontato il ’600 ferrarese a oltre 15mila visitatori in occasione della mostra “Carlo Bononi, l’ultimo sognatore della Officina ferrarese” allestita al Palazzo dei Diamanti.