Se il dolore viene chiuso in manicomio

In scena a Cagliari e Sassari “Interiezioni”, testo di Artaud letto da Capovilla

CAGLIARI. «Violentato a vita, bucato, spaccato, fulminato» sono le parole di rabbia e spossessamento che attraverso la voce di Pierpaolo Capovilla fanno risuonare ancora una volta il grido di Antonin Artaud, il grande autore francese vittima paradigmatica dell’ideologia manicomiale del Ventesimo secolo. Sotto la martellante conduzione musicale di Paki Zennaro, con “Interiezioni”, Capovilla porta in scena, attraverso “Succubi e supplizi”, testo poetico e visionario scritto da Artaud nel 1946 fra un elettroshock e l’altro nel manicomio di Rodez, tutta la ribellione dell’artista a conformarsi alle circostanze storiche, sociali e culturali da cui si sente rifiutato, accusato e condannato.

Visionarietà e sofferenza denunciano la lotta fiammeggiante del corpo costretto per anni in un letto, denudato – letteralmente e di ogni dignità e diritto – e la lotta della mente che attraverso incubi e lucidità scatena la sua logica ad estrema difesa dalle “forze oscure” che lo tormentano e che la contenzione manicomiale non fa che esacerbare. Il dolente, poetico e potente reading è andato a concludere l’interessante serata dedicata al quarantennale della Legge 180 - detta anche legge Basaglia dal nome del grande psichiatra che ne fu l’ispiratore – organizzata (martedì al Massimo di Cagliari e ieri al Ticcu Social Club di Sassari) da Asart, Eliogabalo con Sardegna Teatro e inserita nei festival letterari Aprile libertario e Entula, per permettere al tema di non essere relegato nei centri di salute mentale ma vissuto e partecipato all’interno di tutte le dimensioni della società. Nella prima parte della serata diversi interventi, fra cui Gisella Trincas dell’Asarp, hanno rilevato le criticità insite nella non completa applicazione della legge e il persistere della cultura manicomiale attraverso pratiche come la contenzione meccanica e farmacologica utilizzate dai servizi territoriali e ospedalieri. Ospite e importante testimone dell’iniziativa, lo psichiatra e scrittore Piero Cipriano, attraverso citazioni e letture dai suoi libri della Trilogia della Riluttanza, ha segnalato la sorta di catena di montaggio con cui spesso la malattia mentale si trasforma in cronicità psichiatrica, mettendo poi l’allarme su l’attuale «manicomio chimico», ovvero la prigionia dei farmaci e sulla «patologizzazione della normalità», ovvero quella tendenza – rilevata nei DSM, i manuali diagnostici e statistici dei disturbi mentali – in cui di edizione in edizione, il «furore classificatorio» statunitense sta etichettando come patologici sempre più numerosi stati o espressioni dell’animo
umano, dal lutto alla timidezza.

Ad applicare alla lettera il manuale si arriverebbe a considerare la metà della popolazione statunitense sofferente di qualche disturbo mentale, con il conseguente sospetto di un interesse economico dietro questo orientamento.



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