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“Il pianista di Yarmouk” si racconta

Esce in Italia il libro di Aeham Ahmad, musicista palestinese diventato celebre grazie a una foto

ROMA. «Vorrei riuscire a cambiare quella mentalità che vede nei migranti unicamente orde di terroristi. Non è così. Non tutti quelli che arrivano in Europa sono persone cattive. Raccontando la mia storia e attraverso la mia musica, spero di contribuire a cambiare anche soltanto di poco questa visione». A parlare è Aeham Ahmad, per tutti “Il pianista di Yarmouk”, il giovane musicista palestinese ritratto in uno scatto, nel 2014, seduto alla tastiera di un pianoforte malconcio, circondato da macerie nel campo profughi palestinese situato alla periferia sud di Damasco, che lo fa diventare un’icona di quella guerra che in sette anni ha annientato un Paese.

Sfuggito all’inferno siriano attraverso la rotta balcanica per arrivare in Germania – dove oggi vive insieme alla moglie e ai suoi due figli – in questi giorni Aeham è in Italia per presentare il suo libro “Il Pianista di Yarmouk” (La nave di Teseo) – in cui racconta la sua storia: dalla sua vita a Yarmouk, dove prima del 2011 vivevano circa 650 mila profughi palestinesi – all’inizio delle rivolte, alla guerra, fino alla fuga e al suo arrivo a Wiesbaden. «Il mio libro – racconta – rappresenta un modo per lavare la mia colpa». Quella di essersi lasciato alle spalle i genitori, il fratello – sbattuto in carcere dal regime da oltre quattro anni e di cui non si hanno più notizie –, i suoi amici, tra cui Niraz Saied, l’autore dello scatto che lo rese noto in tutto il mondo, e le migliaia di siriani intrappolati in quell’inferno. Nato a Damasco nel 1988, Aeham inizia a studiare musica a 5 anni. Controvoglia, come lui stesso scrive, ma spinto con tenacia dal padre che, malgrado la sua cecità, suonava il violino.