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Il piccolo teatro di Alghero dove i sogni sono diventati realtà

Lo Teatrì, la grande avventura di Ignazio Chessa. Un vecchio garage trasformato in luogo d’arte 

Teatrini, carretti vagabondi e libri che si aprono per svelare minuscole esistenze: Ignazio Chessa, attore, burattinaio, creativo senza confini, ne ha sempre costruito tanti, di questi piccoli universi gioiosamente anarchici, per poi popolarli con una stirpe di pupazzi scapigliati, irridenti. Capaci di sgretolare i pregiudizi con una boccaccia e perfino di intonare le opere di Verdi e di Rossini. I bambini, e gli adulti, impazziscono per loro, non perdono uno spettacolo. In tanti almeno una volta avranno sognato di muoversi più leggeri in quegli spazi fatti di sogni e di cartone che delimitano e allo stesso tempo dilatano il quotidiano. Adesso si può, come in una magia da Paese delle Meraviglie, dove le cose - e le case - da piccole all’improvviso diventano grandi. Da una settimana, di fronte ai giardini pubblici di Alghero, al numero 85 di via Manzoni, nel quartiere centralissimo della Mercede, Ignazio Chessa ha aperto Lo Teatrí. Una versione per umani di un teatro per burattini. Un posto piccolo ma curato nei dettagli, bello da visitare anche quando non suona o recita nessuno.



DAVANTI AI GRANDI. E li indica, quei grandi che si affacciano sui trentotto metri quadri del locale, e sulle trenta sedie dismesse da una scuola, dai finti palchetti appesi alle pareti. Ci sono, per esempio, Dario Fo e Franca Rame, Totò e i De Filippo, Pasolini, Beckett e Stanislavskij. Poi basta ribaltare le tavole e al loro posto appaiono i Kiss, i Beatles seduti accanto a Mozart e altri musicisti da leggenda. I palchetti (realizzati da Ruben Mureddu, Pietro Mureddu, Antonio Chessa, Dalila Chessa, Michele Gerra, Emanuele Fenu, Sara Pilloni, Carmelo Spinetti, Pupa Niolu, Ronnie Orroz, Nina Trudu e Carlo Solinas) sono solo alcune delle sorprese che affollano il piccolo spazio di Lo Teatrì. Ovunque si posi lo sguardo, si resta affascinati dai dettagli, dalla capacità di reinventare con amore oggetti comuni e materiali poveri: scenografie di vecchi spettacoli, tende e barattoli di vetro, maniglie colorate e appendiabiti di ottone, «acquistati con un’Opa, un’offerta di pubblico acquisto – scherza Ignazio – da tanti amici che hanno voluto contribuire alla nascita di Lo Teatrí».

E poi c’è il tocco di classe dato da un piccolo lampadario a goccia che sembra rubato dalla casa di una bambola, e invece è un dono di benvenuto del proprietario del negozio accanto. Proprio la vicinanza è la filosofia del teatrino algherese. Per necessità e anche per virtù: «Qui lo spazio è davvero poco – ammette infatti il direttore, - si sta gomito a gomito, le emozioni passano attraverso la pelle. Però per un artista può essere più gratificante esibirsi per pochi sguardi attenti che davanti al pubblico distratto di una piazza».