Quando a Sassari arrivarono i leoni

Successo al Verdi per lo storytelling sul teatro di via Politeama. Il ricordo del Circo Bernabò, nel 1908

SASSARI. Quella volta che a Sassari arrivarono i cammelli era l’aprile del 1908: insieme a ippopotami, scimmie, leoni e illusionisti del Circo Bernabò attraversarono la città per raggiungere la platea del Teatro Verdi, che allora – da sala per l’opera lirica e la prosa – poteva trasformarsi con eclettica disinvoltura anche in un’arena circondata dai palchetti. Le poltroncine infatti non erano ancora fisse come poi sarebbero diventate a metà anni Cinquanta. Quell’esperienza, insieme a tante altre che dal 1884 a oggi rispecchiano la vita sociale e culturale della città, è stata ripercorsa nello spettacolo “Invito a teatro: il Verdi racconta”. Uno storytelling scritto e diretto dalla giornalista Monica Demurtas, che nei giorni scorsi ha incuriosito, oltre al pubblico, le telecamere della rubrica del Tg2 “Tutto il bello che c’è”, catturate anche dall’esibizione a sorpresa del baritono sassarese di fama internazionale Alberto Gazale.

A fare gli onori di casa è stato il Teatro Verdi in persona, interpretato per l’occasione dall’attore Maurizio Giordo, che ha guidato il pubblico in un tour di esplorazione attraverso la platea, il foyer, la sala musica, il cortile, il dietro le quinte e il palcoscenico del Politeama costruito alla fine dell’Ottocento da un gruppo di imprenditori amanti della lirica, i cui discendenti oggi sono tra gli ultimi – se non proprio gli ultimi – palchettisti rimasti in Italia, da quando molti teatri nati come privati sono poi diventati comunali. Ad affiancare Giordo, lo storico Alessandro Ponzeletti, che – basandosi sul volume “Una città a teatro” di Aldo Cesaraccio – ha svelato i retroscena della storia del Verdi: dall’inaugurazione nel 1884 all’incendio del 1923 e alla successiva ricostruzione, fino alla ristrutturazione nella forma attuale negli anni Ottanta del secolo scorso. Evocati dal Teatro, si sono materializzati intorno agli spettatori mimi, ballerine, attrici del cinema muto e del sonoro: le mille anime del Politeama – incarnate dal Balletto del Mediterrano, dalla classe di arte scenica del Conservatorio Luigi Canepa, dagli allievi del laboratorio Racconti Erranti – che in più di un secolo di storia è stato di volta teatro lirico, di prosa, arena di circo, cinema, perfino ring per incontri di boxe.

«La storia ti incontra, talvolta ti travolge, poi ti trasforma come è successo a me», ha ricordato il Teatro al pubblico affascinato dai suoi racconti. «Io non mi sono mai mosso da qui, è stato il mondo a venire da me, insieme a personaggi come Mascagni, Totò, Petrolini, Vittorio Gassman», ha proseguito, consapevole del suo ruolo di custode di memorie storiche. E per niente disposto a cedere all’oblio, nemmeno da quando la stagione di prosa e quella lirica sono state trasferite al Comunale. In “Invito a teatro”, realizzato in collaborazione con la Cooperativa Teatro e/o Musica che gestisce il Verdi, la musica ha avuto un ruolo di primo piano.

Il pubblico ha accolto con grande entusiasmo l’apparizione a sorpresa del baritono Alberto Gazale, che ha interpretato la toccante aria del Rigoletto "Cortigiani vil razza dannata" indossando il costume realizzato per lui nel 2001, in occasione della sua esibizione all'Arena di
Verona, dalla costumista sassarese Carla Galleri. Applauditissimi l’assolo della talentuosa trombettista Jasmin Ghera e l’interpretazione del “Va pensiero” delle Corali Canepa e Santa Cecilia. Ulteriore nota di colore il brindisi in onore di Mascagni per il suo arrivo in città nel 1916.

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