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Tutti insieme per salvare la buchmesse di maggio

Dopo l’emergenza e la procedura di liquidazione un ricco programma per ripartire  Arrivano Javier Marias, Ammaniti e Saviano e il premio Pulitzer Andrew Sean Greer

Una serata dedicata ad Aldo Moro, nel quarantennale del suo rapimento e della sua morte, il 9 maggio, e una lectio magistralis sull’Europa dello scrittore spagnolo Javier Cercas, il giorno dopo al Lingotto, scandiscono i primi passi del Salone del Libro di Torino. Una edizione, la 31/esima in programma dal 10 al 14 maggio, «più ricca di sempre», con oltre 1.500 incontri, il ritorno delle grandi case editrici e una occupazione degli spazi – tutti sold out – cresciuta del 28%.

Al Sermig, l’Arsenale della Pace scelto dai vertici del Salone per presentare il programma, il direttore Nicola Lagioia e il presidente Massimo Bray scorrono il lungo elenco dei partecipanti. Tutti nomi di peso. Da Javier Marias, amatissimo scrittore spagnolo autore de “L’uomo sentimentale”, a Roberto Saviano, che parlerà di come cambia il mestiere di scrittore quando si lavora per la tv; da Niccolò Ammaniti, che presenterà la sua serie tv “Il miracolo”, a Andrew Sean Greer, fresco vincitore del Premio Pulitzer sezione Fiction con il romanzo “Less”. «Mi hanno telefonato ieri sera alle 23 per inserirlo – rivela Lagioia – vuoi dirgli di no?».

«Questo Salone non è una semplice fiera commerciale, ma un progetto culturale legato alla trasformazione di questa città, che noi amministratori abbiamo il dovere di difendere», sottolinea il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Un «dovere morale» per la sindaca Chiara Appendino, secondo cui il Salone è «un pezzo di storia di Torino». Parole, quelle dei rappresentanti delle istituzioni, che confermano l’intenzione di mettere a posto i conti e di dar vita a una nuova forma di gestione, per dare alla kermesse un futuro più solido di quella degli ultimi anni. «Se non ci fossero state tante persone che hanno lavorato a testa bassa, nella convinzione di contribuire ad un progetto importante per Torino e non solo, non ce l’avremmo fatta», sostiene Chiamparino, paragonando l’impresa di oggi a quella che portò il capoluogo piemontese a realizzare le Olimpiadi invernali del 2006. «Noi amministratori duriamo poco, scadiamo, ma eventi come il Salone del Libro no. Per questo abbiamo il dovere di mettere le basi, di dare garanzie perché il Salone del futuro non debba più essere organizzato in una situazione di emergenza» ha ribadito la sindaca Chiara Appendino, ricordando le difficoltà economiche che hanno portato al fallimento della Fondazione organizzatrice della buchmesse, ha ringraziato «tutti quelli che hanno lavorato a questa edizione, molti senza percepire alcun stipendio, nella convinzione che il Salone ce la farà». «La parola chiave è fiducia. Fiducia reciproca: noi nei confronti dei professionisti e dei fornitori del Salone, di cui ci stiamo occupando, e loro nei confronti di noi amministratori, che stiamo lavorano perché il Salone venga al più presto messo in sicurezza».

A prendere le redini della Fondazione del Libro, per la quale è stata avviata la procedura di liquidazione, sarà una newco pubblico-privata di imminente creazione. Una grande operazione per un grande Salone, il cui tema di quest’anno – “Un giorno, tutto questo” – vuole essere l’invito a fare proprio «quello spirito di unità e di concordia – conclude il presidente Bray – necessario a vincere le sfide». Quella di salvare la buchmesse come di far ripartire il Paese. Bray ha ricordato le parole dello statista democristiano a cui è dedicata la giornata del 9 maggio, che disse:«abbiamo fatto tutto il nostro dovere. E credo che l’abbiamo fatto con spirito di unità, di concordia e per il bene del Paese». «Per far ripartire questo Paese – ha sostenuto Bray – bisogna ricominciare da qui, dalla fiducia nelle relazioni, dalla volontà di vincere le grandi sfide. Proprio come faceva Aldo Moro, che ha sempre investito in questo».