Scritte in lingua catalana nel retablo di Tuili

Il restauro del dipinto del Maestro di Castelsardo torna a casa da Venaria. Svelati nuovi particolari

CAGLIARI. Sotto la pellicola pittorica, sotto i colori che ancora splendono sul legno del retablo di Tuili, sono nascoste decine di scritte che indicano gli olii e le tempere usate 518 anni fa dal Maestro di Castelsardo per realizzare il suo capolavoro. La scoperta è importantissima soprattutto per una ragione: le scritte sono tutte in lingua catalana, una conferma forse definitiva sulla provenienza del grande artista rinascimentale il cui nome è andato perduto nei secoli. A mettere a fuoco quei messaggi che arrivano dal passato è stata la squadra scientifica della Soprintendenza di Cagliari e Oristano, coordinata da Maria Passeroni: la restauratrice Annalisa Deidda ha lavorato per quasi un anno alla manutenzione dei legni, invasi e massacrati dai tarli. Ma anziché fermarsi all’intervento di disinfestazione ha disposto una serie di esami radiografici e all’infrarosso, che hanno rivelato l’esistenza delle scritte. Così, conclusa l’operazione, la Soprintendenza ha potuto restituire alla Sardegna un’opera risanata e allo stesso tempo informazioni storiche di valore inestimabile. Quelle parole tracciate tra il 1489 e il 1500 dalla mano del Maestro e probabilmente anche da artisti della sua bottega dimostrano che l’origine del retablo è in Spagna, così come il suo autore: «Si discute da anni sull’identità e sulla provenienza del Maestro di Castelsardo - spiega Maria Passeroni - adesso, grazie a questa scoperta, sappiamo qualcosa di più e abbiamo nuovi elementi su cui lavorare». Una cosa è certa: il celebre capolavoro è ritornato allo stato naturale, ai tempi in cui la famiglia Santa Cruz lo commissionò all’artista. Il restauro curato dalla Soprintendenza ai beni culturali di Cagliari e Oristano grazie al contributo di Banca Intesa - 40 mila euro - è concluso e l’opera, esposta fino al 16 settembre in una sala della reggia Venaria di Torino in compagnia di capolavori firmati da Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri, tornerà a casa, nella parrocchiale di Tuili, dopo un anno esatto trascorso in laboratorio. Il viaggio di ritorno è molto atteso in Sardegna, perché il retablo di San Pietro rappresenta probabilmente la perla più preziosa dell’arte figurativa antica nell’isola. Vanto e orgoglio di Tuili, che ospita il preziosissimo legno fin dal 1500.

L’occasione di rivivere il retablo nel suo pieno splendore è stata offerta dalla diciottesima edizione del programma «Restituzioni» rivolto alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale che Banca Intesa San Paolo organizza ogni due anni. L’esposizione torinese, fase conclusiva del progetto, comprende 212 opere d’arte italiane restaurate nel biennio 2016-2017 con il sostegno finanziario dell’istituto di credito. La Sardegna è entrata per la prima volta nel programma grazie all’iniziativa del soprintendente Fausto Martino con la collaborazione del vescovo della diocesi di Ales Roberto Carboni, dell’allora responsabile dei beni culturali della diocesi Franceschino Serra, del parroco della chiesa di San Paolo Antonello Muscas e del sindaco di Tuili Celestino Pittalis. Trasferito al laboratorio di restauro dopo un lavoro di selezione curato dal comitato scientifico di Banca Intesa, il retablo è stato esposto alla mostra di Torino, dove ha riscosso un grande interesse: «E’ stata considerata
una delle opere più particolari - conferma Maria Passeroni - e se finora la Sardegna era rimasta fuori da questa esposizione, Banca Intesa ci ha garantito che il patrimonio artistico dell’isola sarà preso in considerazione anche alle prossime edizioni».

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