Con il georadar ritornano alla luce gli antichi sotterranei dei giudici d'Arborea

È stato lo stesso strumento utilizzato nel Sinis per la città sepolta dei Giganti di Mont’e Prama. Così l’associazione “Oristano nascosta” ha ricostruito il tracciato di un’intricata rete di cunicoli

ORISTANO. Il tesoro della Oristano dei giudici di Arborea non è in superficie. Non è fatto di oro e gioielli, ma è ugualmente nascosto. È uno scrigno ricoperto oggi da strisce d’asfalto che seppelliscono quel sottosuolo non più impenetrabile e inesplorato. È lì giù, a pochi metri di profondità, che qualcosa di ancora misterioso sta venendo alla luce anche grazie all’utilizzo del georadar del professor Gaetano Ranieri che ha messo a disposizione la stessa tecnologia utilizzata per esplorare il sottosuolo di Mont ’e Prama a Cabras facilitando gli scavi e il recupero dei meravigliosi reperti. È lì giù che si trova la “Oristano nascosta”, nome che l’associazione di cui fanno parte Marco Piras, Antonello Manca, Maurizio Casu e don Gianni Pippia ha scelto di darsi. È la Oristano nascosta che riemerge da quando è iniziata l’esplorazione della città più segreta di Ugone, Mariano ed Eleonora d’Arborea.

Pochi metri sotto i nostri piedi si può fare un viaggio al centro della terra dei giudici. Lì a regnare è un intreccio di cunicoli – oggi in buona parte murati e non più collegati tra loro, ma il reticolato è facilmente ricostruibili con le nuove tecnologie. In epoca medievale, quei cunicoli erano uniti. Oggi sono la porta d’accesso a una serie di interrogativi e ipotesi più o meno suggestive che ancora devono essere portate all’attenzione degli storici. Cos’era e a cosa serviva quel reticolato fatto di lunghi corridoi, di stanze più ampie in cui sostare, di cisterne dove ancora oggi l’acqua si raccoglie? Ammazzando i sogni, si potrebbe pensare a una serie di spazi nati per far defluire le acque che altrimenti avrebbero ripetutamente sommerso la città. Insomma, un’opera di ingegneria che doveva consentire a Oristano di non morire annegata in un periodo in cui stagni e paludi erano assai più estesi di oggi e arrivavano sino alla cinta muraria della città sotto la cui bandiera si portò avanti il sogno unitario della Sardegna.

Ma si può volare molto più in alto perché tanti indizi lasciano intuire che quel labirinto di strade fosse qualcosa di più di una semplice opera idraulica. Le dimensioni, i punti di collegamento tra una parte e l’altra, possono far pensare che quello fosse un sistema di protezione per la città e, in particolare, per i suoi signori. Lo snodo centrale è la reggia degli Arborea, trasformata in carcere nei secoli successivi. In quella che oggi è piazza Manno risiedevano i giudici con la corte ed è da lì che si dipanano le strade sotterranee che hanno un’altezza di quattro metri e dove potevano anche passare due persone a cavallo affiancate.

Quello è un periodo di guerre, di lotte per la conquista del potere in Sardegna e un sistema di protezione sotterraneo non sarebbe certo un unicum. Oristano avrebbe riproposto, pur con tutte le difficoltà legate alla presenza dell’acqua e delle zone paludose, qualcosa che già altrove in Europa funzionava. Non è un caso che la strada sotterranea consentiva il collegamento dalla reggia con la Cattedrale e la piazza d’armi degli Arborea che, dopo essere stata sede del Distretto militare, è oggi in fase di recupero. Sempre da piazza Manno, per altre direttrici, si arrivava poi alla chiesa di Santa Chiara, luogo di preghiera dei signori della città e ancora verso piazza Mariano, quindi già fuori dalla città medievale. Oppure verso l’attuale piazza Roma dove in quei secoli la torre di Mariano era la via di uscita dalla cinta muraria.

È proprio in quest’ultimo luogo che si svolse un episodio ancora non chiarito del tutto dagli storici per come si svolsero gli eventi. È il 1368 e Oristano è sotto assedio, le truppe aragonesi non danno tregua e si pensa che ormai non ci sia più modo di resistere. Invece accade qualcosa che ribalta le sorti della battaglia di Sant’Anna. L’esercito aragonese viene colto di sorpresa alle spalle dalle truppe degli Arborea di Ugone III e Mariano IV, incredibilmente materializzatesi sul campo. Sfruttando questo vantaggio l’esercito dei giudici vince la
battaglia, spezza l’assedio su Oristano e uccide il comandante Martinez de Luna a capo degli aragonesi. Da dove arrivavano le truppe liberatrici? Forse avevano attraversato proprio quei tunnel sotterranei che consentirono loro di sbucare in aperta campagna e organizzare la controffensiva.

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