Guida alla grande bellezza: un’isola tutta da scoprire

In edicola il libro “Il giro della Sardegna in 501 luoghi”

SASSARI. Sono giustamente ricordate – e apprezzate – le parole con le quali alcuni scrittori hanno saputo definire la diversità, e quindi anche il fascino e il mistero della Sardegna. Già nel Trecento Fazio degli Uberti ne parlava in versi nel suo «Dittamondo», riferendosi alla nostra lingua: «Io viddi che mi parve meraviglia / una gente che alcuno non l’intende, / né essi sanno quel ch’altri bisbiglia». Mentre quattro secoli più tardi il gesuita e naturalista Francesco Cetti sintetizzava un concetto più generale: «Non v’è in Italia ciò che v’è in Sardegna, né in Sardegna v’è quel d’Italia». Una scoperta che tarda. Ci sono state poi, anche in seguito, delle condizioni che hanno impedito e rallentato la scoperta della vera natura di questa terra e dei suoi abitanti. Per prima il mare, che la rende l’unica vera grande isola dell’Italia; e poi la malaria, la terribile «intemperie» che diveniva micidiale per i forestieri che, a differenza dei locali, sembravano non avere nessuna difesa contro il contagio.

La copertina del libro
La copertina del libro


TERRA DA SCOPRIRE. È stato così che, come è noto, l’isola è stata esclusa dal «grand tour» seguito dai tanti viaggiatori che dal Nord Europa “scendevano” in Italia: arrivavano magari fino alla Sicilia, ma non “deviavano” per venire da noi. La «scoperta» della Sardegna è andata così avanti molto lentamente, e ancora oggi ci sono luoghi e monumenti poco conosciuti. Pesano anche le distanze interne, e spesso la nostra incapacità a valorizzarli: molte volte mancano i segnali, ad esempio, oppure si interrompono, o ancora conducono in luoghi che non meritano di essere raggiunti. Un fascino che cresce. In questo modo il mistero e il fascino si perpetuano, e finiscono per attrarre ancora di più i viaggiatori e i turisti che non temono la fatica dei percorsi e le difficoltà a individuare le mete. Per il verso opposto si sono venuti formando nell’isola degli specialisti della materia, che la conoscono a fondo e sono in grado di indirizzare i forestieri alla visita dei luoghi più facili e noti come di quelli più lontani, sconosciuti, misteriosi.

Il dolmen Sa Coveccada a Mores
Il dolmen Sa Coveccada a Mores


CON OCCHI NUOVI.  Di questo piccolo gruppo fanno parte a pieno titolo Gianmichele Lisai e Antonio Maccioni, gli autori del volume che da venerdì 25 maggio verrà distribuito in edicola con «La Nuova» (a 6,70 euro più il prezzo del giornale): titolo «Il giro della Sardegna in 501 luoghi», sottotitolo «L’isola come non l’avete mai vista»; elegantemente rilegato e arricchito con disegni, conta poco meno di 450 pagine. Quello che ci vuole. Nel dedicarsi a questo lavoro i due autori hanno imparato, scrivono nell’introduzione, a vedere i luoghi «con occhi nuovi», prima per loro stessi, poi a vantaggio del lettore. Ma a monte di questo loro genere di scrittura, a parte una ovvia curiosità, ci sono elementi concreti di preparazione e di studio. Per prima una conoscenza di base della Sardegna, della sua storia, geografia, tradizioni. Poi la ricerca e la raccolta delle notizie, dei materiali, non solo da saggi e riviste di cultura o specializzate, ma anche dai quotidiani, anche dai fumetti. E infine hanno seguito la lezione di Vittorio Angius, che andava di persona a verificare cose e persone, e per questo fa apprezzare ancora oggi quanto ha scritto sulla Sardegna e sui sardi di un secolo e mezzo fa.

UN LUNGO VIAGGIO. Lisai e Maccioni hanno avuto quella stessa disponibilità a muoversi per raggiungerli, quei luoghi che descrivono, per verificare quali sono i percorsi da seguire; se le notizie rintracciate rispondono a verità; e riportarne quell’impressione personale che rende genuina e convincente la pagina che ne traggono. Dodici sezioni. Nel loro lungo e dettagliato viaggio i due autori hanno raggiunto i monumenti più noti, quelli già meta del turismo di massa, ma anche quelli meno conosciuti, o appena scoperti. E alternano i due generi all’interno delle dodici sezioni in cui il libro è diviso.

Le dune di Piscinas
Le dune di Piscinas


NURAGHI E BANDITI.  Così tra i luoghi dell’archeologia troviamo la necropoli di Tuvixeddu di Cagliari e la domus de janas Sa Conca ’e Mortu di Irgoli; tra quelli della storia e della leggenda la festa di Sant’Efisio a Cagliari e l’eremo di San Trano a Luogosanto; tra quelli dedicati ai banditi una scheda sul famoso Giovanni Tolu accostata a una sul molto meno conosciuto Agostino Alvau; e così via in tutte le altre sezioni, che sono dedicate all’arte, alla letteratura, al cinema, alla musica, alla natura, ai sapori, al turismo e allo sport. Una guida tematica. Ogni scheda è riferita sempre a un luogo, così che il lettore scorrendo l’indice può sapere subito cosa c’è da vedere nel punto in cui si trova o dintorni, o in quello che vuole raggiungere, e anche se risponde ai suoi interessi.

TESORI NASCOSTI. Ora che la guida turistica organizzata per itinerari, alla quale ci aveva abituati il Touring Club, è passata di moda, nel loro libro Lisai e Maccioni ce ne propongono una di genere nuovo, a carattere episodico e tematico. Per fare qualche esempio, chi si trova a Nuoro e ha interesse per l’archeologia può, percorrendo pochi chilometri, raggiungere Oliena per visitare il villaggio nuragico Sa Sedda ’e Sos Carros, oppure Orune per vedere la fonte sacra Su Tempiesu; se si occupa di storia trova tra Fonni e Orgosolo il borgo militare di Pratobello; se di religione e tradizioni può seguire in città la sagra del Redentore; se inclina per la letteratura trova intorno a sé le tracce di Grazia Deledda e di Salvatore Satta; se è affascinato dai banditi quelle di Corbeddu a Oliena, di Graziano Mesina a Orgosolo, di Tandeddu a Orosei. E così via.

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