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Casa Brigaglia, a Sassari come in un pianeta di carta

Casa Brigaglia, a Sassari come in un pianeta di carta

La visita alla biblioteca di Manlio Brigaglia non è solo un’esplorazione nella mente di un erudito, è anche un pellegrinaggio a un tempio del libro

La visita alla biblioteca di Manlio Brigaglia non è solo un’esplorazione nella mente di un erudito, è anche un pellegrinaggio a un tempio del libro. L’omaggio alla semplice e immutabile potenza della scrittura. «Ogni nuovo libro per Manlio era come un figlio» ci accoglie con gentilezza e disponibilità Marisa Brigaglia Bonaiuto, che col marito ha condiviso l’amore per la cultura e la vita. Una dichiarazione che descrive il “facitore di libri” come Il Professore dichiarava di essere. Ma è nella seconda frase che si coglie di più la sua idea del rapporto con la cellulosa stampata: «Mi regalava i libri e poi se ne scordava, li prestava o li regalava» ricorda con ironia e affetto la signora.

Per Manlio Brigaglia ogni volume era uno strumento, un veicolo, un’arma potente. Non era un oggetto da impacchettare col fiocco: doveva vivere, circolare, fare il suo mestiere. «Questo è vero, il Professore non era un bibliofilo-feticista, eppure aveva un rispetto estremo, non troverai una pagina con un orecchio o una riga sottolineata, nemmeno a matita» spiega Salvatore Tola – collaboratore di Brigaglia e storica firma della Nuova con la sua pluridecennale rubrica “La Sardegna libro per libro” –. Tola è la guida che mi accompagna nell’esplorazione dei due appartamenti in viale Umberto, «il bibliotecario di Manlio» lo definisce con un sorriso la signora Bonaiuto. Due piani in cui il Professore ha vissuto e lavorato, il primo dove abitò con la moglie, il secondo quello dei suoceri. L’ordine da seguire è quello stratigrafico, lentamente i libri hanno occupato prima lo “studiolo” in fondo all’appartamento superiore per poi invadere inesorabilmente i corridoi e le stanze e, infine, scendere di un piano per continuare la loro azione pervasiva occupando anche questi spazi. Approdo finale ma anche fucina di produzione, il salotto studio dove campeggia il grande tavolo circolare su cui il Professore lavorava e scriveva le sue “Memorie sassaresi”. «Questa scrivania fu un mio regalo – confessa la signora – . È ancora ingombra di lavoro, lettere, manoscritti, documenti. Prima di ordinarla bisogna studiare cosa conserva». Scorrendo i dorsi dei volumi, esplorando le stratigrafie degli scaffali, si percepisce come la scienza dello storico abbia preso il sopravvento sulla passione iniziale per la letteratura. La monumentale Storia della letteratura italiana Garzanti è sullo scaffale più alto dello studiolo (cioè lo strato più antico), circondata da saggi letterari, se lo sguardo segue le costole verso l’uscita, i libri di storia, sociologia e antropologia raccontano la mutazione di interesse del Professore e sono la testimonianza dell’epica editoriale di Brigaglia.

La collana storica di Chiarella, l’avventura delle edizioni della Torre di cui il Professore fu fondatore e poi illustre collaboratore, la storia dell’antifascismo in Sardegna con le copertine di Angelo Liberati, la sua traduzione di Le Lannou. Tutto progettato senza note a piè di pagina, perché la lettura doveva essere scorrevole e adatta a tutti. Il carattere Bodoni dall’interlinea nitida, descrive l’amore per l’arte tipografica, la cura di ogni particolare, dalla copertina alle legature. E Brigaglia era amato dai tipografi per la sua precisione: niente era da rifare per indicazioni imprecise. L’animo da editore del Professore traspare da questi volumi, che raccontano non solo l’evoluzione della storiografia ma anche le vicende e i protagonisti dell’editoria sarda.

Naturalmente ci sono anche i romanzi, accanto a testi giornalistici e di teatro. «Leggeva i bestseller internazionali ma poi li regalava» rivela Salvatore Tola. Eppure ci sono dei libri che incuriosiscono e che il Professore ha conservato, i titoli

più importanti di Asimov, “Sol Levante” di Crichton, “Il professore va al congresso” di Lodge.

Un mondo di volumi ancora tutto da esplorare e ricchissimo di sorprese con il contrappunto di opere d’arte di artisti contemporanei e le tenere foto dei tanti nipoti.
 

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