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Civiltà di metallo tra Guspini e Arbus

Un affascinante percorso minerario nel tunnel Anglo-Sardo appena aperto al pubblico

Un grande museo itinerante di archeologia industriale con al primo posto il tunnel Anglo-sardo appena aperto al pubblico. E poi le dune di sabbia più alte d’Europa, chilometri di spiagge dorate e un mare dalle alterne colorazioni di azzurro e verde: un angolo di Sardegna dove storia e natura si integrano per offrire un itinerario da favola. Vedere per credere. Il territorio è quello dell’ex bacino minerario Montevecchio-Ingurtosu (frazioni di Guspini e Arbus), uno dei principali tasselli del Parco geominerario, storico e ambientale della Sardegna (dove si estraevano piombo, zinco e argentite), che ha nel litorale di Piscinas la sua degna appendice marina, selvaggia e lontana anni luce dai grandi insediamenti turistici e dalle contaminazioni edilizie. In questo straordinario scrigno turistico-culturale, sulla costa sud-ovest della Sardegna, si arriva da Guspini o Arbus. Dalla statale 131 si entra a Guspini dopo aver preso lo svincolo di Sanluri (25 chilometri di strada rettilinea), oppure, provenendo dal centro-nord dell’isola, si devia per Marrubiu, quindi Terralba e si prosegue per San Nicolò Arcidano sulla statale 126. Alle porte di Guspini ecco a destra la provinciale 66 per Montevecchio, seguendo le indicazioni stradali precise e puntuali. Percorsi quattro chilometri si entra nel vivo del bacino minerario. Superato sulla sinistra il villaggio di Sciria, compare sulla destra l’ingresso (con l’indicazione a grandi caratteri Miniera di Montevecchio) agli impianti Levante-Piccalinna, da cui svetta l’imponente Pozzo Sartori. È il primo sito di archeologia industriale fruibile ai visitatori nel bacino di Montevecchio. Recentissima l’apertura alle visite guidate della galleria Anglo-Sarda, al momento percorribile per 900 metri nel primo livello di profondità (25 metri). A gestire le visite è una cooperativa giovanile per conto del Comune di Guspini, territorialmente proprietario, con la collaborazione tecnica dell’Igea e del Parco Geominerario. Tutte le relative informazioni sono reperibili sul sito web minieraMontevecchio. La visita agli impianti di Levante dura circa due ore, l’itinerario prosegue poi verso il centro abitato di Montevecchio immerso nel verde delle pinete e dei boschi di lecci. La strada comincia a farsi di grande suggestione ambientale e visiva: sulla destra si incontra il caratteristico Pozzo Sant’Antonio che nelle viscere della terra si ricollega attraverso la galleria Anglo-Sarda agli impianti di Levante. Ancora due chilometri nel bosco di pini e lecci ed ecco immerso nel verde il suggestivo centro abitato di Montevecchio, con i suoi edifici storici e le palazzine dei dipendenti. C’è da tanto da vedere – anche qui con visite guidate –: da non perdere assolutamente il “percorso Direzione” all’interno della palazzina direzionale della miniera, dove oltre agli uffici c’era anche l’abitazione della famiglia di Giovanni Antonio Sanna, il sassarese che a metà dell’800 scoprì il primo giacimento e ottenne dal re Carlo Alberto la coltivazione. Una costruzione stile liberty, al cui interno è possibile rivivere, grazie a un’attenta ricostruzione degli ambienti originari, i fasti della borghesia ottocentesca e, nei locali del sottotetto, le modeste condizioni di vita della servitù. Fra affreschi e sculture, il gioiello è sicuramente la “Sala Blu”, fiore all’occhiello del palazzo utilizzata inizialmente come sala dei ricevimenti e poi come luogo di rappresentanza. Sempre a Montevecchio centro, da vedere il museo mineralogico e la foresteria dirigenziale. Da Montevecchio il percorso minerario potrebbe proseguire verso Ingurtosu, ma la strada provinciale è attualmente in precarie condizioni per alcune frane e smottamenti della carreggiata ed è percorribile solo con auto fuoristrada. Una grossa penalizzazione perché a metà percorso si trova uno straordinario esempio di recupero di archeologia mineraria: il cantiere di Telle con lo storico Pozzo Amsicora. Per raggiungere Ingurtosu occorre tornare da Montevecchio ad Arbus (6 chilometri) e proseguire sulla statale 126 per una decina di chilometri fino al bivio di Sa Perda Marcada, seguendo poi l’indicazione Ingurtosu-Piscinas. Tre chilometri e al passo di Pitzinurri si apre la vallata che scende, tra i lecci, verso Ingurtosu, villaggio fantasma un tempo con oltre 3mila abitanti, oggi poche decine. Scendendo verso la costa, i siti minerari di Pozzo Gal e Naracauli, quest’ultimo caratterizzato dalla Laveria Bressey, un simbolo dell’archeologia mineraria. Ultima tappa, percorsi 6 chilometri, le straordinarie dune di sabbia di Piscinas, la strada sterrata che si snoda ai loro piedi e infine spiaggia e mare.