Il tesoro dell’ultimo fuggiasco di Pompei

Insieme con lo scheletro trovato un borsellino di cuoio con un gruzzolo di monete d’argento 

NAPOLI. Ha aspettato in casa fino all’ultimo. Chissà forse sperava che la terra avrebbe smesso di tremare e che quella pioggia di cenere che ormai da diciotto lunghe ore cadeva da cielo in quell’agosto assurdo si sarebbe in qualche modo fermata. Purtroppo non è stato così e deve averlo capito anche lui a un certo punto che la situazione si faceva davvero disperata. Per questo ha cercato il borsellino di cuoio, lo ha riempito con tutte le monete che aveva in casa – venti d’argento e altre di bronzo– ed è uscito trascinando la gamba rotta e dolente. Disperato e solo, sì, ma non era un nullatenente il fuggiasco zoppo ritrovato qualche giorno fa a Pompei all’angolo tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei balconi. Sotto il suo scheletro, che è stato da poco rimosso e portato in laboratorio, gli archeologi hanno trovato i resti di un sacchetto, insieme con il tesoretto di monete e le tracce di quella che potrebbe essere stata una chiave.

Tutti particolari, fa notare il direttore del Parco archeologico Massimo Osanna, «che portano a pensare ad un esponente della classe media, forse un commerciante, che proprio per la sua gamba malmessa aveva deciso a dispetto di tutto di rimanere a casa e si è convinto a fuggire solo all’ultimo, quando ormai era troppo tardi». Le monete che aveva addosso, «esemplari interessanti e di tante epoche diverse» sono ora all’esame dei numismatici che ne stanno definendo il taglio e il valore, gli archeologi hanno contato al momento venti denari d’argento e due assi di bronzo per un valore nominale, almeno in apparenza, di 80 sesterzi e mezzo.

«In pratica circa 500 euro di oggi – dice ancora Osanna – una somma con la quale nell’antica Roma una famiglia media di tre persone poteva vivere più o meno due settimane». Nel gruzzolo recuperato ci sono monete imperiali come un denario legionario di Ottaviano Augusto e due denari di Vespasiano, insieme anche ad un denario legionario di Marco Antonio, comune a Pompei, con l’indicazione della XX legio. Non un gran tesoro, quindi, ma una cifra comunque ragguardevole, soprattutto se si pensa che il poveraccio
deve averla radunata in tutta fretta, negli attimi di concitazione in cui deve aver trovato il coraggio per avventurarsi zoppicando sulla coltre di lapillo rovente. A vederlo oggi, quel gruzzolo di monete con l’argento ossidato e il verderame, fa veramente impressione. (s.l.)

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