«Nell’Italia intatta la Sardegna merita un posto in prima fila»

L’ultimo libro del geologo e conduttore tv Mario Tozzi «Siete la terra dei ritmi lenti e degli ultimi uomini gentili»

SASSARI. C’è tanta Sardegna nell’Italia intatta di Mario Tozzi: il Sulcis-Iglesiente, il Supramonte di Urzulei, la Barbagia di Seulo, la spiaggia di Budelli, l’età geologica che rende la nostra isola un qualcosa di unico nel Mediterraneo. “L’Italia intatta” è proprio il titolo dell’ultimo libro, pubblicato da Mondadori, del geologo e conduttore televisivo di trasmissioni seguitissime come “Geo & Geo” e “Atlantide”. Un libro che si muove lontano dalle rotte conosciute e anche dalle immagini stereotipate di un patrimonio culturale trascurato, per raccontare luoghi, persone e situazioni incontaminate e naturali. Ce ne sono tanti, di questi luoghi, da Nord a Sud «e non finisci mai di scoprirne di nuovi. La mia è una ricerca all’interno di un’Italia varia, mai globalizzata, capace di cambiare totalmente in pochi chilometri. Abbiamo isole come la Sardegna e la Sicilia, ma possiamo fare grandi scoperte in Abruzzo e in Calabria o andare sulle cime di montagne innevate. E non parlo solo di paesaggi: parlo anche delle persone e degli animali. Quanta Italia intatta abbiamo da scoprire e visitare? Impossibile dirlo, è davvero tanta».

Lei conosce bene la Sardegna: quanto c’è ancora di intatto nella nostra isola?

«La Sardegna resta una delle regioni più intatte d’Italia, soprattutto grazie a Renato Soru, che da questo punto di vista dovrebbe essere fatto santo subito. Finché restano le sue leggi, siete al sicuro».

Nel libro definisce la Sardegna “l’inizio di tutto”.

«La vostra isola è il pezzo più vecchio dell’Italia e se vogliamo dirla tutta, è anche l’unico vero pezzo europeo mentre tutto il resto arriva dall’Africa e ha assunto questa conformazione diciassette milioni di anni fa per via di una rotazione dei continenti».

A questo si collega anche il suo sostegno alla teoria che Atlantide potrebbe essere stata proprio da queste parti?

«La questione va vista diversamente. Nel senso che non ci sono certamente prove che quando Platone parlava di Atlantide si riferisse proprio alla Sardegna, anzi, riconosco che ci sono alcuni punti che potrebbero essere insormontabili come la posizione delle Colonne d’Ercole. Non riesco però a capire perché il mondo accademico si rifiuti categoricamente anche solo di discuterne, un atteggiamento di chiusura che mi sembra esagerato. Detto questo, la storia della Sardegna come Atlantide non deve essere necessariamente vera, però può essere verosimile e suggestiva e se foste un po’ più furbi la cavalchereste come si deve, è un qualcosa sul quale si dovrebbe lavorare in maniera intelligente. Per fare un paragone: nessuno si sogna di dire che quella dell’Iliade sia una storia vera, eppure guardate cosa tutto hanno saputo costruirci attorno. Per quel che mi riguarda, se davvero Platone parlando di Atlantide si riferiva davvero a un’isola al centro del Mediterraneo, quella non può che essere la Sardegna e mi dispiace che il mondo accademico non voglia confrontarsi».

Tornando al libro, si sofferma parecchio sulla spiaggia di Budelli.

«Budelli da questo punto di vista è “la spiaggia”. Nel senso che è un posto meraviglioso scampato al disastro, un paradiso naturale ancora intatto, non ti puoi nemmeno fare il bagno ma è bellissimo così. Purtroppo credo che attorno ci siano cose fuori contesto ,per esempio l’idea di costruire un tunnel sottomarino che colleghi La Maddalena alla terraferma. Va bene tutto ma non è che Palau sia esattamente al centro del mondo».

Parla anche del Supramonte di Urzulei e della Barbagia di Seulo, dei parchi geominerari.

«Sono questi i percorsi nei quali spostandosi in pochi chilometri cambia tutto e non puoi non rimanere affascinato, è una regione che non finisci mai di scoprire. Nel Supramonte di Urzulei trovi paesi curati, animali autoctoni come il cervo sardo, speri di poter vedere nelle acque di Cala Gonone gli ultimi esemplari della foca monaca. Nella Barbagia di Seulo invece ti trovi immerso nell’atmosfera di una società arcaica con tutte le sue tradizioni».

La sua teoria è che la Sardegna ha nel turismo intelligente la sua vera risorsa di sviluppo: quali consigli darebbe?

«Principalmente quello di fare tutto con molta attenzione, lasciando perdere modelli come quello thailandese. La vostra regione deve proporre qualcosa di diverso dal mordi e fuggi, deve proporsi come la terra
del tempo lento. La gente quando viene da voi deve farlo con l’idea di rimanerci a lungo e scoprire valori che chi viene di fretta non può invece apprezzare. E se permettete, la Sardegna è anche la terra dove vivono gli ultimi uomini gentili e per questo non si deve mercificare tutto».

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