“Piccole tracce di vita”, le poesie di Melis

Da oggi è in libreria per Feltrinelli la nuova raccolta di versi dello scrittore cagliaritano

«Vengo da un’isola/che confina/a nord con il cielo, / a sud con il mare,/ a est con l’alba / e a ovest col tramonto./ Vengo da un’esistenza /che ha confinato troppo a lungo / col dolore, /ma laggiù ho imparato /che ogni inferno ha un buco /da cui si riesce /a contrabbandare amore». E’ la prima delle poesia di Andrea Melis, raccolte nel libro “Piccole tracce di vita. Poesie urgenti” , che Feltrinelli manda in libreria oggi.

Melis (nato a Cagliari nel 1979) è grafico, videomaker e scrittore, ha pubblicato articoli di cultura e racconti noir per riviste e quotidiani nazionali e stranieri. Tra i membri fondatori del Collettivo Sabot, ha firmato romanzi insieme con autori come Massimo Carlotto e Francesco Abate, tra cui “Perdas de Fogu” (E/O, 2008). La sua prima opera in poesia, “#Bisogni”, una selezione di versi autoprodotta grazie a una campagna di crowdfunding, è andata esaurita in poco più di un mese. Da quella raccolta, riveduta e ampliata, nasce “Piccole tracce di vita. Poesie urgenti”.

L’orizzonte della poesia di Andrea Melis è quello apparentemente ristretto della vita quotidiana: la cucina di casa dove sbuffa una caffettiera, la linea di una spiaggia in estate, due anziani che ancora si scambiano tenerezze su una panchina, la meraviglia delle parole di una figlia bambina di fronte al mondo, la polpa di riccio e i baci, i balconi fioriti e il sesso. Un orizzonte in cui la vita scorre fragile, sospesa su un filo sottile, in un gioco in cui si intrecciano desiderio e paura, speranza e angoscia. E anche quando si toccano temi non strettamente privati – come quando si parla di razzismo e di violenza sulle donne – è per dire che niente si può veramente capire, niente si può veramente risolvere se non si sta dalla parte della vita nuda, della vita nella sua immediatezza quasi biologica. Tanto più si è forti, di fronte alla Storia, quanto più si è deboli, quanto più si è capaci di rimanere umani e di non rinunciare a sognare. «Credo in Babbo Natale, / nella Befana / e nelle fate dei dentini. / Credo nei lupi, nelle cicale e nelle principesse./ Credo negli eroi senza macchia e senza paura, / nella saggezza dei vecchi / e nella magia. / Credo nei miracoli / e nell’amore a prima vista. / Credo ciecamente nei sogni, / specie quelli più grandi dei miei. / Credo in ciò che illumina gli occhi ai bambini / e fa battere i cuori di ogni età». Un piccolo credo laico in cui è racchiuso il senso della poesia di AndreaMelis.

Quando l’autore ha cominciato a pubblicate i suoi versi su Facebook le condivisioni sono diventate una valanga, così come è stata una valanga il crowfunding che ha reso possibile la pubblicazione di “#Bisogni”. Ora Feltrinelli, niente più autoproduzione. Segno che Andrea Melis viene incontro a un bisogno diffuso di tenerezza contro il cinismo
imperante. Un consiglio, quindi: la prossima volta che incontrate qualcuno che vuole convincervi che gli esseri umani sono una merda e che è giusto che ci sbraniamo a vicenda perché è sempre stato così, rispondetegli coi versi di Andrea Melis: «Di sogni non si vive/ma senza si muore».

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