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L’enciclopedia dell’amore di  Fulvio Abbate: mettersi a nudo davanti ai lettori
“LOve” 

L’enciclopedia dell’amore di Fulvio Abbate: mettersi a nudo davanti ai lettori

Conviene essere subito chiari con il lettore: l’ultimo lavoro di Fulvio Abbate, “LOve. Discorso generale sull’amore” (La Nave di Teseo, 437 pagine, 19 euro) è qualcosa di assolutamente straordinario;...

Conviene essere subito chiari con il lettore: l’ultimo lavoro di Fulvio Abbate, “LOve. Discorso generale sull’amore” (La Nave di Teseo, 437 pagine, 19 euro) è qualcosa di assolutamente straordinario; un libro difficilmente afferrabile quanto sorprendente. Si potrebbe tentare di abbozzare qualche definizione: la struttura da abecedario – disordinato – e le voci pseudo-enciclopediche ne fanno un prezioso tomo di consultazione sull’esperienza amorosa, che però può misurarsi solo e soltanto con la memoria personale. Per l’autore l’amore non si può raccontare senza mettersi a nudo davanti ai propri lettori, è necessario dare una parte di sé: un gesto, che se completamente privo della pur minima traccia di narcisismo – questo è il caso –, diventa coraggio e dissipazione della propria storia personale.

Chi conosce Fulvio Abbate sa che questa è una sua disposizione – contemporaneamente – naturale e intellettuale: il suo impegno, svolto attraverso la geniale Tele Durruti, il movimento “Situazionismo e libertà”, la costante presenza sui social media e in televisione, si muove dentro quell’elegante ironia e un tono tra il dimesso e distaccato che però vuole gridare con forza inaudita l’incomprensibile (o a volte, paradossalmente, troppo comprensibile) assenza nella società italiana di una vera cultura laica in cui «eros e fantasia» abbiano lo spazio che disperatamente anelano.

La nutrita presenza e disponibilità al dialogo – diremmo situazionale, militante, al seguito delle proprie idee – cui Abbate si offre, spesso fanno dimenticare o disconoscere ai più (è definito comico, giornalista, politico, opinionista) che lui è semplicemente uno scrittore; a partire dallo splendido esordio di “Zero maggio a Palermo” (1990), ristampato lo scorso anno proprio da La nave di Teseo, fino a quel piccolo capolavoro che è “Intanto anche dicembre è passato” (2013). “LOve” dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che scrittore imprevedibile, spiazzante sia Abbate, e ne mostra la non comune caratura. Basterebbe il titolo per incunearci in un’avventura che va ben oltre la narrativa: un errore di battitura, il tasto per la maiuscola trattenuto un secondo in più, che diventa un’inaspettata produzione di senso (il genere di incidente che affascinava il grandissimo Alberto Savinio) tanto da meritarsi la mancata correzione. Abbate lo spiega nelle prime pagine: «Puro frutto del caso alla fine ci è sembrato perfetto per restituire con evidenza emotiva (cioè molto più che grafica) l’immediatezza dell’amore, il suo stupore primario, la bocca che sospende nello spazio dell’emozione la O di un sentimento assoluto in crescendo, Love, LOve…», non mancando di incrociare deliziose corrispondenze: «Magari la stessa sillaba pronunciata dalla voce di Vladimir Nabokov nell’incipit di “Lolita”». Non entreremo nelle numerosissime voci del “Discorso” di Abbate (dalla A di Attesa alla I di Innamorato), ci sembra più importante rivelare che l’enciclopedismo formale del libro lascia spazio fin da subito alla libertà del romanzo: con la ricorrenza, attraverso le voci, di personaggi memorabili, oltre gli incontri con Lando Buzzanca, Eleonora Giorgi e Gloria Guida, il dialogo – a tratti serrato – con Camus e lo spettro benigno di Vitaliano Brancati.

Il nodo più rilevante però è cercare di capire quale sia per l’autore quell’oscuro oggetto chiamato “amore”. Una delle definizioni di Abbate, che cita en passant i celebri versi di Pasolini da “Le ceneri di Gramsci” sull’immanenza dell’amare,
è che l’amore sia sempre «un discorso insoluto». Risposta di semplicità spiazzante, ma per nulla evasiva. Una magnifica lezione di educazione sentimentale, per capire e contemplare ogni innamoramento e (quindi) ogni delusione che la fiamma del desiderio accende, incomprensibilmente.

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