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Poesia di corde e legno: a Cabras l’artista delle chitarre amate dai grandi

Poesia di corde e legno: a Cabras l’artista delle chitarre amate dai grandi

Rinaldo Vacca, da muratore a liutaio

Il destino legge uno spartito imprevedibile e suona usando corde che nemmeno il miglior chiromante sarebbe in grado di descrivere. Logica e fato non appartengono alla stessa orchestra, si muovono su livelli separati, creano universi che si incontrano anche grazie alla lucida follia di chi è cresciuto costruendo case, ma è sbocciato trasformando il legno in capolavori della liuteria. La prova è tutta nella storia di Rinaldo Vacca, 58enne di Cabras, che un bel giorno di trent’anni fa ha deciso di abbandonare i lavori in muratura per diventare uno dei migliori architetti dei cordofoni a pizzico che nello specifico, e più semplicemente, sono le chitarre classiche.

Il bivio

«A metà degli anni ’80 facevo il muratore in un’impresa – ricorda Rinaldo – e un giorno mentre rientravamo da Sorradile ho deciso che avrei mollato il mio lavoro per iniziare a costruire chitarre. L’ho detto al mio titolare mentre eravamo ancora in viaggio, erano i giorni prima di Natale». Il periodo migliore per farsi un regalo, insomma. Anche perché l’idea non era nata all’improvviso, sembrava una pazzia ma in realtà era il frutto di un pensiero su cui Rinaldo rimuginava da tempo. Forse sin da quando è nato l’amore per lo strumento: «La mia passione per la chitarra classica è nata quando ero militare a Roma, è stato allora che ho sentito alcuni commilitoni suonarla e me ne sono innamorato. Prima preferivo la chitarra elettrica e nemmeno sapevo che quella classica si potesse suonare con tutte le dita e senza usare il plettro». Dopo il colpo di fulmine è iniziato l’approfondimento: «Quando sono rientrato a Cabras, dopo la leva, ho iniziato a suonarla insieme all’amico Sandro Vargiu – racconta il liutaio – ma il vero amore è sbocciato quando abbiamo sentito un concerto di Armando Marrosu, il primo docente di chitarra in tutta la Sardegna. Ci è sembrata una cosa bellissima e abbiamo deciso di prendere lezioni. Prima eravamo convinti che si potesse imparare da autodidatti. Andavamo una volta alla settima da Tore Erdas, a Oristano, fino a quando Sandro non ha avuto l’idea di provare a costruire una chitarra». Come capita spesso ai segni seminati dal destino sulla strada della vita, l’input del cambiamento è arrivato dall’esterno: «La sorella di Angelo, Graziella Erdas, suonava la viola, ed era andata a Parma a ritirarne una. Conosceva la nostra idea e ci aveva portato un manuale che insegnava a costruire le chitarre. Ho iniziato così, seguendo quelle istruzioni». Il primo tentativo, però, si rivelò un fiasco. Al punto che di quella chitarra, la numero 1, non è rimasto nulla: «L’abbiamo distrutta. Io mi sarei arreso ma Sandro ha voluto continuare e quando mi ha detto di aver a disposizione alcuni legni pregiati, ci abbiamo riprovato». Risultato: meglio, ma ancora insufficiente. La passione, però, era sbocciata e impossibile da fermare. Rinaldo ha lasciato il lavoro e si è dedicato anima e cuore alla liuteria. «All’inizio avevo addirittura fatto le forme in cemento per modellare le mie chitarre. Funzionavano, ma erano troppo pesanti. A quel punto ho deciso di attrezzare un piccolo laboratorio, anche se più che altro facevo restauri. Guadagnavo pochissimo, ma me lo potevo permettere perché non avevo famiglia e vivevo con i miei».

Il successo

Da allora sono passati parecchi anni e tantissimi altri tentativi fino a quando le chitarre di Rinaldo Vacca sono diventate strumenti eccezionali, suonati dai migliori musicisti del mondo: «Solo adesso, dopo tanti anni, inizio a essere soddisfatto delle mie chitarre. Non lo dico per falsa modestia, è la realtà. Fare il liutaio è come fare il cuoco, una volta che impari la ricetta la puoi riprodurre sempre ma rimane la variabile degli ingredienti che possono cambiare per necessità o per scelta, ottenendo un prodotto uguale ma diverso. Mi riferisco agli spessori e all’assemblaggio, sono questi i segreti della liuteria». A dare una mano a Rinaldo c’è sempre lo stesso amico: «Tutto quello che produco passa prima dall’orecchio del mio amico Sandro. È lui che mi consiglia quando si tratta dei dettagli del suono». Il gruppo di ascolto e prova, in realtà, è più ampio: «Mi danno una mano anche tanti altri chitarristi che provano le mie chitarre e ne valutano il suono». Nel corso degli anni anche il rapporto con i chitarristi è cambiato: «Prima, agli inizi, mi facevano richieste dettagliate su alcune qualità delle chitarre. Adesso le vogliono come le faccio io». Tra i clienti di Rinaldo ci sono alcuni fuoriclasse della chitarra acustica. Uno su tutti, Kazuhito Yamashita, è tra i più apprezzati al mondo: «L’ho conosciuto durante una mostra a Parma, nel 2010. Era con un chitarrista italiano che conosco e che me l’ha presentato. Quando ha provato la mia chitarra non ha fatto apprezzamenti particolari, ha mosso la testa in segno di approvazione ma poi si è lamentato del tipo di corde che avevo montato. Non gli piacevano. Dopo 5 anni, nel 2015, ho ricevuto una sua mail che iniziava così “Non so se ti ricordi me…”. Da allora ha iniziato a suonare le mie chitarre perché mi ha detto che gli erano piaciute moltissimo».

L’alieno

La valutazione di Rinaldo Vacca sul chitarrista giapponese è categorica: «Yamashita è il più grande, nell’ambiente è considerato un alieno». E l’extraterrestre suona la chitarre cabraresi, le vanta davanti al pubblico ed è arrivato a organizzare un concerto in Sardegna per avere la possibilità di visitare il laboratorio di Rinaldo. In realtà, nella rubrica telefonica del liutaio ci sono tanti altri cognomi famosi ma, a domanda diretta, Rinaldo risponde così: «Molti chitarristi di valore internazionale si rivolgono a me, ma non mi piace fare nomi, non vorrei dimenticare qualcuno». Le regole di ingaggio, invece, sono poche e chiarissime: «Per avere una mia chitarra è necessario commissionarla scegliendo il materiale e indicando qualche misura, se ci sono esigenze particolari». Gli incontri, invece, avvengono alle fiere: «All’ultima a cui ho partecipato, a Parma, ho conosciuto persone arrivate dalla Puglia per incontrarmi. La verità è che non avrei mai immaginato di avere successo e invece adesso ricevo ordini dal Texas e da New York, oltre che da tutta Italia». La dimensione paesana, poi, non lo disturba: «Non ho intenzione di lasciare Cabras, se lo facessi guadagnerei molti più soldi ma non mi interessa. Qua sto bene, partecipo alle fiere e grazie a Internet le distanze non sono più un problema. Posso comunicate con tutto il mondo da casa».

C’è un altro aspetto che proprio non stuzzica Rinaldo Vacca: «Non suono in pubblico. Non sono preparato, farlo ad alti livelli è davvero difficilissimo. Mi limito a costruire le chitarre e a prediligere il suono ricco di armonici, non troppo asciutto e con un buon volume. È questo il mio ideale ma la cosa veramente importante è che
deve avere un bel suono. Adesso alcuni ne esasperano la costruzione, aggiungono il carbonio alla cassa armonica per aumentare il volume, ma così facendo perdono la qualità del suono. Una scelta che non mi piace, preferisco utilizzare i miei metodi e i materiali tradizionali».



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