leggendo metropolitano 

L’editoria ai tempi di app e serie tv

Stefano Mauri e Roberto Keller ospiti del festival letterario a Cagliari

CAGLIARI. Il tema delle grandi famiglie editoriali, complice l’assenza di Andrea Gessner di Nottetempo, è stato declinato, sul palco di Leggendo Metropolitano come metafora. Stefano Mauri – fondatore del gruppo Gems e Chiarelettere – e Roberto Keller, direttore della casa omonima, specializzata in traduzioni e reportage dall’Europa orientale, sollecitati da Maria Rosa Mancuso, hanno spiegato come si sopravvive alla crisi e alla concorrenza digitale, continuando un mestiere ancora capace di creare comunità, di libri e di lettori. Così Keller ha ricordato come il Nobel assegnato a Herta Müller nel 2009 li costrinse a lavorare giorno e notte: «La cosa più bella è stato aver assistito alla città di Rovereto che si è messa in moto e ha riempito i capannoni della tipografia per aiutare questo piccolissimo editore allora a etichettare a mano tutte le copie che dovevano andare in libreria, un regalo di umanità».

Valore artigianale rivendicato anche da Mauri che ricorda come il gruppo Gems abbia avuto occasione di diventare grande «comprando case editrici, rilanciandole, ricostruendole con un buon scouting, in giro per il mondo cercando opere prime di autori emergenti, senza pulsioni predatorie. La parte più bella del nostro lavoro è scoprire nuove voci». Le cose più difficili del mestiere sono la costruzione di un catalogo e far vivere i titoli. La prima regola è il risparmio. «Perché – spiega Mauri – di dieci libri pubblicati, su cinque perdiamo, di quattro si recuperano i costi, su uno guadagniamo. Perciò devi sempre partire con enormi ambizioni di successo, essere ostinato e credere nei tuoi autori». E poi bisogna avere pazienza, perché nel tempo la qualità e l’esperienza intercetta il gusto dei lettori. E se l’annoso tema dell’eccesso di titoli in commercio è datato quanto l’invenzione della stampa, oggi la variante dell’e-commerce rende disponibile un milione di libri con cui compete ogni novità. «Una novità l'e-commerce – spiega Mauri – che ha cambiato completamente il mestiere del libraio. Ma le librerie che fanno più fatica sono oggi i megastore, mentre nascono tante piccole librerie di quartiere, che devono rispondere alla sfida non vendendo libri ma la libreria che ha scelto per i clienti i libri migliori».

E se la lettura è insidiata da App e videogiochi mangiatempo è pur vero che «girano tanti soldi nelle serie tv che story teller d’ingegno che ieri avrebbero fatto i giornalisti o gli scrittori si concentrano su quelle. Vero è però che a monte di tutto c’è sempre un libro, meno centrale, ma ancora il veicolo culturale più stabile, resiliente e forte».

Uno spazio di riflessione merita la crisi del diritto d’autore nell’epoca del tutto gratis: «La propaganda delle piattaforme di internet cerca di indebolire il diritto d’autore sostenendo che è istituto antiquato – ha concluso Mauri –, e che ha bisogno di un tagliando. Ma le nuove tecnologie devono aiutare perché venga assolto più facilmente, non ignorato o abolito. Molti sono ingenuamente convinti che gli artisti, siano
essi musicisti o scrittori, indipendentemente da come la società li tratta producano spinti da furia creativa. Non è così, molti autori avranno scritto il primo o il secondo libro per esigenze espressive dopodiché non avrebbero avuto i mezzi per dedicare il loro talento alla creazione».

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