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Alghero-Bosa: due ruote a picco sul mare

Alghero-Bosa: due ruote a picco sul mare

45 chilometri nella natura selvaggia tra fioriture di ginestre e l’avvistamento dei grandi rapaci 

Quando la si percorre per la prima volta in moto a guidare è l’emozione. Certo non bisogna avere fretta e nemmeno abbassare la soglia dell’attenzione: tanta bellezza rischia di accecare e di distrarre. Stiamo parlando della litoranea Alghero-Bosa, una serie di tornanti a picco su panorami mozzafiato. Quando cielo e mare sembrano toccarsi, è facile essere rapiti.

Sarebbe opportuno programmare più fermate in una delle tante piazzole di sosta e lì, con i piedi ben piantati a terra e le mani libere, volgere lo sguardo a 360 gradi. D’altronde la provinciale 105 per tutta la lunghezza dei suoi 45 chilometri è “La Strada”, quella che ogni motociclista sogna di percorrere a cavallo della sua due ruote. Il perché è presto detto: la litoranea ha curve sinuose che aprono a scenari meravigliosi ma sono anche pericolose se non affrontate con le dovute cautele.

Strettoie, tratti di asfalto sdrucciolevole e scivoloso per via delle ricorrenti frane, soprattutto durante l’inverno, possono creare problemi ai migliaia di bikers, ma anche ciclisti e camperisti che da aprile in poi la percorrono a tutte le ore del giorno. Fino a regalarsi al calare della sera uno dei tramonti sul mare più belli e struggenti mai visti prima. Da sempre, o meglio da quando è stata scoperta dai grandi flussi l’Alghero-Bosa o viceversa è molto di più di un semplice trasferimento. È un tragitto che si cerca, si macinano chilometri per immergersi in un circuito naturale. Un vero e proprio viaggio dentro il selvatico che in modo particolare a primavera assume i colori dell’arcobaleno. Dal bianco candido del fiore dell’asfodelo e della carota selvatica, al giallo della senape e della ginestra oltre all’intermittenza di papaveri rossi. Rocce, canyon, ma soprattutto insenature sul mare che a velocità moderata si apprezzano in tutta la loro bellezza. Non per niente il percorso è stato più volte protagonista di spot pubblicitari automobilistici d’effetto.

La provinciale 105 a metà strada tra Alghero a Bosa diventa 49: due numeri per un unico tragitto che per essere assaporato in tutta la sua bellezza va completato fino in fondo. Magari percorrendo la strada in direzione nord-sud, una scelta non casuale per tenere sulla destra quel mare che guarda alla Spagna che nelle giornate di vento schiuma e si sente ruggire fin dall’asfalto.

Si lascia Alghero dopo aver sorpassato le spiagge di Las Tronas che prendono il nome da due scogli cilindrici a forma di trono. Prima di imboccare i tornanti che saranno una costante per tutto il percorso si incontra ancora nell’abitato della cittadina catalana Calabona, località che dà il nome all’omonima spiaggia. Successivamente la strada si stacca dalla costa per una manciata di chilometri e attraversa un altopiano punteggiato di oliveti e di case coloniche che marcano quel tratto di campagna abitata.

Ambiente ma anche storia recente, per molti anni segreta, quella che si interseca al km 6,300 passando accanto alla deviazione per la base di Pòglina. Un centro dove si addestravano, clandestinamente, gli uomini che avrebbero dovuto opporsi alla temuta invasione armata da parte dell’Urss e di altri Paesi dell’Est ai tempi della guerra fredda.

Ancora qualche stretto tornante e dopo una discesa si costeggia le spiaggia della Speranza: siamo nel territorio di Villanova Monteleone, paese che sorge sulla collina ma che ha anche un importante sbocco sulla costa. Il percorso continua quasi interamente sotto costa. Ad un certo punto cambia anche la provincia e quella di Sassari lascia il testimone a quella di Oristano. Ci si avvicina sempre di più al territorio di Bosa.

Le frane provocate dalle recenti piogge hanno costretto per centinaia di metri a mettere in sicurezza la strada obbligando a percorrerla per un tratto a una corsia e un semaforo assicura la precedenza in maniera alternata, poco più avanti un’altra strettoia e ancora un piccolo tratto a una corsia è segnalata soltanto da una cartellonistica a bordo strada che
suggerisce prudenza e occhi bene vigili.

La magia non è finita: gli ultimi chilometri che mancano ancora – una decina – per raggiungere il centro abitato di Bosa regalano il volteggiare dei grifoni, rapaci unici che solo qui nidificano rendendo il percorso ancora più prezioso.

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