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Bertas sempre in pista: con la nostra musica cambieremo il mondo

Bertas sempre in pista: con la nostra musica cambieremo il mondo

Il brano più noto è “A mio padre piaceva Pantani”, ma quale sia quello più bello è difficile dirlo. Stiamo parlando dell’ultimo Cd dei Bertas, “Cambia il mondo”, da qualche giorno in distribuzione in...

Il brano più noto è “A mio padre piaceva Pantani”, ma quale sia quello più bello è difficile dirlo. Stiamo parlando dell’ultimo Cd dei Bertas, “Cambia il mondo”, da qualche giorno in distribuzione in edicola, allegato alla rivista Plico, periodico della casa editrice sarda Mediando. In tutto 16 brani non legati tra di loro da un filo comune. Alcune sono fiabe, altre poesie. Tutti testi molto belli scritti da Franco Castia, da anni l’autore di gran parte delle canzoni dei Bertas. Le musiche invece sono di Mario Chessa e Marco Piras, vale a dire dei membri storici del gruppo, insieme a Enzo Paba. Gli arrangiamenti sono stati curati dal gruppo pop più longevo della Sardegna (ma un paio di brani sono stati arrangiati da Antonio Leardi dei Train to Roots e uno da Paolo Erre). La registrazione è stata effettuata negli Studi Bertas mentre il mixage è stato eseguito da Alberto Erre nei Blu Studio di Sassari. Prestigioso il gruppo degli ospiti: da Lele Melotti ad Antonello Coradduzza fino alla formazione Funky Jazz di Berchidda diretta da Antonio Meloni.

Ma vediamo meglio i diversi brani vestiti, di volta in volta, da musiche diverse: dal country all’hip-hop fino alle sonorità elettroniche. Particolare l’attenzione dedicata alle figure femminili. E minimo comune multiplo delle canzoni l’attenzione al mondo degli ultimi, dei più fragili, di quelli che non hanno voce. E a proposito di donne, va ad aprire l’album il racconto della leggenda di “Paska”, la giovane banditessa di Orgosolo, Paska Devaddis, fiera e coraggiosa, datasi alla macchia perché accusata di complicità con due assassini e morta nella notte del 6 novembre 1913. Morta troppo giovane in una terra in cui sono molti quelli che non ce la fanno. Come racconta “L’innocente”

Ma ci sono anche quelli che non si rassegnamo come “Maria di catrame”, dedicata a un’altra donna, Simone Weil, la filosofa e scrittrice francese che nei suoi 34 anni di vita ha lasciato una lezione di dignità e di coraggio. Una vita da imitare. Ecco poi Pantani, un’altra tragica figura dei nostri tempi, un ciclista mitico morto in circostanze ancora da chiarire. Un inno contro il cinismo è poi “La vita continua”, dedicata a chi vuole sperare. Nonostante tutto. Settima traccia dell’album “Cambia il mondo”, il sogno di tutte le generazioni, la speranza di poter vivere in un pianeta più giusto. Nonostante gli opportunisti, gli “Yes man”, i leccapiedi che ti ritrovi in ogni epoca storico e in qualunque latitudine.

Ha il sapore di criiica e di protesta sardista “La serva”. La più politica e identitaria delle canzoni del disco. Ma c’è anche spazio per le canzoni d’amore e per i sentimenti personali di stampo più cantautorale. E poi la canzone contro la guerra e perfino una su quello che i teologi chiamano “il silenzio di Dio”

Insomma, un album ricco, intelligente, politematico o se volete, multicolore. Un lavoro che si differenzia dai precedenti. Anche perché si tratta del primo disco dei Bertas completamente in italiano in oltre mezzo secolo di attività musicale. Un bel cd, ben scritto e ben suonato e cantato, come è nelle abitudini della band sarda. Un lavoro da ascoltare tutto d’un fiato, da sentire a casa o in auto. O preferibilmente nei concerti di piazza che, a partire dalle prossime settimane, il gruppo proporrà in diverse località dell’isola e non solo.

Ad accompagnare i Bertas dal vivo e in
questo disco, sono i collaboratori storici della band, dal batterista Fabrizio Loriga a Giuseppe Gadau, il bassista che ha sostituito Carlo Costa, uno dei fondatori della band, più di mezzo secolo fa.

E poi i coristi: Franco Castia, Maria Rosaria Soro ed Enrica Virdis.



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