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Un click ed ecco la tua statua in gesso

Un click ed ecco la tua statua in gesso

Nicola Zucca di Sestu, unico in Italia, fa ritratti anche a dimensione naturale con la stampante 3D 

Dodici secondi immobili su una pedana rotonda circondata da sensori, come una Tac ma senza alcuna sofferenza. Dopo, la sorpresa: un file transitato in pochi attimi fra Sestu e Palo Alto in California si apre sul monitor formando la figura umana perfetta, un’immagine digitale in tre dimensioni, nitida come una foto ad alta definizione. Dall’immateriale al fisico il passaggio può durare poche ore: il prodotto finale è una statua in resina e gesso, grande come un personaggio del presepe o di più, fino a dimensioni naturali.

Momento cruciale

Un risultato sbalorditivo, utile a soddisfare manie di grandezza ma anche soltanto a fissare nello spazio un momento cruciale della propria vita, la bellezza che sfiorirà o la prestanza della giovane età. Sembra un racconto di Philip Dick invece è la realtà e neppure tanto virtuale. Sestu, via Monserrato, un piccolo laboratorio con una vetrina che sembra presa in prestito da un parrucchiere: è la sede di Minitù, centro attivo di un’idea nata nella mente di Nicola Zucca, cagliaritano di 45 anni, quinta elementare ma laurea honoris causa in curiosità e iniziativa. Software vivente di umiltà e gentilezza, questo ragazzo non ragazzo lavora da quand’era poco più che un adolescente: «Forniture industriali – racconta senza alcuna concessione all’enfasi autocelebrativa – e officine meccaniche di precisione, dalla Saras alla Remosa. Trent’anni così, dalla mattina alla sera, ma non ho mai smesso di guardarmi attorno...». L’illuminazione è arrivata un anno fa, girando per le fiere della tecnologia. Il mondo della tridimensionalità, volumi e non più immagini che si materializzano nel vuoto, il videogioco che si fa realtà, come prendere in mano e dare corpo all’organizzazione sfrenata delle molecole: «Ho capito subito che quello è il futuro» annuisce indicando le sue creature digitali. Futuro già presente, perché Nicola è adesso il solo operatore in Italia a stampare corpi umani in 3D: «Per adesso sono il primo – conferma con visibile orgoglio – in tutto il mondo siamo in sei». L’inizio, quelli giusti direbbero la start up, non è stato facile: «Serviva un investimento notevole – fa memoria Nicola – e io non avevo granché sul mio conto. Alla fine ho investito trent’anni di lavoro, la mia famiglia era d’accordo, ho preso questo locale a Sestu e mi sono buttato a capofitto». Costi altissimi: un bodyscanner che occupa da solo la metà del laboratorio, una delicata stampante 3D, personal computer potentissimi e monitor ad alta definizione dove elaborare le immagini. La procedura è quella che seguirebbe un fotografo di ritratti: si sale sulla pedana installata al centro dello scanner, gli occhi verso un punto preciso e l’attesa che la macchina compia il giro su se stessa. Dodici secondi esatti, non uno di più: finito. Da quel momento in poi il cliente consegna la propria immagine digitale in tre dimensioni a Nicola, che la elabora secondo gli accordi: «Vengono persone di ogni età, c’è chi chiede la statuetta insieme alla moglie o alla fidanzata, certe volte col bambino. Quando consegno il risultato la reazione è sempre di stupore, non siamo ancora abituati a questa meraviglia della tecnologia digitale».

A cavallo

Per la statua a cavallo bisognerà attendere: «C’è un problema di dimensioni e di disponibilità del quadrupede». Minitù è collegata direttamente con il laboratorio californiano che serve tutti e sei gli operatori del 3D sparsi nel mondo. Il file dell’immagine scansionata dev’essere trasmesso a Palo Alto, ma ritorna a Sestu in meno di due minuti. L’ultimo passaggio è sulla stampante, da dove l’effige fisica esce già quasi perfetta e colorata su una base di resina e gesso. Nicola scorre una galleria d’immagini, in buona parte riversate anche sul profilo facebook della sua piccola azienda: compare la sagoma inconfondibile del comico Benito Urgu, difficile distinguerlo dall’originale in carne ed ossa. Poi giocatori di calcio, cestisti, cantanti, qualche giornalista televisivo: «Penso alle infinite applicazioni di questa tecnologia, nella fase di partenza il mio impegno è rivolto soprattutto a farla conoscere e a suggerirne l’uso». A Napoli lo sbocco elettivo sarebbe il presepe, dove al posto di anonimi pastori comparirebbero umani veri, con nome, cognome e posture abituali. In una Sardegna un po’ refrattaria all’innovazione la strada dello sviluppo commerciale appare impervia. Racconta Nicola Zucca: «Faccio ancora fatica a convincere le persone che questa cosa si può fare, esiste già e ha un costo abbordabilissimo». Una statuetta da trenta centimetri di altezza viaggia attorno ai cento euro, la Minitù è in grado di produrre copie fisiche a un livello di definizione incredibile. Al punto che a qualcuno l’idea ha fatto nascere fantasie proibite: «Sì – conferma sorridendo Nicola – c’è chi vuole la statuetta nudo e colleghi stranieri hanno scansionato corpi avvinghiati in pose... insomma, ci siamo capiti».

Frontiera inesplorata

Ma se il successo commerciale deve ancora arrivare, Nicola ha già portato a casa quello che cercava: «Non volevo vivere per lavorare, ma lavorare per vivere. Ecco perché sono felice, perché mi sento al centro di una fase importante. Lo dico? Ma sì, lo dico: il 3D è la nuova rivoluzione industriale, una frontiera ancora in gran parte inesplorata che darà certamente sviluppi fondamentali». Scorrere le pagine del web per trovare conferma: c’è chi paragona la scoperta della stampa in 3D a invenzioni fondamentali, quelle che hanno cambiato la storia dell’umanità. Nel mondo sono in corso di sperimentazione applicazioni d’ogni tipo, dal campo medico a quello dell’edilizia. Ma se il tempo del progresso ha bisogno ancora di tempo, l’elenco delle possibilità è già lunghissimo: «In pochi sanno che si può costruire una casa su un computer, trasmetterla e farne uscire i componenti su una stampante 3D a migliaia di chilometri di distanza. Il costo? Non più di tremila dollari». Il resto è realtà: dalle valvole cardiache alle protesi odontoiatriche. Fino alla chirurgia estetica: «Ho visto le immagini di una persona che aveva il viso sfigurato, gli mancava la metà della faccia – racconta Nicola – Ebbene, grazie a una scansione in 3D è stata prodotta una protesi facciale in resina e gli è stata applicata. Quella persona che non usciva di casa da tre anni ha riacquistato una vita e relazioni normali». Suona strano sapere che un giovane sardo privo di titoli accademici, figlio del proprio lavoro e della propria iniziativa, dialoga con ingegneri informatici americani che lo considerano un collega, l’unico collega in Italia. Suona ancora più strano che in questa Sardegna impegnata spasmodicamente a cercare ragioni d’orgoglio nel passato remoto qualcuno abbia scelto di navigare nelle acque difficili dell’innovazione, puntando su prodotti che sembrano usciti da Matrix. Eppure è così,

c’è ancora chi punta la propria vita sulle idee: «Aiuti pubblici? Quando ho avuto bisogno di qualcosa ho chiesto aiuto a Nicola Zucca e ha fatto quello che poteva. Vado avanti da solo, sono convinto che alla lunga le idee e il lavoro finiranno per pagare».


 

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