“Le vie del manga” di Igort dalla graphic novel al cinema

Dalle tavole dell’autore cagliaritano il film di Stilo oggi al Biografilm di Bologna Un itinerario nei luoghi della cultura giapponese, ma anche un viaggio interiore

SASSARI. Pubblicato in autunno da Oblomov Edizioni, “Quaderni giapponesi. Il vagabondo del manga” è diventato subito l’ennesimo successo di Igort. Un libro che ha conquistato tantissimi lettori, portati nel magico Paese del Sol Levante dai disegni e dalle parole del grande fumettista. Attraverso l’immersione nelle pagine nate da un nuovo viaggio compiuto dall’autore cagliaritano in quella terra lontana che considera come una seconda casa. Ad accompagnarlo questa volta anche un regista, il romano Domenico Distilo pronto a catturarne i pensieri, oltre a mostrare i luoghi visitati e a testimoniare gli incontri che hanno alimentato il viaggio, in modo da raccontare al meglio la genesi dell’ultimo capolavoro del fumettista.

Il risultato è il documentario “Manga Do. Igort e la via del manga” che oggi sarà presentato a Bologna in anteprima mondiale al Biografilm, festival cinematografico internazionale interamente dedicato alle biografie e ai racconti di vita. Non annunciata la presenza del protagonista, proprio in questi giorni Igort è impegnato nella lavorazione del suo primo film come regista (tratto dal suo fumetto “5 è il numero perfetto”), il documentario sarà introdotto da Domenico Distilo insieme al produttore Marco Lo Curzio (Sciara produzioni). Sessanta minuti circa per racchiudere le immagini girate seguendo l’artista sardo da Tokyo a Nagoya, dalla penisola di Kii a Hiroshima. Proprio la visita al Museo della Pace, nella città devastata dalla bomba atomica sganciata dagli americani il 6 agosto del 1945, rappresenta uno dei momenti emotivamente più forti per Igort che nel libro ha scelto di inserire delle fotografie al posto dei suoi disegni.

«Non ci ero mai stato in tanti viaggi in Giappone – ha raccontato in un’intervista alla Nuova all’uscita del fumetto – perché ne avevo terrore. E il museo è davvero una cosa mostruosa, ti fa veramente capire che siamo andati oltre. È qualcosa di indescrivibile. Avevo iniziato a fare ad acquerello i paesaggi di Hiroshima distrutta. Ma diventava bello, lirico, poetico. E non puoi farlo bello, è immorale. Il disegno in quel caso non poteva essere inserito, ci volevano le foto perché fanno paura ed è quello che io ho provato lì nel museo».

Una tappa difficile, ma necessaria, di un viaggio fatto anche di incontri sorprendenti. Come quello con Madame Naito, la signora delle famose terme di Yunotsu, o quello con il maestro cartaio Shinji Idani, erede di una lunga tradizione di fabbricanti della speciale carta washi. La visita al suo laboratorio a Izumo, unica vera richiesta prima della partenza di un viaggio particolare organizzato con l’aiuto di una guida speciale: il fotografo sassarese Giovanni Piliarvu, da oltre dieci anni residente in Giappone e specializzato in paesaggi. Un grande conoscitore della natura giapponese, di luoghi anche lontani dai flussi turistici. Quelli ricercati da Igort che ha ripreso in mano l’idea di raccontare il Paese del Sol Levante con un’idea precisa: viaggiare seguendo l’esempio dei grandi artisti degli ukiyoe, le stampe giapponesi. Hiroshige, Hokusai e gli altri grandi poeti dell’immagine.

«Ho cominciato a mettermi sulla strada, a contemplare la natura», dice l’autore sardo. Un viaggio di ricerca, una sfida per capire se il racconto disegnato, mezzo d’espressione che Igort esplora ormai quarant’anni, può avvicinarsi e nutrirsi di quegli stessi atteggiamenti contemplativi che hanno fatto la storia della poesia e della pittura dei grandi autori giapponesi del passato. Così la via del manga diventa non soltanto un itinerario nei luoghi fondativi della cultura giapponese, ma anche un viaggio interiore. La via, come nelle discipline orientali, arriva a rappresentare un percorso intrapreso per trasformare una tecnica, quella del fumetto, in una pratica di perfezionamento.

Il documentario di Domenico
Distilo, al quale contribuiscono anche le musiche del compositore cagliaritano Stefano Guzzetti, vuole portare lo spettatore su questa via seguita da Igort. Un maestro, ma sempre alla ricerca di qualcosa in cui mettersi alla prova. Con lo sguardo rivolto al Giappone, luogo dell’anima.

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