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Bombe e fiamme la guerra di Clooney

Bombe e fiamme la guerra di Clooney

Il canto delle cicale e l’ululato dei cani sono l’unico sottofondo musicale della prima notte d’estate. La campagna olbiese è totalmente immersa nel buio, addormentata, sferzata da un leggero...

Il canto delle cicale e l’ululato dei cani sono l’unico sottofondo musicale della prima notte d’estate. La campagna olbiese è totalmente immersa nel buio, addormentata, sferzata da un leggero maestrale che spazza via il caldo accumulato durante il giorno. Ma è alle 2.28 che succede qualcosa che sospende l’oscurità e che sveglia chi riposa nei paraggi. Esplosioni, fasci di luce, colonne di fumo che si innalzano imponenti verso il cielo.

Sembrano immagini che arrivano dalla Siria, invece siamo alle porte di Olbia, sulla pista dell’aeroporto dismesso di Venafiorita. Niente paura. La guerra stavolta è finta. È solo George Clooney che bombarda il suo set. La serie tv «Catch–22» è ambientata durante la Seconda guerra mondiale. E così, sceneggiatura alla mano, il regista e attore americano, nella notte tra mercoledì e giovedì, non si è lasciato sfuggire l’occasione di rendere il tutto ancora più realistico. Dopo ore di studi, preparativi ed evacuazioni di massa, il vecchio aeroporto di Venafiorita, tra l’altro realmente bombardato 75 anni fa, si è ritrovato sotto una pioggia di fuoco e fumo nero. Uno spettacolo studiato nei minimi dettagli e durato poco più di un minuto. Tanto è bastato per girare una delle scene più spettacolari di «Catch–22».

Le operazioni pre bombardamento ricordano molto il finale del film Incontri ravvicinati del terzo tipo. In aperta campagna, sotto un cielo particolarmente stellato, ci sono centinaia di persone che lavorano nel cuore della notte. Preparano il set e attendono che gli artificieri inneschino il bombardamento. Ci sono decine di auto che vanno e vengono, autoarticolati in manovra, mezzi con i lampeggianti arancioni, quattro potentissimi fari che formano un’unica colonna di luce alta centinaia di metri. Sulla pista dell’aeroporto scelto da Clooney come set si vedono anche aerei da guerra degli anni Quaranta e decine di comparse che recitano sotto le ali dei caccia. Poi, dopo ore e ore di incessanti preparativi, il set viene quasi totalmente evacuato. Via le comparse, allontanati pure gli addetti ai lavori. Si spengono anche i quattro fari. La pista dell’aeroporto di Venafiorita si svuota all’improvviso e si prepara al bombardamento.

Alle 2.28 scatta l’ora X. Prima un’esplosione di luce e subito dopo un primo boato. Poi parte la raffica. Un minuto di deflagrazioni e nuvoloni di fumo a forma di fungo. Sembra un vero bombardamento. La luce rossa illumina la campagna attorno e lascia senza parole i pochi automobilisti nottambuli che percorrono le strade vicino Venafiorita. Poi lo spettacolo finisce. Sulla pista dell’aeroporto restano solo alcune fiamme ormai più basse che sprigionano una cortina di fumo che il vento spinge verso il mare.

Non si conosce con esattezza il trucco utilizzato dalla produzione di «Catch–22» per inscenare il bombardamento notturno di Venafiorita. Di certo non sono stati utilizzati dei veri bombardieri. Con tutta probabilità, invece, lungo la pista sono state sistemate enormi cisterne contenenti gas o altri liquidi altamente infiammabili. Al resto ci hanno pensato dei bravi artificieri, che, quando Olbia e il vicino paese di Loiri si erano addormentati da un pezzo, hanno dato il via alle danze del fuoco. I boati sono stati avvertiti nelle immediate vicinanze e anche a Olbia, in particolare nei quartieri a sud della città. Una volta ripulito il set, le riprese della serie tv che ha come regista e interprete George Clooney proseguiranno spedite fino alla fine di luglio. Poi la troupe si sposterà nella zona di Viterbo.

Certo, era tutto finto. Le bombe stavolta non erano vere. Ma una situazione molto simile l’aeroporto di Venafiorita l’ha già vissuta. Ormai 75 anni fa. In piena Seconda guerra mondiale qui ancora non esisteva la pista: Venafiorita, all’ombra del castello medievale di Pedres, era un campo di volo. Era utilizzato dall’aviazione italiana e anche da quella tedesca. Nel 1943, nei mesi di maggio e giugno, i caccia americani presero di mira Olbia e Golfo Aranci. Gli aerei alleati bombardarono la città, uccidendo ventidue persone. E bombardarono, dopo il porto e l’idroscalo Anfossi, anche l’aeroporto di Venafiorita. Qualche
mese più tardi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’aeroporto passò alle truppe alleate. Una ventina di anni dopo, invece, da qui cominciarono a partire i primi voli della compagnia aerea Alisarda, poi Meridiana e oggi Air Italy. Negli anni Settanta, il definitivo abbandono.

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