IL DIBATTITO 

Antonio Segni, la felice stagione di un politico controverso e attuale

SASSARI. Un libro che disegna il ritratto di un politico controverso, sicuramente figlio dei suoi tempi e protagonista di una stagione italiana di altissimo livello. Ieri la sede della Fondazione di...

SASSARI. Un libro che disegna il ritratto di un politico controverso, sicuramente figlio dei suoi tempi e protagonista di una stagione italiana di altissimo livello. Ieri la sede della Fondazione di Sardegna ha ospitato la presentazione del volume “Antonio Segni. La politica e le istituzioni” scritto dal ricercatore dell'Università di Sassari Salvatore Mura e pubblicato dal Mulino.

All’incontro, coordinato dal direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa in una sala gremita, hanno partecipato oltre all’autore anche Mario Segni, figlio di Antonio e presidente della Fondazione Antonio Segni, Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna, Marco Milanese (direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari), Emanuele Bernardi, ricercatore dell’Università di Roma La Sapienza e il senatore del Pd Luigi Zanda. E da tutti gli interventi è emessa, insieme alla complessità della figura, la grandezza del politico di tutta la sua generazione: «Adesso si va a urlare nei talk-show, sinceramente leggere questo libro mi ha provocato anche una certa nostalgia» ha detto introducendo la serata Antonio Di Rosa. Una serata «nella quale si parla di storia e di un pezzo di storia, il fatto che accada a Sassari mi provoca una certa emozione» ha confessato Mario Segni. Di certo non è stato facile cimentarsi in un lavoro come questo: «Me lo hanno sconsigliato in tanti, io non dimentico invece che Antonio Segni faceva parte della classe politica che ha portato fuori l’Italia dalla miseria per diventare uno dei paesi più avanzati» ha spiegato Salvatore Mura. «Antonio Segni resta una figura che divide – ha detto Emanuele Bernardi –, il libro però colma un vuoto, parla di un politico che deve essere reinserito come merita nella storia italiana. Un politico che ha vissuto la sua Riforma agraria come atto di giustizia, tanto da far espropriare i terreni della sua famiglia, credeva nell’Europa con una visione atlantica e voleva un ruolo importante dell’Italia nella rete internazionale». «Antonio Segni resta attuale ed evidenzia questo tempo caratterizzato dall’inaridimento
culturale – ha aggiunto Luigi Zanda nell’intervento conclusivo –. Inaridimento che sta portando alle forme di antipolitica che stiamo vivendo. È stato un uomo di fede e un grande dirigente della Dc, uno come lui ci porta a riflettere sulle debolezze dei riferimenti attuali».

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