Bianca Atzei in Sardegna: "Io ho imparato qui a cantare"

La regina del canto si è esibita a Siniscola in un tripudio di fan. E prima un po' di relax con la cugina a San Teodoro

La sua Isola è una sola, l'altra che l'ha vista protagonista per tre lunghi mesi è solo un'esperienza. E se l'Honduras che ha ospitato i famosi naufraghi rimane un ricordo, il passato, il presente ma spera anche il futuro, approdano sempre e solo in Sardegna. I legami con la terra, l'identità, la lingua e perché no anche il carattere sono cose serie. Tratti che lasciano un' impronta. Bianca Atzei arriva a Siniscola con un sorriso smagliante. Disponibile, bella e solare non fa bizze, nessuna pretesa da diva. Subito affabile con i ragazzi con la maglietta verde del Comitato San Giovanni che l'hanno voluta per riempire la piazza. Prima del concerto che attrae un gran pubblico c'è il rito della cena nella sede della leva. Tavoli celesti, cortesia e l'immancabile foto di gruppo rompono il ghiaccio prima del convivio.

«Ovviamente sono felicissima di essere qui - dice la cantante - mi attende una lunga tournée che si concluderà in autunno, ma le tappe in Sardegna mi toccano sempre il cuore. Sono venuta un giorno prima per stare con mia cugina a San Teodoro. Certi momenti sono preziosi ed è giusto assaporarli fino in fondo».Voce melodica ma dal timbro preciso, l'incontro con la musica avviene da bambina quando puntualmente finita la scuola lasciava Milano per raggiungere i nonni in Sardegna. Ricordi che emergono ancora nitidi: «Cantavo sempre in un lungo corridoio fin da piccolissima, in quegli spazi non so ancora perché ma la mia voce partoriva un suono in maniera naturale. Sarà anche che la Sardegna è una terra che ha ritmo e musica ma stare qua mi ha sempre ispirato».

Tra i tanti autori e artisti sardi, due da tempo hanno fatto breccia nel suo cuore: «Adoro Andrea Parodi e Maria Carta, voci superbe e grande sensibilità, per me rimangono un esempio. Ho avuto il piacere di cantare nella sua Siligo ed è stata una grande emozione». Nella sua Milano sta benissimo, ma il suo sogno che vorrebbe realizzare appena possibile è di venire in Sardegna più spesso di quanto succede ora. «L'ideale sarebbe stare sei mesi a Milano e i restanti ad Alghero - spiega -. È una città magica che con la sua luce riempie di gioia e poi c'è il mare con la sua energia che ti ricarica. E poi è il luogo di Antonio Marras, una persona che stimo profondamente».

La sua carriera di artista ha sperimentato situazioni diverse. Ovviamente tanta musica che rimane il core business, ma anche tv, collaborazioni varie e tanti tour in giro per l'Italia. «Viviamo in una nazione diversissima - aggiunge - con un pubblico che cambia e ha le sue caratteristiche nelle varie regioni. Quello sardo ha di sicuro un grande senso di rispetto per chi si esibisce, ti mette nelle condizioni ideali per dare il meglio ma non ti fa di sentire la pressione in maniera opprimente. Gente gentile che merita tutte le attenzioni che si possono regalare durante lo spettacolo». Gli amori («Meglio non parlarne, se ne parla troppo e a sproposito») vanno e vengono, alcuni lasciano il segno ma la famiglia è davvero un punto fermo.

Un valore inderogabile: «L'esperienza all'Isola dei famosi è stata più dura di quanto uno possa pensare da casa. È stato un periodo di privazioni, dove si ricerca l'affetto come rifugio. L'ho fatto anch'io con alcuni compagni di avventura in particolare con Alessia Mancini e Jonathan Kashanian, ma soprattutto quei tre mesi di lontananza sono serviti ad avvicinarmi a mio padre e a rafforzare il nostro legame». Non per niente al genitore ha dedicato uno dei

suoi quindici tatuaggi. Una scritta inequivocabile "Sa vida mea" che porta impressa nell'avambraccio. Poi nell'era della comunicazione digitale non disdegna i social network: «Sono utili per promuovere la nostra attività, ma di sicuro non esagero con il loro uso. Insomma nessuna dipendenza».

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