Francesca Michielin si racconta in attesa della tappa sarda

La vincitrice di X Factor 2011porterà il 22 luglio all’Opera Beach Arena di Quartu Sant’Elena il suo show che unisce elettronica, pop e rock

La ragazzina è cresciuta e ha voglia di raccontarsi. Nel 2011 Francesca Michielin, ancora sedicenne, trionfava a sorpresa (e anche tra qualche perplessità) nella quinta edizione di X Factor Italia grazie anche a un inedito scritto per lei da Elisa. Sette anni dopo, con tre album già alle spalle, è la protagonista di un lungo tour che in primavera l'ha portata in giro per i club di tutta Italia e adesso la guida alla conquista degli spazi all'aperto con un progetto di elettronica, suoni e colori studiato per questa occasione. Il "2640 Tour", che prende il nome dall'ultimo album, è stato inaugurato ufficialmente a Milano lo scorso 25 maggio e prevede altre tredici tappe, una delle quali sarà in Sardegna, il 22 luglio all'Opera Beach Arena di Quartu Sant'Elena. I suoi fan isolani potranno così ammirarla in quella che per lei è la prima esibizione in Sardegna «ed è anche la prima volta che vengo nella vostra isola, da questo punto di vista sono felicissima di riuscire finalmente a conoscere da vicino la Sardegna» ammette l'artista veneta. Il suo tour estivo è stato preceduto dal lancio nelle radio del singolo "Tropicale", uscito il 15 giugno, quarto estratto da "2640", album uscito per Sony Music che con i precedenti singoli "Vulcano", " Io non abito al mare" e "Bolivia" ha raggiunto la soglia dei 22 milioni di stream su Spotify. Il suo spettacolo sarà la trasposizione sul palco del disco: venti brani confezionati per unire il mondo del live electronico a quello pop-rock, riprodotti in una chiave di ascolto inedita con la Michielin e gli altri musicisti che avranno a disposizione nella loro postazione, oltre agli strumenti tradizionali, le rispettive varianti elettroniche per dare a ogni esecuzione nuove sfumature. Sarà uno spettacolo molto particolare: Francesca Michielin, accompagnata da tre musicisti (alla batteria e batteria elettronica Maicol Morgotti, Luca Marchi al basso, pianoforte e synth ed Eugenio Cattini alla chitarra e synth) interpreterà i brani del suo repertorio con alle spalle tre grandi triangoli, idealmente rappresentativi, nel concept dell'album, del mare, della montagna e del vulcano che è diventato appunto titolo del primo singolo. Un aspetto scenico importante che è stato pensato da da Giò Forma insieme alla stessa Michielin che a pochi giorni dal via della cavalcata estiva (si parte il 7 luglio a Vigevano) scalpita per salire sul palco.

Come è andata la prima parte del tour e che cosa si aspetta da questa imminente fase estiva?
«In primavera abbiamo calcato i palcoscenici dei club più importanti d'Italia, siamo stati molto bene, in queste date estive speriamo di proseguire sulla stessa linea. Saranno concerti nei quali ci saranno tante cose, è stato studiato per mettere insieme tanti elementi: luce, musica, analogico, digitale e soprattutto tanto cuore. Un po' di tutto, insomma, sono emozionatissima e grazie a questo tour potrò anche colmare la lacuna di non essere stata mai dalle vostre parti: di questo un po' mi vergogno».

Il suo ultimo disco "2046" è un lavoro molto particolare che ha avuto subito successo: come ci si sente al momento di portarlo sul palco? «Interpretare queste canzoni sul palco è meraviglioso, soprattutto perché si tratta di un lavoro studiato proprio per poter essere interpretato dal vivo. I testi e la musica sono sicuramente particolari, poi faremo un bel percorso che racconta la mia storia anche attraverso strumenti un po' datati come il moog e il Roland».

In sette anni ha fatto un bel percorso, non è più la ragazzina di X Factor ma un'artista matura: come si colloca "2046" nel suo percorso artistico?
«Intanto voglio dire che è stato un bel percorso, in sette anni ci sono stati tre dischi e tre fasi tutte molto significative. Il primo disco l'ho fatto a 16 anni insieme a una come Elisa, il secondo possiamo definirlo come quelli dei vent'anni, quest'ultimo per me è una fase cantautoriale, un mio racconto in musica molto personale».

Il suo pubblico come si è evoluto e quanto è cambiato in questi sette anni?
«Devo dire che più che cambiato si è ampliato, mi seguono tante persone vicine alla mia età e anche molti che come età vanno verso i trent'anni. Del resto è un percorso che parla anche della mia vita e tutto questo non si può non ritrovarlo nel pubblico, che nel corso degli anni si è ampliato, per fortuna, ed è diventato più eterogeneo. In questo andare in tour mi ha aiutato non poco».

Una curiosità: il primo brano del disco contiene dei contributi vocali portati dalle persone a lei più vicine: come mai questa scelta?
«Quel brano si intitola "Comunicare" e non è un caso, perché di fatto è un manifesto programmatico della mia esistenza. Ho chiesto delle note vocali alle persone che mi hanno fatto diventare la persona che sono, ognuna di loro ha dato il suo contributo

alla mia esistenza e quindi ho voluto che contribuisse a questo mio manifesto programmatico: io sono questa. E non è un caso che questo sia stato il primo brano del disco, ho voluto iniziare proprio così, raccontando la mia meraviglia di saper comunicare in questa società multietnica».

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