Una boccata d’ossigeno per l’intera comunità

La ragazza del bar di una piazzetta del centro storico rientra sconsolata col vassoio in mano carico di tazze e lo deposita sul bancone fendendo la piccola folla accalcata in attesa di essere servita:...

La ragazza del bar di una piazzetta del centro storico rientra sconsolata col vassoio in mano carico di tazze e lo deposita sul bancone fendendo la piccola folla accalcata in attesa di essere servita: «Americano non era il caffè, era il cocktail…». Sono passate da poco le undici e il sole picchia già duro, non bisogna svegliarsi ma dissetarsi, i Campari vengono stappati all’istante, stavolta il vassoio torna col carico giusto. Scene di un sabato mattina carico di gente assetata di cultura e non solo, che Gavoi accoglie come sa fare da quattordici anni a questa parte, cioè con grande naturalezza. Un paese così bello ha la fortuna di non doversi rifare il trucco ma solo di indossare l’abito giusto, spalancando le braccia alla cultura.

L’Isola delle Storie è un momento irrinunciabile per gli abitanti e anche per gli operatori turistici e i commercianti, che traggono una bella boccata d’ossigeno da questo festival unico, che ha saputo innestare il mondo della cultura in uno dei grandi centri agropastorali della Barbagia. Tutti pieni gli alberghi del Gusana, dove le prime telefonate di prenotazione sono arrivate tre mesi fa, tantissime richieste anche nei bed and breakfast, qualcuno ha affittato le stanze di casa e l’onda ha raggiunto anche i centri vicini, da Nuoro a Mamoiada a Ovodda. Si dice che questo festival costi tanto, si fa fatica a tenerlo in piedi ma la ricaduta per il territorio è importante, soprattutto in una stagione dove la concorrenza del mare è fortissima e i visitatori si diradano. L’Isola delle Storie coinvolge il paese a tutto tondo, un’organizzazione che funziona come un orologio e non può prescindere dall’operato dei volontari. Quasi duecento reclutati dalle scuole medie all’università della terza età, formati dal lavoro di questi anni e divisi in squadre, sistemati con le loro magliette rosse nei punti dove c’è più bisogno del loro apporto secondo opportuni criteri di selezione. Attorno a loro il paese si mette a disposizione dei visitatori che percorrono incessantemente le stradine del centro storico: ristoranti, bar, punti di ristoro, quanto di meglio si può trovare per mangiare qualcosa al volo o seduti sulle panche stile Oktoberfest, specialità tipiche e panini “volanti”. E il municipio per qualche giorno si trasforma, diventa la preziosissima sede logistica dove un gruppo di signore risolve i problemi. L’Isola delle Storie è anche questo, giornate che quasi volano tra un incontro e l’altro in
un clima difficile da replicare in altri luoghi della Sardegna, forse anche in Italia: «Questo di Gavoi e quello di Mantova sono i due festival che più mi piace frequentare – ha detto venerdì mattina Simonetta Agnello Hornby –, ma voi siete su un’isola e tutto è speciale». (r.s.)

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