a sassari 

Con Boscani e Joe Perrino l’anteprima di “Abbabula”

SASSARI. Dal 2013 dietro quei muri non c’è più nessuno. Chi là dentro scontava una pena, adesso non sente più le voci dei passanti, non indovina la vita nei palazzi di fronte. Da cinque anni il...

SASSARI. Dal 2013 dietro quei muri non c’è più nessuno. Chi là dentro scontava una pena, adesso non sente più le voci dei passanti, non indovina la vita nei palazzi di fronte. Da cinque anni il carcere di Sassari ha traslocato dal centro alla periferia. Da via Roma a Bancali. Venerdì sera, però, i fantasmi del vecchio carcere – e di ogni carcere – sono usciti dal limbo e si sono ripresi la voce. Grazie a uno strepitoso Joe Perrino con le sue “Canzoni di malavita” e a una intensa, poetica Giovanna Maria Boscani che, davanti al cancello da cui un tempo entravano i detenuti, hanno messo in piedi una festa in musica sgangherata e trascinante come un film di Kusturica.

Un concerto bellissimo e divertente, a tratti malinconico, che ha aperto (in sinergia con la compagnia Meridiano Zero) il festival Abbabula delle Ragazze Terribili. E ha scritto un nuovo capitolo di “Per Grazia non ricevuta”, il progetto dell’Associazione Marco Magnani, con la direzione artistica di Leonardo Boscani, che da qualche mese porta il rocker cagliaritano e l’artista sassarese in giro per le carceri. «Per raccogliere le speranze dei detenuti – ha spiegato Perrino - sotto forma di ex voto e portarle in giro per la Sardegna». A bordo dell’Ape car decorata da Giovanna Maria Boscani con icone e passamanerie elaborate che ricordano gli altarini messicani e i manufatti della religiosità popolare sarda. Canottiera bianca con tatuaggi in vista, piedi nudi e occhi bistrati, Joe Perrino ha cantato, urlato e sussurrato le sue “Canzoni di malavita”, senza mai perdere il contatto con il pubblico. Mentre l’Ape si accendeva di mille luci, sono arrivate “Lu carcere” e “Peppino”, “Malavita”, “Giovanottello” “Il clan dei ricciai” e “Verginella”. E anche un’anticipazione di un nuovo capitolo delle canzoni: “Sabato sera” , che racconta «di una casa famiglia, che vedevo dalla finestra quando abitavo a Castello a Cagliari, dove le suore accoglievano bambine che avevano avuto problemi da parte di genitori disperati, sbagliati. Tutti i sabato sera quelle bambine aspettavano di rivedere per poche ore i loro genitori».

La speranza scorre in tutte le “Canzoni di Malavita”. Una su tutte, “Ricominciare
da capo”, come ha fatto una persona che «negli anni Novanta faceva parte di una delle gang più potenti di Cagliari. Dopo il carcere e la comunità, un giorno si è reso conto di avere un figlio, e con grandissima difficoltà si è cercato un lavoro onesto: adesso suo figlio fa il medico».

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